Opzioni Binarie: opinioni, strategie di trading, demo e broker - Oggi è mercoledì, 07 dicembre 2016
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Trading online: come guadagnare nei mercati Toro e Orso (bull and bear)?

In quest’approfondimenti impareremo a capire e prevedere i movimenti dei mercati finanziari per scoprire come guadagnare nei Mercati Toro e Orso. Analizzeremo le più efficaci strategie di analisi tecnica e impareremo a comprendere e sfruttare le diverse fasi di mercato, ad individuare i migliori punti di entrata e di uscita utilizzando e sfruttando correttamente lo stop-loss e i segreti dello short. Vediamo meglio di capirne di più.

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Comprare ai minimi e vendere ai massimi

Compra ai minimi e vendi ai massimi è soltanto un cli che, non una regola da seguire. Gli investitori professionali approcciano il mercato comprando quando il prezzo è sui massimi e vendendo quando è ancora più in alto. Non ci vuole un genio per capire che un mercato è in rialzo se supera il suo limite massimo,o in gergo resistenza, e se le negoziazioni passano da una media di 8/10 a settimana ad una di 20000/30000.

Mercato Bull and Bear: termini tecnici

  • SUPPORTO: Questa è l’area o la linea in cui il grafico dopo essere sceso si stabilizza e riprende a salire, come un pavimento. Stai attento perché non sempre quest’area funge da supporto ,infatti la sua perforazione è un indicatore negativo.
  • RESISTENZA: È il contrario del supporto, è l’area dove il grafico rimbalza dopo un rialzo tornando indietro. Più volte la resistenza fa rimbalzare il prezzo, più importante sarà e più affidamento potremo farci.
  • TRADING RANGE: La zona neutrale dove la battaglia tra compratori e venditori si azzera, poiché nessuno riesce ad avere la meglio. Il risultato è un andamento laterale del grafico.
  • MEDIA MOBILE (MA): Uno strumento tecnico molto importante che identifica la media degli ultimi x giorni. Una media mobile a 30 giorni ci mostrerà la media degli ultimi 30 giorni.
  • BREAKOUT: Quando il prezzo perfora al rialzo la resistenza, è un indicatore di forte rialzo.
  • BREAKDOWN: Quando il prezzo perfora al ribasso il supporto, è un indicatore di forte debolezza.
  • PULLBACK: Dopo l’uscita da un trading range di solito il grafico torna indietro per poi riprendere la sua direzione. E’ un segnale che conferma il breakout/breakdown.
  • TRENDLINE: È una linea che in un trend al rialzo unisce i minimi ed in un trend al ribasso unisce i massimi delineandone l’andamento. In un trend al rialzo funge da supporto e in un trend al ribasso da resistenza. La sua perforazione può indicare l’inversione di tendenza.

1) L’area di base

Dopo che il titolo XY è sceso per diverso tempo,questo probabilmente perderà la sua tendenza ed inizierà una fase di lateralizzazione. Questa fase è caratterizzata dall’equilibrio tra compratori e venditori. Di solito in questa fase il volume tende a diminuire iniziando ad aumentare versa la fine dello STAGE 1. Questo significa che i venditori non hanno più il mercato in mano e che i compratori stanno rientrando in gioco, è quindi un indicatore rialzista. La media mobile viene perforata sia al rialzo che al ribasso e il grafico rimbalza sia sul supporto che sulla resistenza.

2) Fase avanzata

L’ideale è acquistare quando avviene un breakout sia del prezzo che della MA, inoltre in questa fase occorre che i volumi siano in crescita. Questo è l’inizio dello stage 2 caratterizzato da un trend rialzista. Molto spesso ci sarà un pull-back che oltre a confermare l’inizio dello stage 2 è anche un ottimo punto per entrare nel mercato. Questa fase è caratterizzata dalla formazione di massimi e minimi sempre più alti e dalla crescita della MA.

3) L’area dei massimi

Probabilmente tutte le cose buone sono finite,il trend rialzista è terminato ed il mercato inizia una fase di lateralizzazione. Ora i compratori non hanno più forza ma sono in equilibrio con i venditori. In questa fase i volumi sono alti poiché i forti volumi dei compratori incontrano i forti volumi dei venditori che iniziano a vendere a questi alti prezzi.

4) La fase di declino

In questa fase i fattori che mantenevano i prezzi sui massimi sono surclassati dalla pressione e dalla paura dei venditori. Quindi in questa fase i prezzi perforano al ribasso l’area di supporto iniziando un trend ribassista. Il breakdown non necessita di alti volumi, ma alti volumi sul breakdown seguiti da bassi volumi sul pullback identificano una situazione molto pericolosa. Questa fase è caratterizzata dalla formazione di massimi e minimi decrescenti e può essere delineata dal tracciamento di una trendline ribassista.

PullBack

Ora tu sai quando all’incirca è corretto comprare un’azione, ora ti spiegherò quando precisamente devi comprarla, questo è fondamentale. Ci sono due momenti nel quale è corretto comprare, il primo è quando il grafico esce dallo stage1 ed inizia lo stage2, il secondo -più sicuro- è quando avviene il pullback dopo l’uscita dallo stage1.

