Opzioni Binarie: opinioni, strategie di trading, demo e broker - Oggi è mercoledì, 07 dicembre 2016
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Conviene investire in Azioni ordinarie non comuni?

Se il vostro sogno è investire in azioni borsa nel trading online con le aziende più promettenti, non vi resta che seguire questa guida, grazie alla quale potrete imparare a sceglierei migliori titoli aziendali senza correre rischi. Analizzeremo il metodo migliore per imparare ad investire nelle aziende più promettenti, non tralasciando neanche i punti di forza e/o di debolezza di un’azienda.

Tratteremo i punti che ogni azienda deve rispettare se vuole essere acquistata; vi spiegheremo come procedere nell’effettuare previsioni di crescita basandoti sui dati passati, quando vendere le azioni, e quali sono gli errori che un trader non deve mai commettere nel trading online. Infine vi spiegheremo anche cos’è un investimento conservativo. Ma procediamo con ordine.

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Come investire in azioni e ottenere dei guadagni migliori di quelli che si raggiungevano nella prima parte del XX secolo?

Bene, ho qualche soldo in banca, cosa ci faccio? Decido di comprare qualche titolo in borsa.

Se hai preso questa decisione, lo avrai fatto per avere una rendita in più, per proteggere il tuo capitale dall’inflazione o probabilmente per un mix di diversi fattori.Questa è ovviamente un’ottima idea, ma appare ovvio che, anche solo prima di pensare di comprare qualsiasi tipo di azioni, sarebbe meglio osservare chi in passato è riuscito a guadagnare in questa impresa.

Andando nel passato appare chiaro che la storia mostra due importanti metodi per guadagnare nel mercato azionario.

Nel XIX secolo la maggior parte delle fortune erano guadagnate scommettendo sui cicli di mercato. In un periodo con un sistema bancario fortemente instabile, era comune assistere a forti espansioni economiche seguite da repentini crolli.

Ovviamente con questo sistema poteva guadagnarci soltanto chi disponeva delle giuste informazione sulla condizione delle banche.L’altro sistema, ancora più sorprendente, si sviluppò soprattutto dopo l’istituzione di una legislazione in materia finanziaria avvenuta dopo il 1913. Questa permise di stabilizzare i mercati, permettendo alle persone di generare enormi profitti, semplicemente acquistando le azioni e lasciandole aumentare di prezzo.

Se pensiamo che acquistando $10.000 di azioni una trentina di anni fa, queste oggi varrebbero $250.000, capiamo di cosa stiamo parlando. Ma è possibile ottenere oggi gli stessi profitti che si ottenevano nel passato? Ti dirò di più, non solo è possibile, ma probabilmente oggi si possono ottenere dei guadagni addirittura migliori di quelli che si raggiungevano nella prima parte del XX secolo. Vediamo perché.

Il primo motivo è sicuramente legato all’evoluzione che si è assistita nella gestione delle aziende. Nel passato le società erano spesso di proprietà di una famiglia, la quale più che pensare agli interessi degli azionisti si preoccupava dei propri.

Questo significa che come amministratore veniva spesso scelto il figlio o nipote del capo. Oggi invece ci troviamo in un mondo in forte competizione, dove le aziende per prosperare devono puntare anche sul minimo vantaggio. Per tale ragione vengono selezionati ogni volta soltanto i dirigenti più capaci e preparati a guidare una società.

Un altro fattore che ci porta a pensare questo, è lo sviluppo in ambito di ricerca e laboratorio che le aziende hanno registrato in questi ultimi anni. Questa crescita è sicuramente legata ad una migliore gestione aziendale che ha permesso agli azionisti di poter beneficiare economicamente di tali sforzi di sviluppo. Questo incide, perché in passato raramente le aziende riuscivano a mantenere la loro leadership a lungo, proprio perché mancava un piano aziendale volto a guardare al futuro.

Il terzo e probabilmente più importante fattore è il cambiamento nella gestione dei conti pubblici avvenuto dopo il 1932. Se in passato venivano giudicati negativamente quei presidenti americani che lasciavano crescere il deficit pubblico con lo scopo di ridurre la disoccupazione e la povertà, dalla presidenza Eisenhower in poi questo cambiò. Infatti, i dirigenti Repubblicani iniziarono a capire che, intervenire in aiuto a settori industriali in difficoltà, tramite l’abbassamento della pressione fiscale o la creazione di nuovi posti di lavoro, era l’azione giusta da intraprendere. Anche se questo avrebbe prodotto l’innalzamento del deficit di bilancio.Ciò non solo permise di diminuire la disoccupazione facendo ripartire quei segmenti produttivi in difficoltà, ma portò anche ad una stabilizzazione del ciclo economico e finanziario.

I periodi di depressione economica vennero in questo modo superati più facilmente e le aziende poterono diventare più solide grazie ad una situazione generale più stabile. Ovviamente questi benefici ricaderono in ultima istanza sugli azionisti, i quali potevano ora detenere azioni meno volatili, le quali si apprezzavano costantemente col passare degli anni.

Avere dei consiglieri dai quali assimilare i punti di forza e di debolezza delle aziende è un ottimo metodo per migliorare la qualità dei nostri investimenti?

Ok, abbiamo visto che i tempi sono buoni per chi desidera investire i propri soldi, ma come può un investitore individuare degli investimenti profittevoli? Ciò che la logica ci suggerisce potrebbe sicuramente essere di analizzare nei minimi dettagli le aziende. Controllare ogni minimo settore assicurandosi che tutto sia apposto e che l’azienda continuerà a crescere. Purtroppo ciò che sembra più fattibile nella logica non lo è nella pratica. È infatti molto difficile avere le competenze per svolgere un tale lavoro, e le poche persone che sarebbero in grado di farlo, occupano, molto probabilmente, incarichi top in importanti aziende.

