Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente tornano a scuotere il mercato energetico europeo. Dopo gli attacchi che hanno colpito infrastrutture strategiche in Iran, Goldman Sachs ha aggiornato al rialzo le proprie previsioni sul prezzo del gas naturale in Europa per il primo semestre del 2026, segnalando uno scenario più complesso rispetto alle stime formulate solo poche settimane fa.

Smartphone con logo Goldman Sachs davanti a monitor con grafico del gas in forte rialzo
Goldman Sachs – MeteoFinanza.com

Secondo gli analisti della banca d’affari americana, il riferimento chiave per il mercato europeo – il Dutch TTF – potrebbe attestarsi su livelli significativamente più elevati rispetto alle precedenti proiezioni. La nuova previsione indica una media di 55 euro per megawattora, contro i 36 euro stimati in precedenza. Anche per il secondo trimestre le aspettative sono state riviste al rialzo, con una media attesa di 45 euro/MWh.

TTF in forte rialzo: mercato nervoso e volatilità ai massimi

Il mercato ha reagito con estrema rapidità. Il TTF ha registrato un balzo superiore al 25%, toccando quota 55,85 euro/MWh e riportandosi sui livelli più alti dal 2023. Un movimento che riflette non solo l’impatto immediato delle interruzioni produttive, ma soprattutto l’incertezza sulle forniture globali.

A innescare il rally è stata la decisione di QatarEnergy di sospendere temporaneamente la produzione di gas naturale liquefatto (GNL) e prodotti correlati dopo che due impianti sono stati colpiti da attacchi. Il Qatar rappresenta uno dei principali esportatori mondiali di GNL e qualsiasi stop produttivo ha effetti diretti sugli equilibri internazionali.

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Lo Stretto di Hormuz sotto osservazione

A preoccupare ulteriormente gli operatori è la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico globale di petrolio e gas. Attraverso questo corridoio marittimo transita una quota significativa delle forniture energetiche mondiali. Le minacce iraniane contro le navi in transito hanno aumentato il rischio percepito di possibili blocchi o interruzioni.

Per l’Europa la questione non è marginale: circa il 5% del gas importato proviene dal Medio Oriente. In un contesto già segnato da scorte contenute e da un inverno che ha registrato consumi superiori alle attese per la produzione elettrica, ogni tensione aggiuntiva si traduce in pressione sui prezzi.

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Scenario estremo: prezzi come dopo la guerra in Ucraina?

Gli analisti di Goldman Sachs ipotizzano che, in uno scenario di forte deterioramento, il TTF potrebbe arrivare a salire fino al 130% rispetto ai livelli registrati la scorsa settimana. Un’eventualità che riporterebbe il mercato del gas su valori paragonabili a quelli osservati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022.

Le variabili chiave da monitorare restano:

  • la durata dell’interruzione produttiva in Qatar;
  • la sicurezza delle rotte energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz.

Nel frattempo, eventuali restrizioni alle forniture verso l’Asia potrebbero spingere i Paesi asiatici a cercare maggiori volumi alternativi, in particolare dagli Stati Uniti, aumentando la competizione globale per il GNL. In un mercato già teso, questo meccanismo rischia di mantenere i prezzi europei elevati anche nel caso in cui la produzione qatariota tornasse gradualmente alla normalità.

Il quadro che emerge è quello di un mercato energetico estremamente sensibile agli shock geopolitici, dove ogni interruzione può tradursi in un’accelerazione dei prezzi. Per famiglie e imprese europee, il primo semestre del 2026 potrebbe dunque aprirsi con un costo del gas più alto del previsto, in un contesto che resta dominato dall’incertezza.

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