Il motivo per il quale comprare sul pullback è meglio, è che hai più informazioni su cui basarti. Il volume è in crescita? Il prezzo sta continuando a stare al di sopra del punto di breakpoint? Il volume è diminuito sul pullback?

Continuation Buy

C’è un altro ottimo momento per acquistare le azioni, quando lo stage2 è già ben avviato e il prezzo ritraccia in prossimità della MA rimbalzandoci, questa tecnica è chiamata continuation buy. La probabilità che in questo punto il grafico acceleri al rialzo è elevata, ma ci sono grandi fattori di rischio. Infatti il movimento della MA deve essere chiaramente rialzista, se si appiattisce lascia stare. Stai alla larga da quei grafici che sembrano aver terminato la forza ma guarda invece quelli che mostrano di aver ancora molta energia.

Buy Stop

Da adesso in poi quando vorrai acquistare un’azione dopo un breakout, utilizza gli ordini buy-stop. Ciò che gli ordini buy-stop fanno è semplicemente acquistare un’azione quando lo vorrai tu, ad esempio dopo un breakout. Se la resistenza si trova a 12, noi imposteremo un buy-stop a 12.5, così se il grafico toccherà quel livello, automaticamente compreremo le azioni senza neanche dover guardare.

Purtroppo nessuna tecnica è perfetta ed anche questa ha dei rischi dai quali dobbiamo stare attenti. Uno di questi è quello di ottenere un esecuzione molto svantaggiosa. Ad esempio decidiamo di impostare un buy-stop sopra la resistenza posta a 12, sfortunatamente però prima dell’apertura del mercato una notizia positiva porta il prezzo ad aprire a 15. Questo non era il livello al quale volevamo comprare poiché il ratio profitto/rischio non è accettabile, ma purtroppo il buy-stop esegue l’ordine facendoci comprare delle azioni ad un livello al quale non volevamo.

Modelli

E’ necessario che tu conosca alcuni modelli che si presentano con regolarità e che ti indicano quando comprare o vendere. Il primo modello che devi conoscere è il cosiddetto ciclo presidenziale, perché si presenta ogni quattro anni, come le elezione del presidente americano. Il concetto alla base è che l’anno successivo all’elezione il mercato scenderà per poi nella metà del secondo anno toccare il suo minimo e continuare a salire nei restanti due anni, il terzo anno è il più favorevole.

I mesi dell’anno più favorevoli sono Novembre-Dicembre-Gennaio con il picco toccato in Dicembre, infatti il 68% delle volte Dicembre è risultato un mese positivo. Ciò dimostra che il mercato tende ad accelerare verso la fine dell’anno. Infine è importante che tu sappia che il giorno della settimana statisticamente più favorevole è il Venerdì, mentre il più negativo è il Lunedì.

Rialzo temporaneo

Prima di mostrarvi cosa si deve comprare,voglio spiegarvi in quale circostanza non lo si deve fare. Uno degli errori molto comune è pensare di dovere acquistare sempre quando il prezzo rompe al rialzo la sua resistenza anche quando la MA sta continuando a scendere. Questo non è il titolo che dovete comprare poiché non assicura un rialzo continuo. In molti casi infatti il rialzo sarà soltanto temporaneo, dopodiché il prezzo inizierà a vacillare. Nel migliore dei casi si incanalerà in un nuovo trading range e nel peggiore dei casi romperà al ribasso il trading range iniziando un trend negativo.

Cosa comprare: equazione a 3 parti

Esattamente come quando è importante anche capire cosa comprare. Questa è un’equazione a tre parti. Prima si deve rispondere alla grande domanda:

  • come va il mercato globale? Poi ci si deve concentrare sulle componenti più piccole e chiedersi:
  • quale azione sembra essere la migliore da comprare? Al centro di queste due domande c’è la parte centrale dell’equazione:
  • quale settore azionario è il migliore dal punto di vista dell’analisi tecnica?

Il processo si divide nelle parti seguenti:

  • Qual’è il trend del mercato? Se è negativo, farai molta difficoltà a trovare un titolo da comprare, infatti le tue probabilità di successo in questa fase di mercato sono molto basse.
  • Quale settore si sta muovendo bene dal punto di vista tecnico? Gli studi dimostrano che i titoli appartenenti ad un settore che è in rialzo salgono ad una velocità media del 50% maggiore rispetto ai titoli appartenenti ad un settore ribassista.
  • Una volta determinato il trend del mercato ed individuato il settore giusto, quello che devi fare è individuare uno o massimo due grafici che appartengono a quel settore in cui riconosci dei modelli.

Il real trend del mercato

Questa è la teoria, ma ora è importante che tu capisca come metterla in pratica. Di solito la prima cosa da fare è determinare se il mercato è al rialzo o al ribasso. Basta semplicemente osservare il grafico del Dow Jones e farsi un’idea della situazione. Molti investitori credono che basti fare semplicemente questo per guadagnare, ma non è così per due ragioni. Primo, lo studio del grafico giornaliero spesso nasconde il reale trend del mercato. Secondo, anche se tu avessi la fortuna di individuare il reale trend del mercato le condizioni sottostanti molto spesso muovono nella direzione opposta.