Per fortuna esiste un altro modo per fare dei buoni investimenti. È quello che io chiamo metodo delle “dicerie”. Molti investitori non sono nelle condizioni di poter effettuare degli investimenti migliori di quelli che possiedono, ciò accade per mancanza di informazioni. E allora perché non andare in giro a raccogliere i dati che ci servono? Esatto, avere dei consiglieri dai quali assimilare i punti di forza e di debolezza delle aziende, è un ottimo metodo per migliorare la qualità della nostra allocazione di denaro. Ma come farlo in pratica? Recarsi dalle persone che sono direttamente interessate in un business, vi fornirà più dati di quanti pensiate.

La domanda migliore da porre è relativa non all’azienda in questione ma piuttosto alle aziende concorrenti. Fare questo giochetto con circa 5 aziende a settore vi permetterà di racimolare importanti informazioni. Altre informazioni possono essere reperite dai clienti o dai venditori di un’azienda o anche dai dirigenti delle associazioni di categoria. In quest’ultimo caso l’investitore dovrà essere bravo ad assicurare a tali dirigenti l’assoluta riservatezza che verrà mantenuta sulle dichiarazioni rilasciate.

Quali sono i 15 punti che un’azienda dovrebbe rispettare per poter pensare che in futuro possa crescere a ritmi elevati?

Quali caratteristiche deve avere una società per poter dare, nel corso degli anni, un ritorno sull’investimento superiore al 100%?

Ci sono 15 punti che un’azienda dovrebbe rispettare per poter pensare che in futuro possa crescere a ritmi elevati. Alcuni di questi sono relativi alle politiche aziendali, altri alla gestione. Alcuni di questi invece sono ottenibili, come ho spiegato sopra, tramite fonti esterne all’azienda.

L’azienda fornisce prodotti o servizi rivolti ad un mercato in espansione tale da poter incrementare il volume delle sue vendite almeno nel corso dei prossimi anni? Non è impossibile ottenere profitti straordinari da aziende con delle entrate stazionarie o in diminuzione. Una ristrutturazione di queste aziende con una migliore gestione delle spese, può a volte creare un circolo virtuoso che porta sufficienti migliorie che permettono di ottenere maggiori entrate.

Un’altra buona situazione in cui guadagnare è quella in cui accade una variazione delle condizioni, la quale porta ad un periodo di diversi anni in cui le aziende registrano una forte crescita per poi fermarsi. Questa situazione può essere riscontrata nel caso delle aziende produttrici di televisori, le quali, subito dopo l’invenzione della televisione, hanno avuto un aumento esponenziale delle vendite. Anche se adesso il business è saturo, il profitto generato bastava abbondantemente a soddisfarci.

Le compagnie non devono mostrare un’alta crescita ogni singolo anno. Ricordati del ciclo economico, le aziende vanno analizzate nel corso di molti anni, e non giudicate soltanto per uno. Le compagnie che mostrano una crescita esponenziale, decennio dopo decennio,devono essere divise in due gruppi.

Le società “fortunate e valide” e le società “fortunate perché sono valide.”Ovviamente per entrambe queste compagnie avere una dirigenza capace e preparata è d’obbligo, altrimenti non avrebbero mantenuto nel corso degli anni una posizione di predominanza nel mercato. Un esempio di azienda facente parte del gruppo “fortunate e valide” è Alcoa. I suoi fondatori furono abili nella loro lungimiranza, riuscendo a prevedere che nel futuro ci sarebbe stata una forte richiesta dei loro prodotti. Tuttavia nessuno avrebbe potuto prevedere una tale domanda di prodotti di alluminio nel corso dei successivi 70 anni. È stata perciò una combinazione di questi diversi fattori, lungimiranza dei fondatori e abilità dei dirigenti, mista alla fortuna di essere entrati nel momento giusto in un mercato in fortissima espansione, che ha permesso ad Alcoa di continuare a dominare nel suo settore dopo più di 100 anni.

Per rappresentare l’altro gruppo di titoli in crescita – “fortunate perché sono valide” – prendiamo Du Pont. Questa società in origine non si occupava di creare nylon, cellophane, neoprene o altri di quei prodotti a cui noi oggi la accostiamo, ma si occupava di produrre polvere di sabbiatura. La sabbiatura era un processo molto utilizzato durante la guerra e per questo era molto richiesta. Finita la guerra però la Du Pont si trovò senza ordinativi. Grazie alla sua brillante gestione, riuscì a reinventarsi producendo prodotti di successo uno dopo l’altro. Questo è ciò che le ha permesso di arrivare oggi ad avere un volume di affari superiore ai $2 miliardi. Un’abilità importante per un’azienda è quindi il sapersi reinventare in base al tempo e alle situazioni circostanti. La curva delle vendite è il punto focale sul quale un attento investitore dovrebbe focalizzarsi.

La dirigenza deve avere la determinazione di continuare a sviluppare nuovi prodotti anche quando l’azienda sta riscontrando un grande successo da quelli già in produzione? Compagnie che hanno una grande previsione di crescita nel corso dei successivi anni grazie ad una forte domanda per un prodotto esistente, ma che non hanno politiche né piani futuri per lo sviluppo e la creazione di nuovi articoli, potrebbero assicurare soltanto un guadagno limitato nel tempo.

Gli investitori che cercano investimenti che crescano ancora dopo decenni, devono affidarsi soltanto a quelle società che investono nella ricerca e nello sviluppo. Inoltre è importante che gli ingegneri ed i ricercatori di un’azienda non siano occupati in diversi progetti, ma piuttosto sarebbe più utile concentrarli nello sviluppo di un singolo prodotto alla volta, in modo tale da poter sviluppare competenze sempre più specializzate.

