Le principali Borse mondiali si preparano a chiudere la settimana in un clima di forte tensione. Dopo la correzione di Wall Street, anche i mercati asiatici hanno registrato pesanti vendite, alimentando il timore che il comparto tecnologico stia entrando in una nuova fase di maggiore prudenza.

A pesare sul sentiment degli investitori sono soprattutto le ultime novità provenienti da Apple e OpenAI, che hanno riportato l’attenzione sull’aumento dei costi dell’intelligenza artificiale e sugli enormi investimenti necessari per sostenere la crescita del settore.
Il risultato è un deciso ritorno dell’avversione al rischio: il Nikkei giapponese perde circa il 5%, mentre il Kospi sudcoreano crolla oltre l’8%. Anche i future europei e statunitensi indicano un’apertura in territorio negativo, lasciando presagire un altro venerdì particolarmente difficile per i mercati azionari.
Secondo diversi analisti, alla volatilità delle ultime ore hanno contribuito anche i tradizionali movimenti di riequilibrio dei portafogli di fine mese e di fine trimestre.
Indice
- 1 Apple aumenta i prezzi e riaccende i dubbi sui costi dell’intelligenza artificiale
- 2 Wall Street chiude contrastata: Big Tech in rosso, Micron vola
- 3 Inflazione USA e PIL rafforzano l’ipotesi di una Fed più restrittiva
- 4 Asia in profondo rosso: il Kospi perde oltre l’8%
- 5 Valute, obbligazioni e materie prime
Apple aumenta i prezzi e riaccende i dubbi sui costi dell’intelligenza artificiale
Il mercato guarda con attenzione alla decisione di Apple di ritoccare i listini di alcuni dei suoi prodotti più importanti. Se gli iPhone manterranno gli attuali prezzi, iPad e MacBook diventeranno più costosi, una scelta legata al forte incremento dei prezzi delle memorie e delle soluzioni di archiviazione, sempre più richieste dai data center destinati all’intelligenza artificiale.
Il messaggio è chiaro: persino un colosso come Apple non riesce più ad assorbire completamente l’aumento dei costi produttivi. Gli investitori temono ora che altre aziende seguano la stessa strada.
Microsoft ha già annunciato rincari fino a 150 dollari per alcune console Xbox, mentre i risultati di Micron hanno confermato una domanda estremamente sostenuta di chip di memoria, con ordini già assicurati per circa 22 miliardi di dollari.
A peggiorare ulteriormente il quadro si sono aggiunte le indiscrezioni secondo cui OpenAI starebbe valutando di rinviare la propria quotazione in Borsa al prossimo anno, una notizia che ha raffreddato l’entusiasmo degli investitori verso il settore AI.
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Wall Street chiude contrastata: Big Tech in rosso, Micron vola
La seduta di ieri negli Stati Uniti si è conclusa senza una direzione univoca.
Il Dow Jones è riuscito a terminare leggermente in positivo (+0,14%), mentre lo S&P 500 è rimasto praticamente invariato (-0,01%). Più pesante invece il Nasdaq, che ha perso lo 0,46%, penalizzato dalle vendite sui grandi nomi della tecnologia.
Le preoccupazioni riguardano soprattutto la sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale. Gli investitori continuano infatti a interrogarsi su chi sosterrà gli enormi investimenti richiesti per sviluppare infrastrutture, data center e chip sempre più sofisticati.
A questo si aggiungono aspettative di una Federal Reserve meno accomodante, dopo una serie di dati macroeconomici che indicano un’economia americana ancora resiliente.
Tra i principali movimenti della giornata:
- Apple e Nvidia hanno perso oltre il 6%;
- Microsoft e Alphabet hanno chiuso in ribasso tra lo 0,5% e il 3,5%;
- Micron è balzata del 15,7% grazie a risultati e prospettive superiori alle attese;
- Sandisk, Qualcomm, Western Digital e Seagate hanno registrato forti rialzi sostenuti dalla crescente domanda di memoria per l’intelligenza artificiale.
Tra i protagonisti della seduta anche Bio-Techne, salita dell’11,8% dopo l’accordo per l’acquisizione da parte della tedesca Merck KGaA per circa 11,3 miliardi di dollari.
Nel frattempo il Financial Times ha rivelato che SpaceX starebbe preparando il lancio di un servizio Starlink dedicato agli utenti mobili negli Stati Uniti, entrando così in diretta concorrenza con Verizon, AT&T e T-Mobile.
Inflazione USA e PIL rafforzano l’ipotesi di una Fed più restrittiva
I dati macroeconomici pubblicati dal Dipartimento del Commercio statunitense hanno ulteriormente rafforzato le aspettative di una politica monetaria prudente da parte della Federal Reserve.
L’inflazione di maggio è tornata sopra il 4%, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi tre anni, sostenuta soprattutto dall’aumento dei prezzi dell’energia.
Anche il PIL del primo trimestre è stato rivisto al rialzo, passando dall’1,6% al 2,1%, mentre le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione sono diminuite oltre le aspettative, confermando un mercato del lavoro ancora robusto.
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Asia in profondo rosso: il Kospi perde oltre l’8%
La seduta asiatica si chiude con vendite diffuse.
L’indice MSCI Asia-Pacifico arriva a perdere quasi il 4%, mentre il Nikkei giapponese scivola di circa il 5%.
Tra i titoli più colpiti figura SoftBank, che lascia sul terreno circa il 13%. Il mercato teme infatti che l’eventuale rinvio della quotazione di OpenAI possa ridurre le plusvalenze attese dalla partecipazione detenuta dal gruppo giapponese.
Ancora più pesante la situazione in Corea del Sud, dove il Kospi crolla oltre l’8%, provocando persino l’attivazione del meccanismo automatico di sospensione delle contrattazioni per contenere la volatilità.
L’attenzione degli investitori resta ora concentrata su Samsung Electronics e SK Hynix. Secondo indiscrezioni della stampa locale, lunedì potrebbero essere annunciati investimenti per centinaia di miliardi di dollari destinati allo sviluppo dell’industria nazionale dei semiconduttori.
Il piano di Samsung, secondo i media sudcoreani, potrebbe arrivare a circa 1.000 trilioni di won nell’arco dei prossimi dieci anni, configurandosi come il più grande programma di investimenti industriali nella storia del Paese.
Anche la Cina archivia una seduta negativa: l’Hang Seng perde oltre il 2%, il CSI 300 cede circa il 2% e il Taiex di Taipei arretra del 3%.
Valute, obbligazioni e materie prime
Sul mercato valutario continua la forza del dollaro americano, mentre lo yen rimane vicino ai minimi degli ultimi quarant’anni contro il biglietto verde, alimentando le aspettative di un possibile intervento delle autorità giapponesi.
I rendimenti dei Treasury statunitensi mostrano poche variazioni, con il decennale stabile poco sopra il 4,40%.
Prosegue invece la fase correttiva dei metalli preziosi. Oro e argento chiudono un mese particolarmente difficile, mentre il Bitcoin scivola sui livelli più bassi osservati dall’autunno del 2024.
Anche il petrolio continua a perdere terreno. Il Brent si riporta sotto i 74 dollari al barile dopo la ripresa delle operazioni di carico presso il terminal saudita di Ras Tanura. Nonostante il recente raffreddamento delle quotazioni, gli analisti ritengono che eventuali tensioni geopolitiche o una ripresa della domanda globale possano riportare volatilità sul mercato energetico nei prossimi mesi.
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