Selezionare il settore

Dopo aver analizzato gli indicatori di mercato e stabilito che il mercato è in una fase rialzista, dobbiamo passare allo step2: selezionare il settore. Selezionare uno o due settori che mostrano il maggior potenziale rialzista è un esercizio cruciale.Quindi da dove cominciamo ad analizzare I settori? Sicuramente non leggendo i fondamentali. Ad esempio nel 1982 gli utili di Mobile Home erano bassi, ma nonostante ciò Mobile fu uno dei titoli che guidò il grande rialzo iniziato poco dopo. Quindi raramente ascoltare le previsioni dei fondamentalisti ci permetterà di fare soldi.

Per iniziare l’analisi dobbiamo quindi ritornare alla lettura dei grafici. Abbiamo bisogno di analizzare i grafici settoriali dell’S&P 500. Per prima cosa dobbiamo capire in quale fase di mercato il settore si trova. Dopo, utilizzando gli stessi criteri che applicheremo alle azioni cerchiamo di individuare i pattern grafici.

La differenza tra un investitore ed un trader è che mentre i primi comprano un titolo solo dopo che questo ha effettuato un breakout ed ha iniziato lo stage 2 ed anche il suo settore si è mosso nello stesso modo, i secondi possono anche acquistare quando lo stage 2 è già avviato sia nel grafico del titolo che nel grafico del settore. É importante quindi assicurarsi che anche il settore di appartenenza del titolo abbia effettuato un pattern rialzista e che quindi confermi il movimento del titolo.

Un’apparente e strana forza

Torniamo indietro ai buoni e vecchi giorni del 1978. Avevo notato un’apparente e strana forza nei singoli titoli dei casinò mentre l’intero settore dell’intrattenimento mostrava anche esso una favolosa formazione tecnica. Con tutti quei titoli comprabili mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle, è infatti difficile notare una tale situazione positiva in ogni singolo titolo di un settore. Mi sono quindi tuffato nei casinò raccomandando anche l’acquisto di diversi titoli.

Essi ottennero un profitto tra il 105% ed il 560% nei successivi mesi. Anche il settore della telefonia stava mostrando ottime opportunità, il grafico di settore era appena uscito dallo stage1, la forza relativa era positiva e tutti i singoli titoli mostravano forza. Così vennero raccomandati anche questi titoli che infatti ottenere un profitto medio del 260% in poco tempo.

Non fare però l’errore di pensare che delle azioni sono comprabili solo perché il mercato sottostante è rialzista! Infatti solo un anno dopo i titoli del settore telecomunicazioni avevano perso il 60% del rialzo.

Volume

Parleremo ora del volume, un indicatore fondamentale nel trading poiché ci informa sulla potenza dei compratori. La regola generale è: non fare affidamento su un breakout se questo non è accompagnato da un significativo aumento dei volumi. Non devi preoccuparti di come si comporta il volume quando si trova nello stage1 ma solo di quando perfora la resistenza e la MA.

Forza relativa

Un altro importante fattore da guardare nella nostra ricerca del titolo da acquistare è l’FR o FORZA RELATIVA. Questo indicatore misura la forza del titolo in relazione con il mercato globale. Un titolo può avere una FR negativa anche se sta salendo e viceversa. Se ad esempio il titolo XYZ sta salendo del 10% e l’S&P500 sta salendo del 30% la forza relativa sarà negativa, poiché l’S&P500 sta salendo di più di XYZ. FR negativa è un segnale di debolezza poiché significa che il titolo sta salendo solamente perché viene tirato dal mercato e quindi non appena il mercato inizierà a scendere scenderà anche esso.

Al contrario se un titolo sale mentre il mercato scende la forza relativa sarà positiva, quindi quando inizierà a salire anche il mercato il titolo accelererà ancora di più.

La formula per calcolare la forza relativa è semplice:

prezzo del titolo/prezzo dell’S&P500

Testa e spalle

Fino ad ora ti ho spiegato le tecniche fondamentali per il trading, ora ti spiegherò altri pattern importanti che dovrai imparare. Una di queste è il testa e spalle che appare dopo un forte rialzo o ribasso avvisando di una vicina inversione di trend.

Prima c’è un ribasso seguito alla fine da un importante tentativo di rialzo (A). La spalla sinistra è stata così formata ma è ancora troppo presto per accorgersene. Poi c’è un altro ribasso che forma il minimo minore, da qui il grafico rinizia a salire (B) fino formando la testa. In seguito c’è un nuovo ribasso che forma però un minimo maggiore rispetto a quello precedente. Dopo questo ulteriore ribasso inizia il rally definitivo che completa la spalla destra. La linea che collega il punto A e B detta “neckline” è molto importante poiché la sua perforazione al rialzo segna l’inizio del trend rialzista.

Ci sono due ulteriori segnali da controllare in un testa e spalle inferiore: il primo è che la MA si trovi in una buona situazione, e quindi non al ribasso, inoltre è importante che dopo il breakout della neckline venga perforata anche la MA. Il secondo indicatore da monitorare è il volume nel momento del breakout che deve essere in aumento.

