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ETF trading: cosa sono gli ETF e come funzionano

In questa guida analizzeremo il trading con gli ETF, spiegando che cosa è un ETF e come è possibile guadagnare con gli ETF. Partiamo quindi proprio dalla definizione di ETF, per addentrarci poi nei dettagli del trading di ETF.

Trading ETF: cosa sono gli ETF

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Per spiegare che cosa è un ETF, bisogna iniziare proprio dal suo stesso acronimo: ETF sta per “Exchange-Traded Fund”. Gli ETF vengono scambiati come le classiche azioni: ciò significa che si può comprare e vendere ETF. In altre parole, si possono aprire sia posizioni long (rialziste) che posizioni short (ribassiste). La differenza sostanziale tra azioni ed ETF è però la seguente: le azioni rappresentano l’andamento di una singola società, mentre l’ETF rappresenta l’andamento di un intero segmento industriale, se non addirittura un mercato oppure borsa nazionale.

Gli ETF non fanno altro che replicare l’andamento di un indice (ovvero di un benchmark di riferimento). Per indice per esempio, intendiamo i famosi indici azionari, che servono proprio per valutare l’andamento del mercato azionario. Se quindi volete andare ad investire su un indice azionario, e quindi su un intero settore di mercato, dovete per forza di cose investire sugli ETF.

Uno degli indici azionari italiani più importanti è sicuramente l’FTSE MIB: questo indice azionario rappresenta le performance dei 40 titoli azionari italiani con maggiore liquidità. Perciò il valore del FTSE MIB dipende dalle performance dei 40 titoli azionari di cui è composto. In altre parole, un indice azionario è un paniere di titoli. A livello mondiale invece, tra i più famosi indici azionari troviamo lo Standard&Poor 500, il NASDAQ-100, il DAX).

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Ogni indice azionario rappresenta l’andamento di più titoli azionari, di solito raggruppati o per il segmento di mercato a cui appartengono (hi-tech, industriale, servizi, energia, etc…), o per la liquidità dei titoli stessi e per la capitalizzazioni delle rispettive società. Per esempio, lo Standard&Poor 500 rappresenta l’andamento delle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione. Invece, il NASDAQ-100 rappresenta le 100 imprese non finanziarie più importanti che sono quotate sul mercato borsistico americano (in tale indice vengono inclusi la maggior parte delle società che operano nel campo informatico e tecnologico).

Se volete andare ad investire su questi indici azionari, dovete quindi ricorrere al trading con ETF. Gli ETF infatti replicano l’andamento dell’indice di riferimento. Perciò, l’ETF riguardante l’FTSE MIB italiano, replica l’andamento di tale indice, con uno scarto percentuale massimo pari al 1-2%. Ma tramite gli ETF è possibile non solo investire su indici azionari. Per essere precisi, tramite gli ETF è possibile investire su:

  • Indici azionari
  • Materie prime
  • Interi mercati o settori merceologici

Anche in questi casi, gli ETF replicano sempre l’andamento del valore dell’indice di riferimento (o mercato di riferimento, o materie prima). Ovviamente, gli ETF vengono scambiati su base quotidiana, con i trader che comprano e vendono ETF durante le ore di apertura del mercato azionario.

Trading ETF: Come funzionano gli ETF

Come avete appena letto, gli ETF possono essere utilizzati per investire su diversi settori dell’economia, così come su differenti indici azionari delle borse di tutto il mondo, o anche sulle materie prime. Ma come funzionano gli ETF?

Gli ETF vengono scambiati sul normale mercato azionario, quindi possono essere comprati e venduti dai trader durante le ore di apertura della Borsa. Gli ETF seguono il benchmark di riferimento per la loro quotazione in borsa (che può essere il valore attuale di un indice azionario, oppure quello di una materia prima). A questo punto però sorge spontanea la domanda: ma come fanno gli ETF a seguire esattamente (al massimo con uno scarto di 1-2%) il valore di, per esempio, un indice azionario, se poi gli ETF vengono comprati e venduti?