Quanti soldi dovrebbe investire un’azienda in ricerca e sviluppo considerando la sua grandezza? Molti investitori utilizzano come metro di paragone la media settoriale o le compagnie pubbliche. Quest’ultime, infatti, dovendo rendicontare le loro spese pubblicamente mostrano quanto investono in ricerca e sviluppo. Questi dati possono sicuramente fornire delle informazioni utili nel sapere se un’azienda sta investendo troppo, o troppo poco in ricerca e sviluppo. Ma sono dati troppo scarni, e possono risultare ingannevoli.

Una ragione è che quello che viene inserito nella categoria “ricerca e sviluppo” varia molto da società a società. Alcune aziende potrebbero inserirci un tipo specifico di spese di ingegneria che altre non vi inseriscono, ed altro ancora.

In nessun altra categoria di gestione si riscontrano tali divergenze tra le diverse aziende come in ricerca e sviluppo. Per questo, confrontare un’azienda con la media settoriale può essere un’operazione ingannevole. Infatti il divario tra società ben gestite e società male amministrate in questo campo può essere abissale, ciò tende a falsare la media.

Il processo che porta alla produzione di un nuovo prodotto è complicato e articolato. Richiede una serie di strette collaborazioni. Innanzitutto i primi a dover collaborare a stretto giro sono i componenti del team di sviluppo, i quali sono composti da fisici, matematici, ingegneri, tutti questi, per elaborare un prodotto di successo, devono lavorare in maniera molto ravvicinata. Oltre a questa collaborazione, è richiesta ovviamente una stretta comunicazione anche tra il team di sviluppo e gli altri reparti, a partire dal reparto vendite e marketing, che dovranno in seguito spiegare e vendere il nuovo prodotto ai clienti.

Infine c’è un altro tipo di collaborazione che è richiesta per poter generare nuovi prodotti di successo, ed è quella con i vertici dell’azienda. Infatti, essi devono essere innanzitutto convinti che il lavoro svolto porterà ad un articolo di successo, altrimenti potrebbero tagliare i finanziamenti al progetto. Questo è purtroppo ciò che accade spesso in molte aziende, dove i dirigenti, invece di avere una visione di lungo periodo, stoppano i progetti ancora incompleti per risparmiare qualche soldo in più, che gli permetterà di arrivare a maturare un premio. Ovviamente questi comportamenti sono controproducenti per l’azienda intera.-Una società deve avere una gestione delle vendite superiore alla media? In quest’era di forte competitività, le aziende, per vendere i loro prodotti/servizi, sono costrette ad affidarsi ad esperti venditori.

Probabilmente il reparto vendite è il più importante dell’intera azienda, ma a quanto pare molti investitori sembrano sottovalutarne l’importanza. Il motivo è forse che è più semplice utilizzare formule matematiche che forniscono una guida sull’attrattiva di una compagnia, basandosi sui costi di produzione, spesa in ricerca ed altro. Agli investitori piace la matematica! Ma un altro conto è sapere giudicare l’efficienza e la competenza del reparto vendite.

La soluzione a questo problema è riferirsi alle fonti esterne alla compagnia. Come ho già detto, parlare con le aziende concorrenti o con i clienti, fornisce preziose dritte all’investitore. Questo discorso vale ancora di più se si parla, come in questo caso, del reparto vendite. Bisogna comunque dire che non esiste un reparto più importante di un altro. Ogni azienda basa la propria ricchezza su tre reparti che sono le colonne portanti di una compagnia, e sono: la produzione, le vendite e la ricerca.

Un’azienda che ha mostrato negli anni precedenti una costante e sostanziale crescita, è probabile che continui a farlo anche nel futuro?

L’attenzione che una società deve riservare al reparto vendite è la stessa che va riservata alla ricerca e alla produzione, questi tre reparti sono indispensabili l’uno con l’altro e vanno curati esattamente nello stesso modo.

Un’azienda deve avere un buon margine di profitto? Ecco ora un argomento in cui è molto importante l’analisi matematica che tanto piace a molti investitori. Per gli investitori, le vendite hanno valore solo quando portano ad un incremento del profitto. Il primo passo per esaminare il margine di profitto, è determinare il numero di centesimi per ogni dollaro di vendita che non è entrato nel profitto operativo. Questo calcolo va fatto in un lungo arco di anni, non in uno solo.

Emergerà da questa analisi un’ampia variazione tra aziende anche appartenenti allo stesso settore. Inoltre è importane notare come, in periodi di espansione economica, siano le aziende più piccole a registrare l’incremento maggiore di utili, così come però diminuiranno più velocemente nelle fasi di contrazione. Per questa ragione io credo che per realizzare dei buoni investimenti sul lungo periodo non si debba puntare su aziende marginali, a meno che queste non prospettino importanti sviluppi al loro interno, come la realizzazione di un nuovo prodotto.

Cosa deve fare una compagnia per mantenere o aumentare il margine di profitto? Il successo di un investimento non dipende da ciò che l’azienda fa nel momento dell’acquisto delle azioni, ma piuttosto da cosa farà dopo che queste sono state comprate. Nell’era in cui viviamo sembra esserci una costante minaccia al margine di profitto.

Salari e stipendi continuano incessantemente ad aumentare, così come le aliquote fiscali e le tasse locali, questo rende più costose anche le materie prime. Ovviamente in una situazione del genere, il margine di profitto rischia inevitabilmente di diminuire.

Le aziende pare poter rispondere a questo problema in maniera differente. Alcune, per esempio, sembrano trovarsi nella posizione di poter semplicemente aumentare il prezzo dei loro prodotti, sia perché vi è una forte domanda e sia perché le concorrenti lo hanno già aumentato. Questa soluzione però è di breve durata, considerando le sempre nuove aziende che nascono e che vanno ulteriormente a rendere più competitivo il business settoriale. Un esempio fu quello dei produttori di rame nel 1957. Nonostante essi decisero di tenere il prezzo dei prodotti ad un livello accettabile, il rialzo del prezzo del rame tagliò contemporaneamente la domanda e attirò nuovi concorrenti. Il risultato fu una situazione estremamente sbilanciata, con molta offerta ma poca domanda. In un quadro del genere il margine di profitto non può far altro che scendere al minimo.

