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Prezzo Petrolio: previsioni positive per il prossimo futuro

Da inizio anno ad oggi uno dei comparti finanziari in grado di conferire il maggior ottimismo e la maggiore fiducia agli investitori è stato, certamente, quello delle materie prime.

prezzo-petrolio

Pur in riduzione nelle ultime settimane, e nonostante le evidenti difficoltà delle economie di alcuni emergenti, la prestazione si è mantenuta ampiamente positiva. Ma cosa accadrà al petrolio nel prossimo futuro? Val veramente la pena scommettere sul petrolio o è meglio indirizzare il proprio portafoglio nei confronti di altri asset che, rispetto al petrolio, possono inglobare migliori speranze di apprezzamento di breve e di medio termine?

Stime OPEC (principale organizzazione dei produttori di petrolio)

Cominciamo da un’analisi delle stime dell’OPEC, la principale organizzazione dei produttori di petrolio. Nel suo ultimo report mensile, il Monthly Oil Market Report, l’OPEC ha stimato come la domanda mondiale di greggio possa crescere fino a 94,3 milioni di barili al giorno nel corso del 2016 e, dunque, in rialzo di 1,2 milioni di barili al giorno su base annua (mentre è invariato rispetto alla stima di giugno). Per il 2017 le previsioni sulla domanda sono ancora più incoraggianti, visto e considerato che si prevede un identico rialzo (+ 1,2 milioni di barili al giorno) per un livello complessivo di 95,3 milioni di barili giornalieri.

Opec

Per quanto attiene l’offerta non OPEC, il livello è previsto contrarsi a 56 milioni di barili al giorno nel corso del 2016, con una flessione di 900 mila barili giornalieri rispetto allo scorso anno, e a 55,9 milioni di barili al giorno nel successivo 2017, con una contrazione di circa 100mila barili giornalieri. L’offerta necessaria per poter bilanciare i mercati (la c.d. call on OPEC crude) è dunque stimata ora a 31,9 milioni di barili giornalieri per il 2016, in rialzo di 1,9 milioni di barili al giorno rispetto allo scorso anno, e a 33 milioni di barili giornalieri nel corso del 2017, in rialzo di 1,1 milioni di barili al giorno.

Prezzo petrolio: previsioni  positive anche dall’EIA

Oltre all’OPEC, anche l’EIA (Energy Information Administration) ha avuto modo di formulare alcune previsioni soddisfacenti sul corso del petrolio. Nel suo ultimo short term Energy Outlook, in particolare, l’agenzia ha rivisto al rialzo le stime di prezzo medio del Brent per il 2016 a quota 44 dollari al barile, mantenendo poi invariata la sua previsione per il 2017 a 52 dollari al barile. Per quanto invece riguarda il prezzo del Wti, lo stesso è previsto allinearsi ai livelli del Brent. Passando alla domanda, la richiesta globale è prevista crescere dall’EIA a 95,3 milioni di barili al giorno nel 2016, in rialzo di 1,4 milioni di barili al giorno su base annua, e a 96,8 milioni di barili giornalieri nel 2017, in rialzo di 1,5 milioni di barili al giorno su base annua. L’offerta non OPEC è contestualmente prevista diminuire a 56,8 milioni di barili al giorno nel 2016, con un passo indietro di 600 mila barili rispetto allo scorso anno, e a 56,6 milioni di barili al giorno nel 2017, in calo di 200 mila barili. L’offerta di greggio OPEC è stimata in 32,65 milioni barili al giorno nel 2016, in rialzo di 800 mila barili giornalieri su base annua, e a 33 milioni di barili giornalieri nel 2017, rispetto alla call on OPEC crude stimata a 31,7 milioni di barili al giorno nel 2016 (+ 1,8 milioni di barili giornalieri su base annua) e a 33 milioni di barili giornalieri nel 2017 (+ 1,4 milioni di barili al giorno).

Stime IEA per il 2017

Concentrandoci ora sulle stime IEA (International Energy Agency), emerge come nel suo ultimo report mensile l’agenzia abbia ridotto lievemente le stime sui fondamentali di domanda e di offerta di petrolio.  L’equilibrio di mercato sta per essere raggiunto più rapidamente di quanto atteso, in virtù delle interruzioni dell’offerta che sono state registrate, casualmente, nel secondo trimestre 2016 a causa di alcuni guasti tecnici agli impianti. Nonostante ciò, l’agenzia stima che grandi quantitativi di scorte di petrolio e di prodotti derivati continueranno a gravare sui mercati, rappresentando una delle principali minacce alla raggiunta stabilità dei prezzi. Nel primo trimestre 2016, sottolinea ancora l’agenzia, la crescita degli acquisti delle raffinerie è stata del 60 per cento superiore alla crescita della domanda di prodotti. Nel suo dossier, l’IEA sottolinea infine che salvo l’ipotesi in cui la domanda non risulti più forte delle attese, le scorte potrebbero aumentare ancora e, di conseguenza, le quotazioni potrebbero scendere ulteriormente.