Infatti, quando si compra un ETF o si vende un ETF, avviene comunque una variazione nella quotazione dell’ETF stesso. Eppure l’ETF deve sempre seguire il benchmark di riferimento. La risposta è data dal meccanismo di bilanciamento della quotazione degli ETF noto come “creation/redemption in kind”. Gli ETF, come dice lo stesso acronimo, sono dei fondi di investimento: ma a differenza dei classici fondi di investimento, gli ETF si occupano solamente di replicare l’andamento del benchmark di riferimento.

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Un fondo di investimento di solito investe il proprio patrimonio comprando differenti titoli azionari, investendo nel Forex, o su altri strumenti finanziari. Invece, il fondo di investimento di un ETF si deve occupare solamente di seguire il benchmark di riferimento: quindi, se una società gestisce l’ETF riguardante l’indice azionario FTSE MIB, tale società deve aggiungere nel proprio portfolio titoli solamente quei 40 titoli azionari che fanno parte dell’indice originale, ovvero del FTSE MIB. Se uno di questi titoli viene eliminati dall’indice FTSE MIB per essere rimpiazzato da un altro, anche l’ETF relativo al FTSE MIB si comporta allo stesso modo: vengono venduti gli stessi titoli azionari usciti dal FTSE MIB per essere rimpiazzati dagli stessi nuovi titoli azionari introdotti nel FTSE MIB.

Per tal motivo, sono le stesse società che gestiscono gli ETF (Exchange-traded Funds) che si occupano di assicurarsi che la quotazione degli ETF segui fedelmente quella del benchmark di riferimento. In tal modo, i trader possono tranquillamente acquistare e vendere gli ETF.

Trading ETF: Vantaggi degli ETF

Fare trading con gli ETF ha sicuramente notevoli vantaggi rispetto ad altre forme di trading. Innanzitutto, bisogna specificare che gli ETF sono differenti dai fondi di investimento. Gli ETF sono strumenti a gestione passiva al contrario dei comuni fondi di investimento, ovvero:

  • Gli ETF si occupano solamente di replicare l’andamento di un benchmark: ciò significa che la società che gestisce un ETF non deve occuparsi di selezionare i titoli da includere nel fondo. Basta semplicemente aggiungere tutti i titoli (in caso di indici azionari) contenuti nell’indice di riferimento dell’ETF. Al contrario, i fondi di investimento scelgono attivamente quali titoli comprare e quali vendere.
  • Commissioni bassissime: I costi e commissioni relativi ad un ETF sono davvero bassi. Dopotutto, gli ETF replicano l’andamento di un benchmark di riferimento, si tratta quindi di una gestione passiva e non attiva. Sono anche assenti le commissioni di ingresso, uscita e performance. Le commissioni annue invece variano da un minimo di 0,09% fino ad un massimo di 1,5% e sono pagate in proporzione al periodo di detenzione dell’ETF.
  • Rischio minore: Gli ETF, al contrario delle  SICAV, hanno un patrimonio autonomo e completamente separato da quello dell’emittente. Ciò significa che se fallisce una società emittente di un ETF, gli investitori non corrono nessun rischio patrimoniale.
  • Pagamento dei dividendi: Gli ETF, proprio come i fondi comuni, possono pagare dividendi ai trader che hanno acquistato e detenuto delle quote. Gli ETF infatti si dividono in ETF a distribuzione (quindi con pagamento periodico di dividendi) e in ETF ad accumulazione (che invece reinvestono i dividendi).
  • Alta liquidità: Gli ETF sono strumenti con un’alta liquidità, infatti per importi fino ad un milione di euro la negoziazione avviene agevolmente sul mercato azionario. Per importi superiori invece, è necessario operare OTC (over-the-counter), ovvero direttamente presso un Market Maker.
  • Diversificazione del portafoglio: Investire direttamente su un ETF permette al trader di diversificare facilmente il proprio portafoglio titoli. Infatti, anziché comprare differenti titoli azionari, il trader può investire su un ETF che replica un indice azionario, il quale già di suo include le performance di svariati titoli azionari.
  • Investimento minimo: Gli ETF, proprio come i titoli azionari, possono essere comprati e venduti a partire dalla quantità di uno. Ovvero, potete anche comprare e vendere anche 1 sola quota di un fondo ETF, non per forza lotti di dimensioni maggiori.

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ETF o ETC:  I diversi tipi di ETF

Ora che sappiamo cosa sono gli ETF e come funzionano gli ETF, è bene fare un po’ di chiarezza sui differenti tipi di ETF che ci sono in circolazione.