Una compagnia deve avere ottimi rapporti con il personale lavorativo? Molti investitori non si preoccupano adeguatamente dei rapporti che intercorrono tra il personale di un’azienda. Cattive relazioni interpersonali, in un’azienda, portano ad innumerevoli scioperi, i quali possono diventare a volte dei grandi problemi da risolvere. Se i lavoratori si sentono trattati in modo equo, si porranno le basi per un ambiente lavorativo favorevole all’incremento della produzione. Viceversa, società che hanno cattivi rapporti con i lavoratori, saranno costrette non solo a subire molti scioperi, ma a dover sopportare un turnover anormale dei dipendenti. Tale ricambio costituisce un costo per la società, nel momento in cui, i nuovi lavoratori vanno istruiti e addestrati a svolgere le loro mansioni. Ma come fa un investitore a giudicare la qualità dei rapporti che intercorrono tra i diversi dipendenti di un’azienda? La risposta non è semplice e comporta la considerazione di diversi fattori.

In un mondo fortemente sindacalizzato, quelle compagnie che non hanno dipendenti iscritti a sindacati, hanno probabilmente delle relazioni con i dipendenti migliori della media. Infatti la mancanza di unioni sindacali all’interno delle aziende è sintomo di un’ottima politica nei rapporti personali. Dall’altro lato una società con i dipendenti iscritti in unioni, non significa per forza cattiva gestione interpersonale. Un gran numero di scioperi potrebbero volerlo dire, così come un’azienda senza scioperi non rispecchia per forza una situazione idilliaca. Quindi i dati da monitorare per avere un quadro chiaro della qualità delle relazioni interpersonali all’interno di un’azienda sono: il ricambio di lavoratori paragonato alle altre aziende di settore, la quantità di persone in lista per lavorare nell’azienda paragonata con un’altra azienda della stessa località.

Una compagnia deve avere ottime relazioni tra dirigenti? Se essere in buoni rapporti con gli operai è importante, esserlo tra dirigenti è essenzialmente vitale. Considerando l’enorme stress al quale queste persone sono sottoposte, non è raro assistere a diverbi e cattivi rapporti tra i manager. Le decisioni che sono portati a prendere coinvolgono spesso milioni di dollari, ed è importante che queste vengano prese in un clima di fiducia. I dirigenti devono sentirsi apprezzati per il loro lavoro dal presidente, il quale deve ricompensare i suoi uomini in base alla meritocrazia e non in base a fazioni schierate.

Il lavoro di squadra è fondamentale, ed è compito dell’amministratore delegato nonché del presidente assicurarsi che i vari manager lavorino in unione. Una compagnia deve avere profondità nella sua gestione?

Investire in una piccola azienda può rivelarsi profittevole nell’arco di tempo in cui questa è ben gestita da un abile manager. Tuttavia un manager non è per sempre, e un investitore dovrebbe capire cosa potrebbe succedere quando l’uomo chiave potrebbe decidere di andarsene.

Al giorno d’oggi, puntare su queste piccole aziende, portate avanti da un grande amministratore, non è una buona idea, visto la tendenza delle grandi aziende di accaparrarsi tutti i migliori dirigenti dalle piccole società. In ogni caso presto o tardi le piccole aziende che riusciranno a crescere in maniera costante, arriveranno al punto in cui, la sola abilità del manager non basterà più per fare la differenza. Di solito questo punto viene raggiunto quando la compagnia tocca un fatturato tra i 15 ed i 40 milioni di dollari. Giunta ad una tale grandezza, un’azienda è chiamata a curare infiniti dettagli, non importa quanto geniali ed abili siano i manager, quando si arrivano a queste dimensioni, i dirigenti si imbatteranno in due tipi di problemi.

Troppi dettagli a cui pensare e persone non adatte a gestire la continua crescita che si dovrebbe prospettare davanti alla compagnia. Quanto devono essere efficienti l’analisi dei costi di una compagnia e il controllo dei conti? Nessuna compagnia ha vita lunga se non tiene monitorate con sufficiente accuratezzale proprie spese ed i propri costi in ogni fase. Solo in questo modo i manager sapranno se c’è un problema da risolvere, o potranno attuare sconti e promozioni su specifici prodotti. Se così non fosse, si può addirittura rischiare di produrre un prodotto andando in perdita.

La mancanza di un’adeguata gestione della contabilità è inoltre segnale di un’inefficienza generale dell’azienda stessa. Per capire come una società rendiconti le proprie spese, il metodo delle “dicerie” è il più funzionale. Una compagnia con una mala gestione raramente fornirà ad un investitore interessato una completa documentazione al riguardo. Chi lo farà è perché probabilmente non ha niente da nascondere ed il personale qualificato non avrà problemi a presentarci i dati richiesti.

Ci sono altri aspetti del business che possono fornire all’investitore importanti indizi su quanto l’azienda sia valida in relazione alla concorrenza? Questi altri aspetti da ricercare, però possono essere difficili non solo da reperire, ma allora si procede all’acquisto, altrimenti è meglio cancellare o posticipare l’investimento. Non credo molto in questo sistema perché si propone di prevedere il futuro, quando tutti sappiamo che è impossibile farlo. Inoltre il ciclo economico è talmente complicato che non credo esista qualcuno con le doti necessarie per prevederlo.

L’arte di prevedere i trend economici, deve essere secondo me paragonata all’alchimia. Oggi l’investitore utilizza talmente tanto queste previsioni che è arrivato al punto di credere di non poterne fare a meno. In realtà, ad egli basterebbe guardare l’andamento dell’economia dalla fine della II Guerra Mondiale, paragonandolo alle previsioni degli “esperti”, per rendersi conto che non esiste un anno in cui le previsioni sono state azzeccate.