Cosa dice l’API

Concludiamo questo ampio giro di numeri con uno sguardo alle stime dell’API, l’American Petroleum Institute, secondo cui le scorte globali sarebbero calate nell’ultimo periodo di 2,3 milioni di barili, contro i – 2 milioni di barili del consento e dopo l’inaspettato aumento di 2,2 milioni di barili della settimana ancora precedente. Le scorte americane hanno dunque manifestato una contrazione superiore alle attese, e il nono calo consecutivo.

Quotazione Petrolio: Cosa accadrà nei prossimi mesi

A questo punto, è utile cercare di comprendere che cosa potrebbe accadere al petrolio nei prossimi mesi. Al di là della brusca volatilità dell’ultimo mese, determinata dal referendum del 23 giugno sulla Brexit prima, dal fallito golpe in Turchia poi, dagli attentati in Francia e in Germania successivamente, gli operatori dovrebbero presto tornare a concentrarsi esclusivamente sui fondamentali. Il quadro del petrolio rimane in tal proposito marginalmente positivo, considerato che – come sopra abbiamo documentato con le statistiche – le scorte continuano a contrarsi lievemente, così come l’offerta (compresa la shale). Insomma, i fattori di analisi sul petrolio stanno finalmente migliorando, e la limatura dell’offerta e l’incremento della domanda globale dovrebbero permettere un equilibrio più rapido e duraturo. Naturalmente, il discorso potrebbe variare se passiamo sul lungo termine, ambito temporale che è tutt’oggi di difficile valutazione, anche a causa dell’aleatorietà di molti progetti estrattivi.

A ben vedere, le opinioni positive sul petrolio sembrano altresì essere indirettamente confermate dai nuovi investimenti che alcuni colossi del settore stanno effettuando, dopo qualche stand by precedente. È il caso di Chevron, Exxon Mobil e i rispettivi partner, che hanno annunciato un impiego da 37 milioni di dollari per ampliare il progetto petrolifero Tengiz in Kazakhstan, a partire dal 2017…

Conviene Investire nel petrolio o no?

A margine di tali valutazioni, una domanda rimane ancora sospesa: conviene investire sul petrolio, o è meglio attendere tempi più propizi? In linea di massima, non vi è una grande certezza in merito, visto e considerato che investire in un clima di grande incertezza quale quello attuale potrebbe comportare un rischio abbastanza visibile. Tuttavia, riteniamo utile ripetere come il clima di aleatorietà potrebbe gradualmente dipanarsi nelle prossime settimane, non appena passeranno i clamori suscitati dalla Brexit prima, e dagli attentati terroristici e dalle tensioni socio politiche di alcuni emergente, poi. A quel punto, gli investitori torneranno a guardare con maggiore raziocinio ai fondamentali e, dunque, il petrolio potrebbe realmente avvantaggiarsi, con conseguente rialzo delle quotazioni. Naturalmente, è bene non attendersi esplosioni del prezzo del barile, che potrebbe rimanere in una lunga fase crescente, ma con un trend estremamente cauto.

In tal senso, le ipotesi per poter investire sul petrolio non mancano di certo: sia che si tratti di un acquisto attraverso il mercato azionario (partecipando al capitale delle compagini impegnate nel comparto) sia che si tratti di un acquisto diretto sulle quotazioni del barile, gli strumenti finanziari facilmente sottoscrivibili dai trader sono ampi e personalizzabili. Meglio sempre agire in un’ottica di buona flessibilità, ricordandosi dell’importanza di una necessaria frammentazione degli asset del proprio portafoglio, e una opportuna diversificazione degli stessi.

Mai scordare i piani B

Altrettanto naturalmente, sarebbe opportuno non sottovalutare la necessità di formulare adeguati piani B. Ovvero, cosa potrebbe accadere nell’ipotesi di precipitazione della situazione internazionale? Anche in questo caso, non è possibile fornire una risposta omogenea. Prendendo come riferimento le crisi in Turchia, è ovvio come le incertezze su tale regione si tradurrebbero in incrementi di prezzi, visto e considerato che l’area è un incrocio strategico tra l’Asia e l’Europa, ed è un condotto fondamentale per il greggio che dalla Russia e l’Iraq arriva al Mediterraneo. Insomma, questa e altre condizioni di scenario piuttosto “delicate” dovrebbero essere attentamente monitorate e revisionate anche se, al momento, non vi sono segnali concreti.

Non dimenticate inoltre che, al di là dell’esplosione di singoli casi specifici, l’aumento delle crisi economiche e degli scenari globali di incertezza e di prudenza potrebbero spingere le scorte correnti ad aumentare. È quel che ritiene possibile Barclays, la quale ha pertanto formulato alcune attese di ribasso nel prezzo del petrolio, a margine della stagione estiva. Altri analisti ritengono invece che il prezzo del petrolio aumenterà, ma non lo farà a lungo: è il caso di Bank of America Merrill Lynch, secondo cui il prezzo del greggio arriverà a superare i 50 dollari al barile entro la fine dell’anno, per poi ridiscendere sotto tale soglia. Cosa poi accadrà nel 2017, è ancora troppo presto per stabilirlo…

Torneremo sull’argomento nel corso delle prossime settimane. Continuate a seguirci per non perdere nemmeno un aggiornamento sul petrolio, e su cosa occorra tenere bene a mente prima di formulare una strategia di impiego su una delle materie prime più gettonate dai trader.

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