Doppio minimo

Questa tecnica è specialmente valida quando avviene con volumi alti e FR favorevole. Il grafico prima forma un minimo (punto A), quindi risale per andare poi a creare un secondo minimo (punto B). La formazione di un secondo minimo crescente e il successivo rialzo è un segnale rialzista. L’ importante è che nel successivo rally il prezzo vada a perforare un livello di resistenza e che salga più del massimo precedente.

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Il breakout può avvenire subito dopo la formazione di un minimo crescente, oppure il grafico può lateralizzare un po’ e poi perforare la resistenza ed entrare nello stage 2. Qualsiasi formazione avviene non anticipare mai l’entrata nel mercato, alcune volte infatti la perforazione può non avvenire ed il grafico potrebbe formare un nuovo minimo, oppure la perforazione potrebbe avvenire dopo alcuni mesi,quindi non comprare mai le azioni prematuramente.

Più grande è la base, più grande sarà il movimento

C’è un vecchio detto nell’analisi tecnica: “più grande è la base, più grande sarà il movimento”. Questa teoria ha senso, infatti come per costruire grandi case si necessita di importanti fondamenta, anche per poter sviluppare lunghi trend è necessario che ci siano lunghe basi di partenza. In termini di trading questo spiega che un lungo stage 1 implica che ci siano stati molti scambi di azioni e che quindi c’è molto fermento in quel titolo. Adesso tu sai cosa comprare e cosa non comprare, è necessario però che tu conosca anche un altro aspetto degli investimenti: la diversificazione.

Non importa quanto tu sia esperto, il futuro è troppo incerto, soprattutto in borsa. La prudenza consiglia che tu distribuisca il tuo rischio in un certo numero di titoli, per evitare che una singola scelta sbagliata possa farti perdere tutti i tuoi soldi. Proteggere i tuoi investimenti soltanto con gli stop loss non è sufficiente se non diversifichi. Se i tuoi soldi sono distribuiti equamente in ad esempio 10 titoli diversi, nel caso in cui uno di questi non dovesse andare come avevi previsto perderesti soltanto il 10% dei soldi investiti. Molti mi chiedono:

  • Qual’è il numero esatto di titoli che si devono detenere nel portfolio?

La risposta è che non c’è un numero perfetto, 1 o 2 è troppo rischioso e 40 o 50 è troppo complicato poiché non riusciresti a controllarli tutti, il numero comunque dipende dal tuo capitale iniziale. Considera che con un piccolo budget (da 10.000$ a 25.000$) non dovresti detenere più di cinque o sei titoli.

Profitto stratosferico

Hai mai sognato di comprare delle azioni oggi, andare a dormire e svegliarti il giorno dopo e vedere che delle notizie positive sulla società ti hanno portato un profitto stratosferico? Ora ti spiegherò come far sì che questo sogno si avveri. Molti investitori comprano sui rumors in attesa di notizie che poi non arriveranno mai, perché lo fanno? Primo, per l’avidità. Loro vogliono trovare lo scrigno d’oro in fretta. Secondo, è dimostrato scientificamente che quando si ottiene quello che si vuole, anche in piccola parte, lo si vorrà ancora e ancora, questa sindrome è chiamata rinforzo intermittente.

Se tu controlli questa sindrome, ad esempio comprando il gratta e vinci ogni tanto e non sempre, non ci sono problemi, ma se acquisti sempre leazioni sui rumors allora finirai ad avere problemi. C’è tuttavia un modo che ti permette di giocare a questo gioco senza scottarti. Primo, investi in questi titoli una piccola percentuale del tuo capitale. Secondo, verifica la fonte della notizia. Terzo, studiati i grafici delle società in questione.

Infatti se vedi che il titolo è nello stage4 non c’è motivo di comprare quelle azioni. Ricorda che un trade vincente perso corrisponde ad un profitto mancato, ma un trade perdente preso corrisponde ad una parte del tuo capitale andata in fumo. È matematica, se hai 50.000$ e ne perdi il 20% resterai con 40.000$ e per ritornare ad averne 50.000$ dovrai guadagnarne il 25%.

Tripla conferma

Questo pattern non è ideale per il trading di breve periodo e si presenta solo occasionalmente. Per convalidare questo pattern devono esserci: forti volumi, questo è fondamentale, i volumi non solo devono essere alti sul breakout, ma anche nelle successive sedute, questo indica un grande interesse verso questo titolo. Il secondo fattore è la forza relativa, la quale dovrebbe inizialmente trovarsi in territorio negativo per poi accelerare per entrare nello stage2.

Il terzo elemento è un grande movimento prima del breakout. Lo so che sembra strano, ma questo indica una grande forza del titolo, infatti se il grafico compie ampie oscillazioni durante lo stage1, ci sono più probabilità che esploda dopo il breakout.

Capire quando vendere?