3 buone ragioni per vendere delle azioni: rendersi conto di aver sbagliato; cambiamenti profondi nella società; individuazione di aziende più profittevoli;

Ma se i metodi convenzionali non forniscono un corretto sistema per capire quando è il momento di comprare, cosa lo fornisce? La risposta si trova nella crescita delle stesse azioni, un’azienda che ha mostrato negli anni precedenti una crescita costante e significativa, è probabile che continui a farlo anche nel futuro. Credo che esistano soltanto 3 buone ragioni per vendere delle azioni acquistate seguendo le regole descritte sopra.

La prima e più ovvia motivazione è quella di rendersi conto di aver commesso un errore nell’acquistare le azioni. Quando cioè, la situazione dell’azienda è diversa da come originariamente credevamo. In questa situazione deve prevalere l’auto- controllo ed è importante saper riconoscere i propri errori. Tutti commettono errori, e capita a volte di prendere decisione errate nel processo di selezione dei titoli. Fortunatamente, i profitti che incasseremo dalle giuste decisioni saranno molto superiori alle perdite, soprattutto se sapremo riconoscere gli errori rapidamente.

Purtroppo nella gestione degli investimenti errati entra in gioco un fattore negativo: l’ego. Nessuno ama ammettere di aver sbagliato. Se ci rendiamo conto di aver fatto un investimento sbagliato, ma che tuttavia sta registrando degli utili, ci sentiremmo dei pazzi a vendere le azioni. Se invece l’investimento ci sta facendo perdere soldi ci sentiremmo degli incapaci.

Questi sentimenti sono ovvi e normali nelle persone, ma un investitore deve sempre saper tenere a bada le proprie emozioni, perché molto spesso sono queste che ne decretano la fine.

Veniamo ora alla seconda motivazione per la quale sarebbe corretto vendere delle azioni che abbiamo acquistato seguendo le regole esposte prima. Si dovrebbero vendere le azioni di un’azienda che, con il passare del tempo, ha perso quelle caratteristiche che ci avevano spinto ad acquistarla. Questo è anche il motivo per il quale è bene tenere sempre sotto controllo i nostri investimenti.

Il deterioramento di una società avviene di solito per due motivi: per il peggioramento della gestione o per una prospettiva non più favorevole per il mercato dei prodotti della compagnia. C’è un modo per capire se un società si sta deteriorando, ed è quello di controllare il prossimo massimo del ciclo di business. Se il massimo dell’azienda è aumentato almeno della stessa quantità di quanto il livello presente è aumentato rispetto a quello precedente, allora le azioni possono essere tenute.

Il terzo motivo sorge raramente e quasi sempre per motivi di tempo. Quando un investitore ha il capitale per investire, ma non trova la situazione giusta in cui piazzare i suoi fondi, potrebbe decidere di investire in un’azienda che sta crescendo bene, pensando che questa continuerà a farlo anche in futuro. Tuttavia qualche tempo dopo si accorge che quell’azienda sta crescendo ad un ritmo inferiore ad altre, questo potrebbe renderla meno appetibile.

A quel punto, anche se cambiando azienda, l’investitore si troverà costretto a pagare più soldi in termini di tasse, probabilmente lo farà lo stesso, poiché la differenza tra un’azienda che cresce al 10% ed una che cresce al 20% sono notevoli in termini di profitto. C’è chi potrebbe obiettare sostenendo che si dovrebbero vendere anche le azioni durante una fase ribassista del mercato. Io non sono d’accordo con tale affermazione poiché sostengo che le azioni di un’azienda valida, vadano mantenute in ogni situazione di mercato. Infatti, quando il ciclo di mercato tornerà rialzista, la società permetterà di recuperare tutte le eventuali perdite sostenute durante il ribasso. Inoltre come facciamo a sapere quando è il momento esatto di vendere? E quando quello di riacquistare? Vi è poi un’altra ragione che spinge le persone a vendere le azioni, ed è quando queste sono sopravvalutate. Ma esattamente cosa significa sopravvalutata? Noi intendiamo con sopravvalutata un’azienda il cui ratio prezzo/utili attesi è troppo alto rispetto ad altre aziende simili. Ma come possiamo paragonare due società diverse? E soprattutto, come possiamo prevedere esattamente gli utili futuri di un’azienda?

Non è per forza detto che non distribuire i dividendi sia un’azione negativa

Non possiamo imporre dei limiti al prezzo di un’azione: “quasi giusto”, “leggermente alto”, “troppo alto”. È inconcepibile. Molto spesso gli investitori fanno molta confusione quando si parla di dividendi, arrivando persino a confondere le parole abitualmente usate in materia.“Quell’azienda non ha pagato i dividendi!”,“Il presidente di quella compagnia ha annunciato un rialzo dei dividendi.” Sono frasi che sentiamo dire spesso, ma possono voler dire tutto o niente. Non è per forza detto che non distribuire i dividendi sia un’azione negativa dei manager nei confronti degli azionisti. L’amministrazione può favorire gli azionisti anche senza dividendi, magari utilizzando quegli utili per rinnovare gli impianti o per crearne dei nuovi. Questo potrebbe favorire di più la prosperità dell’azienda rispetto a quanto ne avrebbero beneficiato gli azionisti dai dividendi.

Il discorso in tal merito è molto relativo alle situazioni, ed così spiegata l’enorme confusione che ne genera. Infatti ogni caso dovrebbe essere analizzato a parte, e vedere come gli utili trattenuti siano stai poi utilizzati dall’azienda. Fatto sta che ogni qualvolta gli utili vengono trattenuti, la compagnia ne beneficia, o almeno è quasi sempre così. Ma quindi, quando gli azionisti non traggono beneficio dal trattenere gli utili? Quando questi vengono tenuti anche senza un bisogno reale per l’azienda, quando cioè i manager ammucchiano più liquidità di quella necessaria. Un’altra situazione è quando questi soldi trattenuti, vengono semplicemente utilizzati nella maniera sbagliata. Per investimenti errati o per coprire danni causati dalla mala gestione.

