Il biglietto verde è il più forte in apertura di settimana sul mercato FX, aiutato dall’aumento dei rendimenti dei titoli di stato USA. Dal canto suo, l’euro è stato sostanzialmente danneggiato dai commenti di Holzmann, della Banca Centrale Europea, che ha lasciato intendere che non c’è fretta di ridurre gli acquisti. L’inflazione debole persistente all’interno del territorio dell’Unione Europea, dal canto suo, non sembra mettere pressione ai politici.

Tecnicamente parlando, EUR/USD naviga ancora in livelli vicini al territorio di ipervenduto. Occasionali tentativi rialzisti dovrebbero incontrare una resistenza iniziale e piuttosto dura nella fascia 1.1976/1.2000, dove convergono un livello Fibo (del rally novembre-gennaio), la SMA a 200 giorni e la barriera psicologica a 1.20. Sopra la SMA a 200 giorni, la pressione di vendita dovrebbe invece attenuarsi dando la possibilità all’altro piatto della bilancia di recuperare.

Complessivamente, notiamo come il cambio EUR/USD abbia iniziato la settimana nello stesso stato d’animo consolidativo che aveva contraddistinto la chiusura di quella precedente, e sempre navigando nell’area sotto la critica SMA a 200 giorni, oggi a 1,1994.

L’ampio consolidamento dei mercati globali è destinato ad estendersi almeno fino a venerdì, quando è previsto il sempre importante rapporto sul mercato del lavoro statunitense. Il tema del rangebound nei rendimenti statunitensi e la mancanza di un rialzo convincente nei Bund tedeschi collaborano con l’assenza di direzione nello spot.

Oltre all’agenda statunitense, gli investitori seguiranno da vicino la presidente Lagarde, il cui intervento è previsto per martedì, giovedì e venerdì. Sempre sul fronte della BCE, sarà interessante vedere se il recente passaggio a una posizione meno dovish da parte della Federal Reserve ha influito sul tono del messaggio dei relatori della BCE.

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