Capire quando vendere è fondamentale per guadagnare nel mercato azionario, una decisione sbagliata di questo tipo potrebbe farti perdere molti soldi. Quello che spesso succede è che ci innamoriamo dei titoli che abbiamo comprato, quindi succede che compriamo un’azione a 20, questa sale fino a 40 e noi pensiamo: perché non potrebbe arrivare fino a 100? Allora manteniamo la posizione aperta fino a che, qualche periodo dopo, il titolo sprofonda fino a 10. Se ti innamori troppo di questo titolo, finisce che diventa un incubo. Infatti il titolo non solo si rimangerà tutti i guadagni ma sprofonderàin un lungo e pericoloso ribasso.

Il contrario del problema citato sopra, ma sempre molto pericoloso, è vendere troppo presto. Quante volte hai acquistato un titolo, guadagnato un buon profitto e chiuso la posizione, per poi accorgerti che il prezzo ha raddoppiato nel giro di qualche mese? Il problema è che spesso i trader vendono le azioni solo perché sentono che il prezzo è troppo alto.  Ci sono invece dei metodi per capire quando è bene vendere le azioni, vediamoli insieme.

Costo delle tasse

Non decidere di vendere le azioni basandoti soltanto sul costo delle tasse. Troppo spesso gli investitori decidono che il costo delle tasse è troppo alto e quindi vendono le azioni. Qualche tempo dopo il profitto che avrebbero avuto se avessero mantenuto la posizione aperta avrebbe non solo pagato tutte le tasse ma gli avrebbe lasciato anche una buona porzione in tasca.

Dividendi

Non decidere di vendere le azioni basandoti sui loro dividendi.Delle volte gli investitori decidono di continuare a detenere delle azioni solo perché queste stanno rendendo bene in termini di dividendi anche se non stanno generando plusvalenza. Ciò è sciocco perché anche se inizialmente le azioni sono calate solo di qualche punto, in seguito un sell-off generale potrebbe farvi perdere non solo i dividendi dell’anno corrente, ma anche quelli dell’anno dopo.

P/E basso

Non detenere delle azioni solo perché il loro ratio P/E è basso. A volte un buon P/E può farci acquistare delle azioni anche se la loro situazione grafica non è promettente. Ma le azioni a volte scendono e solo dopo mesi vengono riportati degli utili aziendali insoddisfacenti. A quel punto quindi il P/E non sarà più basso e noi avremmo perso i nostri soldi.

P/E alto

-Non vendere le azioni solo perché il P/E è troppo alto. È il contrario dell’esempio precedente. Chiedersi perché il mercato sta salendo o scendendo non ha senso. Questo perché il mercato azionario si muove sull’onda delle emozioni. Questo significa che investitori ottimisti potrebbero portare il P/E di una società a livelli elevati senza una reale motivazione.

Situazioni negative

Non ti immischiare in una situazione negativa.Alcuni investitori cadono nelle trappole dell’analisi fondamentale. Essi comprano le azioni perché credono che la società sia buona, per poi capire troppo tardi che si sbagliavano. Pensa all’azienda Polaroid, è crollata nel 1974 da 150 a 16. Alcune volte infatti semplicemente non si ha modo di uscire da un trend ribassista. Alcune volte quindi è meglio tenersi alla larga da alcune società.

Mercato in rialzo

Non rifiutarti di vendere le azioni solo perché il mercato globale è in rialzo. Se è vero che quando il mercato globale è in rialzo ciò aiuta i nostri investimenti, è vero anche che questo non è la soluzione a tutti i problemi. Se il titolo su cui hai investito inizia a dare segnali di debolezza, esci! Non cercare conferme esterne.

Pattern

Non aspettare il prossimo rialzo per vendere. Quando i pattern del grafico iniziano a dirci che il titolo sta per invertirsi, vendi le azioni immediatamente, non sperare in un nuovo rialzo per guadagnare qualche soldo in più.

Buona qualità

Non detenere delle azioni solo perché sono di buona qualità.Anche le azioni di buona qualità seguono i cicli del mercato, e quando entrano in un trend negativo ti faranno perdere soldi come tutte le altre azioni.

Quando vendere?

Adesso che sai quando non si deve vendere, andiamo a capire quando è invece il momento di farlo. In questa sezione spiegherò le linee guida per l’investitore nella prossima sezione invece parlerò di quelle del trader. La prima cosa che ogni investitore e trader deve sapere è che non bisogna mai aprire delle posizioni senza aver impostato prima uno stop loss. Questo è valido sia nel mercato dei futures che in quello azionario.

Esecuzione dello stop loss

Uno stop loss viene eseguito soltanto se un prezzo predeterminato viene toccato. Ad esempio se il titolo XYZ scambia a 30 ed io imposto uno stop loss a 28, significa che fino a che il prezzo non arriverà a 28 lo stop loss non scatterà. La forza di usare uno stop loss sta nel fatto che noi sappiamo in anticipo quanto potremmo perdere, inoltre questa decisione viene presa senza essere influenzati dalle emozioni del momento che potrebbero farci prendere scelte sbagliate.

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Gli investitori professionisti usano questo strumento perché sanno la sua forza, mentre la maggior parte del pubblico preferisce non usarlo semplicemente perché non sa farlo. Essi credono che lo stop loss vada impostato 10 o 15 punti percentuali sotto il nostro prezzo di apertura, niente di più sbagliato! In realtà non c’è una percentuale magica in cui impostare lo stop loss. Lo stop loss è un’arma potente se usata correttamente.