5 cose che un investitore non dovrebbe mai fare

Non comprare IPO (aziende appena quotate). Il cruccio di molti investitori è quello di individuare nuove compagnie, le quali stanno sviluppando nuovi prodotti o entrando in nuovi mercati. Per questo le nuove società possono apparire spesso un investimento di valore. Comprare delle azioni di un’azienda non ancora quotata in borsa, potrebbe sembrare un’ottima idea, considerando che queste, appena quotate, hanno apparentemente un basso prezzo azionario. Quindi, perché non comprarle subito, visto che le aziende di successo hanno ora un valore diverse volte superiore il loro prezzo di lancio?

Credo che esista una differenza abissale tra le aziende che non hanno almeno 3 anni di attività commerciale e un anno di profitto operativo, e le aziende già affermate. In queste ultime l’investitore può osservare ogni fase di produzione dell’azienda: le vendite, la gestione dei costi, i manager e tutti gli altri aspetti. Nelle compagnie in fase di quotazione, non è possibile analizzare niente, né capire i punti forti e deboli delle stesse, quindi è molto più facile cadere in errore. Inoltre molto spesso accade che manager all’apparenza brillanti, si rivelino incapaci nella gestione più capillare che una società quotata in borsa richiede.

Non ignorare un buon titolo solo perché quotato in un mercato non regolamentato (over the counter). L’attrattiva delle azioni quotate in un mercato regolamentato contro quelle over the counter dipende molto dalla liquidità delle azioni. Una compagnia non è da scartare soltanto perché non si trova nei mercati ufficiali. Anzi, si nascondono molte buone aziende nei mercati OTC che aspettano solo di essere trovate. Non commettete l’errore di dividere le società tra quelle quotate nelle borse valori e quelle non regolamentate, le aziende vanno divise tra valide e non valide. Ciò che può fare la differenza è la liquidità presente nei diversi mercati. È normale che un titolo poco liquido, e quindi difficilmente piazzabile nel mercato, sia meglio evitarlo per non ritrovarsi con azioni che nessuno vuole comprare. È inoltre strettamente consigliato informarsi prima in merito alle condizioni di investimento relative ai mercati OTC, sui contratti che si vanno a stipulare e su ogni minimo dettaglio per non cadere vittima di qualche truffa.

Non presupporre che soltanto poiché un titolo ha un elevato rapporto prezzo/utili, significa che abbia già scontato la futura crescita nel prezzo. Per spiegare questo punto utilizzo un esempio. L’azienda X rispecchia in pieno tutti i nostri 15 punti, è cresciuta costantemente negli anni e il manager ha annunciato di prevedere di raddoppiare gli utili nel corso dei prossimi 5 anni. L’azienda X ha un rapporto prezzo/utili 30 ad 1, il che è quasi il doppio della media del Dow Jones.Molti investitori ipotizzerebbero che il prezzo è così alto perché il mercato ha già scontato la previsione di raddoppio degli utili, e considererebbero il titolo sopravvalutato. L’errore in questo ragionamento è quello di pensare che fra 5 anni l’azienda avrà un rapporto prezzo/utili pari a quello del Dow Jones. In realtà questa azienda, grazie all’insieme di diversi fattori, è da 30 anni che ha un ratio doppio rispetto al Dow Jones e molto probabilmente continuerà ad averlo anche nel corso dei prossimi 5, 10 o 30 anni. Continuando a crescere a questi livelli la compagnia X continuerà ad avere un ratio abbondantemente superiore alla media.

Non esagerare con la diversificazione del portafoglio

Uno dei principi più importanti nell’investimento è diversificare il portafoglio investimenti. Non “mettere tutte le tue uova in un paniere”. Ma nessuno ha mai parlato dell’errore opposto: “mettere le uova in troppi panieri.” Questo significa avere poche uova nei giusti panieri e dover faticare enormemente per controllarli tutti. Un investitore con $ 250.000 penserebbe sia corretto mettere i suoi soldi in circa 25-30 titoli diversi, il che è spaventoso. Lo è per un semplice motivo, troppi pochi soldi finirebbero nelle aziende giuste, in quelle in cui veramente l’investitore ha una profonda conoscenza. Quanta diversificazione si deve fare? E quanto è pericolosa? Dipende molto dal tipo di titoli su cui si sta investendo. Considerando che le aziende stesse diversificano molto i loro prodotti, il grado di diversificazione all’interno della stessa società influisce sulla decisione dell’investitore. Oppure conta anche la diversificazione all’interno del settore industriale, un investitore con 10 titoli, di cui 8 sono bancari, ha evidentemente sbagliato la diversificazione del suo portafoglio.

Quella che segue deve essere considerata come una guida approssimativa per una minima diversificazione del portafoglio:-Se si vuole rischiare poco, gli investimenti dovrebbe essere limitati soltanto alle grandi aziende, leader di mercato, che hanno mostrato una crescita costante nel tempo. Di questi titoli ne andrebbero acquistati al massimo 5. Questo significa che non si deve investire più del 20% del nostro capitale in un singolo titolo. Tra queste 5 compagnie non ci devono essere aziende che vendono la stessa categoria di prodotti.-Se si accetta un rischio nella media, si potrebbe comporre il portafoglio con alcune o con tutte le compagnie che sono una via di mezzo tra aziende giovani e istituzionali. Dovrebbero avere un buon team di manager, un volume di affari tra i $15 milioni ed i $100 ed essere ben radicate nel loro business. 2 di queste aziende ne valgono una del gruppo a, quindi se si decide di investire soltanto in questo tipo, essendo più rischiose, ad ogni azienda andrebbe riservato il 10% del capitale.

