Per chi segue le azioni Stellantis, è noto che il 2026 sia stato un anno complicato. Il titolo ha perso molto terreno, come abbiamo già raccontato analizzando il crollo del 56% da inizio anno e le oscillazioni di queste settimane a Piazza Affari. Un nuovo studio di AlixPartners aggiunge un elemento di fondo: la velocità con cui il gruppo riesce a portare sul mercato prodotti freschi.
Una gamma che invecchia più in fretta dei concorrenti
Il rapporto si intitola Can Europe still build cars into the 2030s? e fotografa la distanza tra i costruttori tradizionali e quelli asiatici. Il parametro è semplice: quanta parte dei volumi arriva da modelli lanciati negli ultimi tre anni.
- Marchi cinesi: tra il 76% e il 100%
- Volkswagen: 34%
- Stellantis: 24%
- Hyundai-Kia: 22%
In pratica, per ogni quattro vetture vendute da Stellantis, tre appartengono a progetti con più di tre anni di vita. Nel caso dei concorrenti cinesi, quasi tutto il venduto è recente.
Il problema è l’organizzazione, prima della tecnologia
Secondo gli analisti, il divario non si spiega solo con le dimensioni dei gruppi o con la varietà dei marchi. Pesano i modelli organizzativi: le case europee lavorano con processi decisionali stratificati, cicli di sviluppo lunghi e una separazione ancora incompleta tra hardware e software.
I costruttori cinesi e le nuove aziende nate digitali chiudono un programma auto in 24-30 mesi, sfruttando l’intelligenza artificiale per progettazione, simulazione e validazione. Anche i tempi interni fanno la differenza: nelle case storiche certe decisioni richiedono da sei a dodici settimane, mentre i più rapidi ragionano in cicli di una o due settimane. Per AlixPartners, quindi, servono meno passaggi autorizzativi e più autonomia ai team di sviluppo, oltre ai soli investimenti.
La Cina verso il 20% del mercato europeo
Il tema ha un riflesso diretto sulle prospettive di mercato. Lo studio stima che la quota dei marchi cinesi in Europa salirà dal 12% attuale al 20% entro il 2030, con circa 3,8 milioni di vetture vendute contro i 2,3 milioni previsti per il 2026.
I dati recenti vanno nella stessa direzione:
- nel secondo trimestre del 2026 i costruttori cinesi hanno raggiunto il 10,7% dell’Europa occidentale, contro meno del 6% di un anno prima;
- nel Regno Unito, dove non scattano i dazi europei sulle elettriche cinesi, la penetrazione si avvicina al 15%.
I dazi, avverte il rapporto, non bastano a fermare il fenomeno. I produttori cinesi stanno infatti spostando parte dell’assemblaggio fuori dalla Cina: la capacità internazionale dovrebbe passare da 1,2 milioni di veicoli nel 2025 a 3,4 milioni nel 2030. Su questo terreno si inserisce anche l’intesa tra Stellantis e Dongfeng per una possibile joint venture, che si affianca a quella già attiva con Leapmotor.
Sovracapacità: 15 stabilimenti sotto il 60%
Il quadro industriale è appesantito da impianti poco utilizzati. AlixPartners conta in Europa 15 fabbriche che lavorano a meno del 60% delle loro possibilità, per circa 2,5 milioni di veicoli l’anno di capacità inutilizzata. Il documento non fa nomi, ma segnala Germania, Francia e Italia come i Paesi dove chiusure o riconversioni sono più delicate sul piano politico e sociale.
Il consiglio ai costruttori è di decidere entro 24 mesi: consolidare, riconvertire verso batterie ed elettronica oppure dismettere. Aspettare, secondo lo studio, renderebbe tutto più costoso. I numeri sulla redditività spiegano l’urgenza: il margine Ebitda delle case europee è sceso dal 13,2% del 2021 al 6,9% del 2025, mentre i fornitori di sistemi di propulsione hanno chiuso l’ultimo anno con un margine operativo di appena il 3,2%.
Filosa risponde con Parigi e con il piano FaSTLAne 2030
Per Stellantis il dato del 24% arriva in una fase di rilancio. L’amministratore delegato Antonio Filosa ha avviato il piano FaSTLAne 2030, con l’obiettivo di recuperare redditività, rafforzare i marchi e accelerare il rinnovo dell’offerta. Al Salone dell’Auto di Parigi il gruppo ha presentato nove concept, tra cui la Citroën 2CV, la Fiat Multiplay e l’Alfa Romeo Rossocuore, letti come un segnale concreto del cambio di passo.
Cosa significa per chi investe
La conclusione di AlixPartners è cauta ma non pessimista: l’industria europea ha ancora competenze, tecnologie e infrastrutture per restare competitiva fino al 2035, a patto di decidere molto più in fretta. Per gli investitori il punto da monitorare è la capacità di Stellantis di trasformare i concept in prodotti, accorciando i tempi di sviluppo e arrivando al mercato con più modelli recenti.
Per inquadrare il titolo nel contesto più ampio, può essere utile guardare anche l’andamento delle Borse europee nel 2026, la situazione dello spread e dei listini a Piazza Affari e la seduta di Borsa Italiana di oggi. Chi vuole approfondire gli strumenti operativi trova una guida al trading sulle azioni e una scheda sull’indice FTSE MIB.
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