La prima cosa che devi sapere è che nell’impostare lo stop loss devi essere molto flessibile. Infatti non devi concentrarti sulla distanza percentuale, ma piuttosto sul primo valido livello di supporto. Presta più attenzione al minimo precedente che alla media mobile, la strategia migliore infatti è piazzare l’ordine qualche punto sotto il precedente supporto formato da un minimo. Inoltre mai aprire una posizione senza prima aver calcolato dove dovrà essere impostato lo stop loss, questo infatti ci aiuterà a filtrare ulteriormente i nostri titoli candidati all’apertura. Ovviamente dovrai preferire quei titoli in cui prevedi uno stop loss più vicino al prezzo di apertura poiché in caso di perdita perderesti meno soldi.

Trader o Investitore?

La maggior parte delle domande che mi vengono poste riguardano la vita del trader. Cos’è esattamente un trader? È meglio essere un trader o un investitore? Io non credo che si possa stabilire definitivamente se sia meglio essere un trader o un investitore, ma quello che so è che essere un investitore è più semplice sotto diversi punti. Richiede meno tempo, meno abilità e meno coinvolgimento emozionale. Ma allora perché si dovrebbe scegliere di essere un trader? Perché i trader hanno bisogno di azione!

Al contrario degli investitori che cercano il relax, i trader sono più inclini a vivere col brivido. Tuttavia ogni maniera è vincente, sia quella dei trader che degli investitori, l’importante è applicare correttamente le nozioni imparate. Più che altro dovresti capire tu che tipo di persona sei e qual’è la tua inclinazione, se all’azione o al relax, e cercare di essere il miglior trader o investitore che puoi.

Un buon stop loss

Andiamo ora a elencare le regole per posizionare un buono stop loss per un trader.

Per prima cosa il trader deve essere più aggressivo nell’utilizzo di questo strumento, egli al contrario dell’investitore sa che il tempo è denaro e che quindi non può aprire una posizione e lasciarla aperta in tutto lo stage2, oppure sa che non può permettersi di mantenere una posizione durante una fase di lateralizzazione.

La tecnica per l’utilizzo dello stop loss che ho spiegato sopra permette di produrre buoni profitti, tuttavia se vuoi elevare il tuo trading ad un livello più sofisticato dovresti imparare anche l’utilizzo delle trendlines. In linea generale è valido il concetto di vendere le azioni sulla perforazione della trendline.

Accetta la perdita

Nella borsa si deve partire dal presupposto che non si potrà mai guadagnare il 100% delle volte, quindi non ci si deve demoralizzare se si perde uno o due trade. I professionisti infatti sanno che:

  1. l’importante è la differenza tra i guadagni e le perdite;
  2. è sapere in anticipo dove uscire dal mercato quando questo si muove nella direzione opposta alla nostra.

Quando avrai imparato questa verità sarai un passo più vicino alla vittoria. Infatti alcuni traders invece di chiudere la sola posizione in perdita quando le perdite sono ancora limitate, la lasciano aperta poiché non accettano di perdere. Ma così facendo una sola posizione sbagliata gli farà perdere tutti i soldi guadagnati dalle altre posizioni profittevoli. Perciò quando ti accorgi che una posizione è sbagliata, accetta la perdita ed esci dal mercato il prima possibile. Nel mercato azionario è fondamentale tagliare le perdite e lasciar correre i profitti.

Short

Se guardi i grafici con una visione di lungo periodo ti accorgerai che saranno al rialzo la maggior parte delle volte e che solo un terzo delle volte avranno un’inclinazione negativa. Alcuni trader durante questo periodo preferiscono restare fuori dal mercato e si assicurano delle entrate solo attraverso gli interessi delle banche e dei fondi, aspettando la fine del mercato ribassista.

Questo parte è la più importante dell’intero libro e riguarda lo short. È statisticamente testato che i ribassi si muovono più velocemente dei rialzi, ed è per questo che imparare ad usare questa tecnica è un ottimo modo per guadagnare. Ciò avviene perché è la paura a dettare il ribasso e nel panico la gente vende senza pensare.

Errori di quando si va short

Vediamo qui gli errori più comuni che si commettono quando si va short.

  • Usare la sopravvalutazione come criterio per lo short. Non cadere nella trappola di pensare che un titolo può essere shortato solo perché il suo P/E è elevato.
  • Andare short perché il titolo è salito troppo.Un’ altro errore distruttivo è quello di pensare che sia giusto andare short solo perché “sentiamo” che il prezzo sia salito troppo. In questo modo succede che andiamo short mentre il prezzo è ancora nello stage2.
  • Cadere su degli short stupidi. Gli short stupidi sono quei titoli che apparentemente sono saliti troppo rispetto al loro valore e che quindi sembrano essere destinati a scendere. Gli short stupidi racchiudono insieme diversi fattori:
    • un alto P/E, un lungo e ripido trend rialzista;
    • l’attenzione dei media che avvertono un imminente ribasso di questi titoli. Molto spesso il ribasso ci sarà ma altre volte no e questo ti farà perdere molti soldi.