Infine ci sono le piccole e più rischiose compagnie, le quali assicurano un guadagno eccezionale quando hanno successo, ma una perdita totale quando non ingranano. In questo tipo di società non si dovrebbe investire più del 5% del capitale, e solo se si è pronti ad affrontare una perdita parziale o totale dell’investimento.

Non farti influenzare troppo dai dati passati. Ci sono molte statistiche finanziarie alle quali molti investitori riservano più attenzioni di quello che meriterebbero. Primo fra tutti il range di prezzo di un titolo. Molti investitori ritengono importante conoscere qual è stato il prezzo massimo e minimo di un titolo azionario in un dato periodo. È illogico questo ragionamento? È pericoloso? Sì ad entrambe le domande. Infatti pone enfasi su una questione non importante distogliendo l’attenzione dalle cose che veramente contano. Da cosa è dovuto il prezzo di un titolo? Dalla valutazione, in un determinato momento, che tutte le persone coinvolte nel titolo ritengono giusta. È quindi un equilibrio tra gli acquirenti e i venditori. Cambiamenti negli affari della compagnia portano a variazioni nel giudizio degli investitori, questi possono portare ad un rialzo o ad un ribasso delle azioni. Quindi, il prezzo delle azioni di qualche anno fa, non ha niente a che vedere con il prezzo delle azioni di oggi. Lo stesso ragionamento vale anche per tutti gli altri dati relativi alle aziende, tra cui gli utili per azioni.

Un investimento conservativo è quello che permette di ridurre al minimo il rischio

Guardando l’andamento del Dow Jones Industrial Average, potremo farci l’idea che tutte le aziende americane siano aumentate di prezzo costantemente. In realtà questo indice maschera le perdite che molti investitori hanno sofferto detenendo azioni nel lungo periodo. Da un’analisi più dettagliata si evince che dal 1968 al 1975, il 70% delle azioni non è riuscita a realizzare un nuovo massimo. C’è però un altro gruppo di investitori, quelli che hanno deciso di agire in maniera conservativa, i quali devono essere per noi l’esempio da seguire. L’idea alla base di questo principio è quella di acquistare soltanto titoli delle aziende più grandi e solide. Ci sono 2 definizioni per investimento conservativo:

  • Un investimento conservativo è quello che permette di ridurre al minimo il rischio;
  • Investire conservativamente è comprendere in cosa consiste un investimento conservativo, seguendo regole che permettono di determinare se il nostro modus operandi è, nei fatti, un investimento conservativo.

Le qualità richieste per essere un investitore conservativo devono essere comprese, è necessario quindi analizzare per capire se un determinato investimento è conservativo oppure no. Vediamo quali sono i requisiti per considerare un investimento come conservativo:

  • la dimensione;
  • le persone;
  • il business;
  • il prezzo.

Una compagnia della grandezza richiesta per essere considerata un investimento conservativo, è un’organizzazione molto complessa. Vediamo quindi la dimensione che deve avere, spiegata in quattro divisioni; Un vero investimento conservativo richiede un’azienda che abbia i costi di produzione più bassi, o almeno pari ai suoi concorrenti. Solo in questo modo si può avere un adeguato margine di guadagno per creare due condizioni vitali.

La prima è avere sufficiente margine di manovra al di sotto del breakeven point. Questo significa sopportate anche periodi difficili con vendite ad un prezzo inferiore di quello di produzione.

La seconda è generare profitti superiori alla media, i quali permettono di avere abbastanza entrate per autofinanziarsi, senza dover ricorrere a finanziamenti esterni. Un buon marketing richiede un costante monitoraggio dei desideri dei propri clienti, per far si che essi possano essere soddisfatti oggi, e non soddisfare ciò che essi volevano ieri.

Riconoscere i cambiamenti nei gusti dei clienti e reagire prontamente non è sufficiente. Nel competitivo mondo degli affari è di vitale importanza informare il cliente dei vantaggi nell’acquistare un prodotto o un servizio, e bisogna farlo con il suo linguaggio non con quello del venditore.

Poco tempo fa si credeva che l’abilità tecnica fosse vitale solo per quelle compagnie ad alto tasso scientifico, tipo il settore industriale, farmaceutico, aerospaziale. In realtà un ottimo reparto di ricerca e tecnica è importante anche per quelle aziende più “tradizionali” come banche, vendita al dettaglio, manifattura. Tale abilità permette a ogni tipo di azienda di poter sviluppare nuovi prodotti o nuovi servizi, oppure ridurre il costo di quelli già esistenti. Compagnie con un talento finanziario sopra la media possiedono un significativo vantaggio. Conoscere accuratamente il guadagno su ogni prodotto permette di massimizzare il profitto. Così come avere uno schema dettagliato di ogni elemento che compone i costi permette di minimizzare le perdite. Cosa più importante, un’azienda con un’ottima conoscenza del budget e delle spese, riesce ad individuare immediatamente gli elementi negativi all’interno del sistema e risolvere velocemente il problema.

Per poter raggiungere gli obiettivi e i risultati elencati nella prima dimensione, c’è bisogno di un qualcosa che lavori per produrre questi risultati: la forza lavoro delle persone. Il cuore della seconda dimensione per un investimento conservativo sono quindi i dipendenti stessi dell’azienda. L’amministratore delegato deve circondarsi di persone estremamente competenti e che non lottino tra loro in una faida interna per il potere, ma bensì collaborino con l’obiettivo comune di far crescere l’impresa.

