Il prezzo dell’oro registra una nuova flessione nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, avviandosi verso la peggior performance settimanale dall’inizio di maggio. A influenzare il mercato sono soprattutto le crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, che stanno alimentando timori di un’inflazione più persistente e di una politica monetaria più restrittiva da parte della Federal Reserve.

Gli investitori guardano inoltre con particolare attenzione ai dati sul mercato del lavoro statunitense, attesi nelle prossime ore, che potrebbero fornire indicazioni decisive sul futuro dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.
Indice
Prezzo dell’oro in ribasso, settimana negativa per il metallo prezioso
L’oro spot ha ceduto circa lo 0,8%, scendendo a 4.440,84 dollari l’oncia, mentre i contratti futures hanno registrato una flessione analoga, attestandosi a 4.467,01 dollari l’oncia.
Il metallo giallo si prepara così a chiudere la settimana con una perdita di circa il 2,2%, il peggior risultato delle ultime settimane. Dopo una fase iniziale in cui le tensioni geopolitiche avevano sostenuto la domanda di beni rifugio, il mercato sta ora valutando gli effetti economici di un possibile prolungamento del conflitto.
Secondo gli operatori, un’escalation tra Washington e Teheran potrebbe mantenere elevati i prezzi dell’energia, alimentando nuove pressioni inflazionistiche a livello globale. Questo scenario rafforza l’ipotesi che le principali banche centrali, a partire dalla Federal Reserve, possano mantenere una linea prudente sui tagli dei tassi.
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Medio Oriente, i negoziati si allontanano
A pesare sul sentiment degli investitori sono stati gli ultimi sviluppi sul fronte diplomatico. Le prospettive di un accordo tra Stati Uniti e Iran appaiono infatti sempre più fragili dopo il nuovo scambio di attacchi tra le due parti e le indiscrezioni che indicano un allontanamento di Teheran dai colloqui.
Anche la situazione in Libano continua a destare preoccupazione. Il rifiuto di Hezbollah di accettare un cessate il fuoco con Israele ha ulteriormente ridotto le possibilità di una de-escalation regionale. L’Iran aveva più volte indicato una tregua nel sud del Libano come elemento fondamentale per qualsiasi percorso negoziale più ampio.
Gli ultimi eventi sembrano quindi confermare uno scenario di instabilità destinato a protrarsi nel tempo, con possibili ripercussioni sui mercati energetici e sull’andamento dell’inflazione mondiale.
Perché i tassi elevati penalizzano l’oro
Sebbene l’oro sia tradizionalmente considerato un bene rifugio nei momenti di incertezza geopolitica, il contesto attuale presenta una dinamica diversa.
Se il conflitto dovesse contribuire ad alimentare l’inflazione, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a mantenere i tassi d’interesse elevati più a lungo del previsto. Questa prospettiva tende a rafforzare il dollaro e a ridurre l’appeal dell’oro, che non offre rendimenti periodici come obbligazioni o strumenti monetari.
In questo contesto, gli investitori stanno privilegiando asset che possono beneficiare di rendimenti più elevati, limitando la domanda per il metallo prezioso.
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Anche argento e platino chiudono la settimana in rosso
La debolezza non riguarda soltanto l’oro. Anche gli altri principali metalli preziosi hanno registrato vendite significative:
- l’argento spot è sceso dell’1,7%, portandosi a 72,63 dollari l’oncia e accumulando una perdita settimanale di circa il 3,5%;
- il platino spot ha ceduto lo 0,9%, attestandosi a 1.880,76 dollari l’oncia, con un calo settimanale vicino all’1%.
Il comparto dei metalli preziosi nel suo complesso continua quindi a risentire delle aspettative di tassi più elevati e del rafforzamento del biglietto verde.
Nonfarm Payrolls sotto i riflettori
L’appuntamento più atteso della giornata resta la pubblicazione dei dati sui Nonfarm Payrolls di maggio, considerati uno degli indicatori più importanti per valutare lo stato di salute dell’economia statunitense.
Le previsioni indicano un rallentamento della crescita dell’occupazione rispetto ai mesi precedenti, segnale coerente con una fase di moderazione dell’attività economica. Tuttavia, il mercato resta prudente dopo che il dato ha sorpreso al rialzo in quattro degli ultimi sei mesi.
Un rapporto sull’occupazione più forte delle attese potrebbe rafforzare ulteriormente la convinzione che la Federal Reserve manterrà i tassi invariati ancora a lungo. Al contrario, un raffreddamento più marcato del mercato del lavoro potrebbe riaprire il dibattito su possibili tagli del costo del denaro nei prossimi mesi.
Per oro, dollaro e mercati finanziari globali, il dato di oggi potrebbe rappresentare uno dei principali catalizzatori di breve termine.
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