Quando andare short

Ora che sappiamo quando non dobbiamo shortare andiamo a capire quando invece è giusto farlo. Innanzitutto cerchiamo un titolo che mostra un lungo rialzo e che abbia la media mobile in lateralizzazione o che sia già in ribasso. Ciò indica che il titolo si trova nello stage3 o 4. Inoltre dobbiamo cercare titoli che sono in lateralizzazione o che hanno rotto importanti livelli di supporto. Si può sia comprare sulla perforazione che sul pullback.

Comprare sul pullback è più sicuro ma puoi perdere il punto di entrata e non riuscire a comprare. Il mio consiglio per un trader però nello short è quello di entrare sulla perforazione perché i ribassi sono dettati dal panico e quindi potrebbe non verificarsi nessun pullback.

Fasi da seguire per andare short

Queste sono alcune fasi che devi seguire quando decidi di andare short.

  • Il mercato. È di fondamentale importanza prima di andare short analizzare la situazione del mercato globale, poiché non dovresti mai shortare quando il mercato è al rialzo. È semplice: se il mercato è rialzista allora compra, se è ribassista allora shorta.
  • Il settore. Il secondo passo da fare è analizzare i settori e individuare quelli che mostrano maggiore debolezza. Quello che cerchiamo è: prezzo al di sotto della mm a 30 giorni, forza relativa negativa e pattern di prezzo ribassisti.
  • I singoli pattern di grafico. Si deve trovare un grafico che abbia avuto un forte stage 2, poiché questo preannuncia probabilmente anche un forte stage 4. Questo perché la base di partenza dello stage 2, che fungerà da supporto sul trend ribassista, si troverà più distante dal massimo formato, e questo significa maggiore strada da percorrere al ribasso.
  • Forza relativa. Mai andare short su un titolo che mostra una forza relativa positiva. La forza relativa deve sempre confermare l’andamento del grafico.
  • Volume. Mentre nei breakout rialzisti si deve sempre avere la conferma del volume, in quelli ribassisti è differente. Ovviamente se il volume conferma la perforazione ribassista è meglio, ma non è indispensabile.
  • Supporto. L’ultimo fattore da verificare è quanto è vicino il prossimo supporto. L’ideale infatti è un grafico che ha avuto uno stage 2 molto ripido e senza congestioni, poiché queste ultime potranno fungere da supporto sul successivo trend ribassista.

Breakdown

Cerchiamo di capire ora se è possibile shortare quando il trend ribassista è già ampiamente iniziato. La risposta a questa domanda è sì. Ovviamente sarebbe meglio aprire la posizione quando il prezzo è ancora vicino al massimo, ma se questo non è possibile si può sempre andare short anche quando lo stage 4 è in fase avanzata. L’importante è che la mm sia negativa e che ci sia stato un altro breakdown.

Indicatori opposti

Non sarebbe stato bello aver comprato azioni all’inizio di ogni grande trend rialzista? Nel luglio ’82 molti economisti prevedevano il crollo del Dow Jones da 800 a 500. Io invece scrivevo che stava per iniziare un forte trend rialzista. E così fu.

Come ho fatto a prevedere questi ed altri trend? Semplice! Analizzando i grafici e facendo i compiti a casa. In questo capitolo imparerai anche tu ad individuare i punti di massimo e minimo utilizzando degli indicatori appositi, tra cui alcuni di mia invenzione. Questi indicatori sono molto utili quando il prezzo si trova in zone ad alto rischio, dove capitano spesso falsi segnali, poiché ci identificano la situazione del trend indicandoci di chiudere le posizioni e incassare il profitto.

Mm a 200 giorni

Il primo e fondamentale indicatore sulla direzione del trend è la media mobile a 200 giorni. Quando questa viene perforata al ribasso significa che il trend dimostra debolezza e che potrebbe esser entrato nello stage 4. Sospendi gli acquisti se vedi alcuni titoli scendere sotto questa media mobile e se mostrano anche un forza relativa negativa. Nonostante non sia infallibile questo indicatore è sicuramente molto affidabile.

Advance decline line

Il prossimo importante indicatore da conoscere è l’advance-decline line. L’A-D line esegue la differenza tra il numero di titoli al rialzo e quelli al ribasso. Questo calcolo viene fatto ogni giorno e ci indica se la forza del mercato è più rialzista o ribassista.

Si parte da un numero di base molto alto come 5.000 andandogli poi ad sommare/sottrarre il risultato, per esempio, se 600 titoli hanno chiuso al rialzo e 900 al ribasso il risultato sarà -300, quindi l’indicatore segnerà 5000-300=4700, e si continua ad andare avanti così giorno dopo giorno.

Questo indicatore va confrontato con un indice di mercato come l’S&P500, se l’A-D line e l’S&P500 salgono allora non c’è da preoccuparsi, ma se l’A-D inizia a dare segnali di debolezza significa che qualcosa non va. Se però sia l’A-D che l’S&P500 iniziano a scendere allora significa che è iniziato un trend ribassista. Spesso l’A-D anticipa il movimento dell’S&P500 ed è quindi un ottimo anticipatore.