È inoltre importante che, il ricambio generazionale ai vertici della compagnia, avvenga all’interno della stessa. Questo significa che è di vitale importanza preparare i dirigenti del futuro fin dai livelli più bassi, per poter far si che, un giorno questi saranno i nuovi manager. Ovviamente questo ha dei limiti, nel momento in cui l’azienda necessita di nuovo personale o di diverse capacità tecniche. In ogni caso, l’azienda che merita è quella che ricerca i manager al suo interno, in questo modo si assicura che la politica vincente del passato venga replicata anche in futuro. Se una grande compagnia ha bisogno di prendere il manager dall’esterno, questo significa che c’è qualcosa che non va nei dirigenti già all’interno dell’azienda.

Un altro campanello di allarme è dato dalla dimensione dei salari, i quali possono essere reperiti nei bilanci pubblici. Se lo stipendio del top manager è molto più grande del suo secondo e terzo, significa che probabilmente all’interno dell’azienda ci sono alcuni malumori.

La terza dimensione è la natura del business stesso dell’azienda, si concentra su quelle caratteristiche settoriali che rendono possibile un profitto superiore alla media nel lungo periodo. Una delle caratteristiche importanti è sicuramente l’economia di scala. Cioè più produco, più i costi per produrre un singolo prodotto diminuiscono, e più guadagno. Un’azienda che produce 1 milione di prodotti al mese, spenderà per ognuno di questi prodotti meno di una che ne produce 100.000 al mese. Le compagnie più grandi hanno quasi sempre dei vantaggi competitivi che le pongono in una situazione migliore rispetto alle aziende più piccole. Ma cosa permette ad un’azienda di diventare la prima nel settore? Di solito, arrivare prima con nuovi prodotti o servizi che incontrano una forte domanda e che rendono felici i clienti, permette di creare un rapporto di fiducia con il consumatore/cliente. Quindi l’azienda inizierà a crearsi una reputazione, la quale spingerà il cliente a tornare sempre dalla stessa azienda leader di settore. Di solito la prima compagnia a lanciare un prodotto continuerà a detenere anche in futuro il 60% del mercato, la seconda il 25%, le altre si divideranno il restante 15%. Quindi l’altro punto importante nella terza dimensione è la leadership del settore che deve avere l’azienda nel quale stiamo investendo.

Essere leader permette alla compagnia di essere sempre la prima scelta per i clienti, e come abbiamo detto prima, la pone in una posizione di supremazia nei confronti dei concorrenti.

La quarta dimensione riguarda il rapporto prezzo/utile per azione, il quale si ottiene dividendo il prezzo del titolo per l’utile per azione. Questo argomento è abbastanza delicato, dal momento che molti investitori professionali continuano a perdere soldi perché acquistano un titolo ad un prezzo al quale non si dovrebbe comprare. Così, quando questi restano scottati, danno le colpe al sistema piuttosto che alle loro strategie errate, e giungono alla conclusione che non esistono titoli sicuri. Altri investitori, invece, guadagnano fortune tenendo le loro azioni per un lungo periodo di tempo. Il loro successo è dovuto alla comprensione che hanno delle basi dell’investimento, oppure dalla fortuna. Tuttavia, il comune denominatore di questo successo è il rifiuto di vendere delle azioni di alta qualità, soltanto perché, dopo un forte rialzo, il loro ratio prezzo/utili risulta maggiore della media.

È importante sottolineare come, soltanto pochi investitori, riescano a guardare sotto la superficie e capire esattamente cosa spinge il prezzo a compiere tali repentini movimenti. La spiegazione è semplice: ogni singolo movimento di ogni titolo avviene a causa del cambiamento della valutazione che la comunità finanziaria ha su quel titolo.

La questione “valutazione” è fondamentale per comprendere i ratio prezzo/utile e non si deve dimenticare che la valutazione è un concetto soggettivo. Questa deriva da ciò che le persone credono stia per succedere, e non importa quanto questo giudizio sia lontano dalla realtà. Se dipende tutto dalla valutazione delle persone, allora perché non accantonare le altre tre dimensioni e concentrarsi solo sulla psicologia? La risposta non è semplice.

A causa della valutazione a volte errata che la comunità finanziaria ha nei confronti delle aziende, a volte molti titoli sono quotati ad un prezzo molto maggiore/minore del loro reale valore. La differenza tra l’errata valutazione e il valore intrinseco di un titolo può durare anche anni, ma alla fine la bolla esploderà.

Quando il prezzo è troppo alto – a causa di un’aspettativa irrealistica – accade che, presto o tardi, gli investitori inizieranno a stancarsi di aspettare e cominceranno a vendere le azioni, innescando così un effetto a catena che a volte, spinge il titolo addirittura sotto il suo reale valore. Succede però anche il contrario, cioè un titolo viene snobbato dai finanzieri e risulta sottovalutato. È proprio questo il titolo che fa per noi. Abbiamo ora il quadro completo per capire quale titolo dobbiamo acquistare.

Un investitore intelligente e conservativo punterà su quelle aziende che, oltre a rispettare le prime tre dimensioni, mostrano un prezzo/utile inferiore a quello che dovrebbero avere considerando i loro fondamentali. Tuttavia il titolo perfetto è difficile da individuare, e per me varrebbe la pena acquistare anche le azioni di aziende considerate quasi leggenda dalla comunità finanziaria, le quali rispettano le prime tre dimensioni, ma che hanno un ratio p/e superiore al valore dei fondamentali.

Per la mia opinione questi titoli andrebbero acquistati lo stesso, anche se il loro prezzo sembra troppo alto. Il motivo principale è che, avendo dei fondamentali solidi, l’azienda continuerà probabilmente a crescere anche in futuro, arrivando non solo a giustificare il prezzo corrente ma anche prezzi più alti. Inoltre, come ho già detto, trovare titoli che rispettano le prime tre dimensioni e che sono anche sottovalutati, è molto difficile. Sarebbe un errore anche aspettare una contrazione del prezzo di queste azioni, perché c’è la reale possibilità che questo non avverrà mai.

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