  • ETF: Exchange-Traded Fund: si tratta di fondi che seguono principalmente un indice azionario, quindi hanno il loro portfolio composto solamente da titoli azionari.
  • ETC: Exchange Traded Commodity: fanno riferimento alle materie prime;
  • ETN: Exchange Traded Note: si tratta di obbligazioni a lungo termine;
  • ETP: Exchange Traded Products: è una categoria specifica al cui interno sono compresi anche altri prodotti come:
    • ETF;
    • ETC;
    • ETN, ecc.
  • ETFS: Exchange Traded Funds Strutturati: sono degli ETF ma con una gestione diversa. In questo caso i rendimenti vengono ricercati studiando l’indice benchmark, la leva, il money management, ecc.

Come fare trading con gli ETF petrolio

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Più che di ETF (Exchange Traded Funds) quando ci si riferisce alle materie prime si parla di trading con gli ETC (Exchange Traded Commodities).

In questo caso, gli ETF Petrolio che permettono di investire nel settore petrolifero, sono un particolare forma di investimento che presentano delle caratteristiche simili alle azioni ma che hanno come obbiettivo la replica di prodotti finanziari legati al settore petrolifero. Quindi è possibile investire in ETF Petrolio o acquistando direttamente ETF oppure attraverso la negoziazione online di CFD su ETF Petrolio.

In breve, il trading con i CFD replica in maniera esatta e completo l’andamento dell’ETF aggiungendo solo e soltanto un premio di rettifica al prezzo medio di mercato in modo da raggiungere lo spread di mercato.

Vantaggi del trading ETF Petrolio:

  • possibilità di aprire posizioni long/short;
  • piena autonomia operativa;
  • eliminazione dei costi di commissione;
  • spread basso;
  • facilità d’uso;
  • possibilità di impostare ordini di tipo Stop Loss e Stop Limit.

Per sapere se il broker rispecchia questi vantaggi del trading ETF, consigliamo di richiedere assistenza attraverso il servizio assistenza clienti.

Tassazione ETF

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Anche questo particolare tipo di investimento ha subito a seguito del decreto legislativo varato con l’inizio del Governo Renzi (n.44 del 4 marzo 2014), una modificazione della tassazione. Parlando della tassazione ETF, dobbiamo distinguere 2 momenti distinti:

  • tassazione in passato;
  • tassazione attuale.

La tassazione passata, ovvero quella avvenuta prima della riforma Renzi, ed entrata in vigore nell’aprile 2014 dando seguito al recepimento a livello italiano della direttiva europea (2011/61/UE, Alternative Investment Fund Managers), il regime fiscale era quello messo in pratica per il risparmio gestito, e che riguardava gli strumenti appartenenti alla famiglia degli OICR.

In questo caso, avveniva una doppia tassazione degli ETF, consistente in:

  • una tassazione sui redditi da capitale, ovvero una tassazione applicata sulla differenza tra il Net Asset Value delle quote nel giorno di vendita ed il NAV delle quote nel giorno di acquisto;
  • una tassazione sui redditi diversi, ovvero tutti i redditi derivanti da capital gain ovvero dati dalla differenza tra il prezzo d’acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF.

Questa suddivisione non era di facile applicazione e di conseguenza rendeva difficoltoso sia il calcolo effettivo della tassazione totale, sia il controllo dell’ammontare finale dell’onere fiscale da sostenere.

L’attuale tassazione degli ETF, invece, avvenuta a seguito dell’integrazione della direttiva AIFM, vede colpiti tutti i profitti derivanti dagli ETF che gli considera indistintamente come redditi da capitale. Di conseguenza il calcolo delle minusvalenze e dei proventi, è dato dalla differenza tra i prezzi d’acquisto e il prezzo di vendita dell’ETF.

Come per il trading con i CFD anche il trading con gli ETF è sottoposto a tassazione del 26% rispetto alla tassazione del 20% precedentemente applicata. Non rientrano in questa tassazione invece solo i proventi derivanti da Titoli di Stato (tassazione di Bot e Btp ad aliquota agevolata del 12,5%). Con la nuova tassazione degli ETF, non è neanche possibile compensare minusvalenze.

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