Momentum

Puoi usare l’advance-decline line in diversi archi temporali. Settimanale per avere una visione dell’andamento del mercato di più lungo periodo oppure giornaliero per aver una visione più specifica e per individuare il momento per entrare/uscire dal mercato. A me piace utilizzare questo indicatore con un’altro indicatore molto semplice da calcolare e molto efficace: il momentum.

Questo indicatore è come se applicasse la legge di Newton, poiché tutto quello che sale deve anche scendere. È infatti un indicatore che individua le fasi di impercomprato e di ipervenduto del mercato. Calcolarlo è semplice, basta prendere gli ultimi 200 dati dell’advance-decline e dividere tutto per 200. Le regole per interpretare questo indicatore sono:

  • È molto importante la perforazione dell’asse dello zero. Dal basso verso l’alto è un segnale positivo, viceversa è un segnale negativo.
  • Più lungo è il periodo passato al di sopra/sotto l’asse dello zero, più significativa sarà la perforazione dell’asse.
  • I movimenti più significativi sono quando l’indicatore si trova ad un livello molto alto/basso e poi inverte e perfora l’asse dello zero.

Ratio prezzo dividendi

Come avrete capito io prediligo l’analisi tecnica da quella fondamentale, tuttavia ci sono delle tecniche dell’analisi fondamentale che ritengo possano essere utili. Tra queste vi è il ratio prezzo/dividendi che ci dice in poche parole quanto ci costa un’azione in relazione ai suoi dividendi. Ecco come si calcola il P/D: bisogna prima prendere il rendimento di un titolo ,ad esempio 3,5% e moltiplicarlo per il suo prezzo in borsa, ad esempio 1.900. Quindi in questo caso avremo: 1.900 * 0,035 = 66,5.

Il passo finale è prendere il prezzo dell’azione e dividerlo per il nostro risultato, quindi in questo caso 1.900/66,5 = 28,57.

Il nostro P/D in questo caso sarà quindi 28,57. Questo indicatore è un ottimo strumento oggettivo per capire se il prezzo di un’azione è caro o scontato. La regola generale è che un prezzo superiore ai 26 indica che l’azione è cara, mentre un prezzo sotto i 17 che l’azione è un affare.

Teoria dell’opinione contraria

Tutti gli indicatori di cui abbiamo parlato hanno una cosa in comune: sono basati su criteri oggettivi. L’indicatore di cui parleremo adesso invece è molto soggettivo e si basa sulla teoria dell’opinione contraria. Questa teoria si basa sul fatto che le persone sono più inclini ad investire quando la loro opinione è condivisa dalla maggioranza della gente.

Quando c’è ottimismo quindi le persone sono portate a comprare, ma molto spesso l’ottimismo diventa euforia, e l’euforia preannuncia sempre il crollo del mercato. Le persone che attuano questa teoria credono che investire in maniera opposta a quella della massa porti ad un buon profitto. L’attuare una strategia di opinione contraria è un buon strumento se usato in maniera corretta. Infatti si dovrebbe arrivare ad utilizzarla solo quando la situazione del mercato è così palese che ne parlano tutti compresi i media. Poiché quando si arriva a questo punto probabilmente il trend è già alla frutta.

Adesso hai un trading system…

Nel corso di questa guida, dovresti aver assimilato le nozioni seguendo il famoso detto cinese, “cento miglia si percorrono passo dopo passo”. Infatti se tu hai fatto i compiti a casa, ora l’analisi tecnica non dovrebbe più essere un tabù per te. Prometti a te stesso che non comprerai mai un’azione durante lo stage 4, né continuerai a detenerne una, non importa quanto eccitante possa sembrare né cosa dicono i media.

Le tue decisioni di compra/vendita dovranno basarsi esclusivamente sui pattern grafici. Adesso hai un trading system. Non sottostimare l’importanza di averne uno. Se seguirai con disciplina le mie regole ti assicuro che la via per diventare un trader di successo sarà molto più vicina di quanto pensi.

Una veloce guida all’acquisto

Ecco una lista su quello che c’è da sapere riguardo alla fase di acquisto:

  • Controlla il trend del mercato.-Individua i settori che hanno una buona situazione tecnica.
  • Fai una lista dei titoli che si trovano in questi settori e che sono in un trading range.
  • Scarta i titoli che hanno poco potenziale rialzista.
  • Restringi ulteriormente la lista in base alla forza relativa.
  • Usa gli ordini buy-stop per la metà dei titoli che soddisfano i criteri.
  • Se il volume conferma, compra l’altra metà delle posizioni sul pullback.
  • Se il volume non conferma vendi dopo il primo rialzo, se il titolo ritraccia vendi immediatamente.

Riepilogo degli short da non fare

  1. Non andare short solo perché il prezzo è salito troppo.
  2. Non andare short solo perché tutti dicono che quel titolo crollerà.
  3. Non andare short su un titolo poco liquido.
  4. Non andare short su un titolo che si trova nello stage2.
  5. Non andare short su un titolo appartenente ad un settore che sta salendo.
  6. Non andare short senza aver impostato uno stop loss.

Esempi operativi

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