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Notizie Finanziarie

Azioni MPS tra mosse Fondazione e contro-mosse Lovaglio: cosa sta succedendo?

Avatar di Enzo L. Di Enzo L. 6 min di lettura

Le azioni MPS scendono del 2,1% a Piazza Affari e scivolano sotto gli 11 euro, mentre si avvicina l’assemblea degli azionisti del 29 ottobre, chiamata a decidere sul piano strategico dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. A complicare ulteriormente la posizione del manager è arrivata l’apertura della Fondazione Monte dei Paschi all’Opas di Intesa Sanpaolo, un orientamento che può indebolire sul piano politico e simbolico il fronte contrario all’integrazione con Ca’ de Sass.

Insegna monte paschi
Azioni MPS – MeteoFinanza.com

Lovaglio, però, non ha intenzione di farsi da parte e continua a difendere il progetto industriale costruito intorno alle operazioni su Banco BPM e Banca Generali, oltre alla fusione con Mediobanca. Il problema è che i principali azionisti e i proxy advisor si stanno orientando contro una parte rilevante del piano. La riunione della Fondazione prevista per il 23 ottobre e il voto assembleare del 29 ottobre sono diventati così i due passaggi decisivi per il futuro della banca senese.

Fondazione MPS apre a Intesa: la decisione attesa il 23 ottobre

La novità è arrivata dal presidente della Fondazione MPS, Riccardo Coppini, che ha annunciato l’intenzione di proporre agli organi competenti una valutazione positiva dell’Opas di Intesa Sanpaolo e la conseguente adesione all’offerta. La decisione formale non è ancora stata presa: la posizione sarà discussa il 23 ottobre, sulla base anche delle analisi tecniche richieste agli advisor.

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La Fondazione detiene oggi appena lo 0,2% del capitale di MPS, una partecipazione che non sposta in modo significativo gli equilibri finanziari dell’assemblea. Il suo orientamento ha però un peso simbolico notevole, considerato il legame storico tra l’ente e il Monte dei Paschi, di cui in passato è stato azionista di riferimento.

L’apertura a Intesa ha provocato la reazione del Comune di Siena e della Provincia. La sindaca Nicoletta Fabio e la presidente provinciale Agnese Carletti hanno chiesto a Coppini di chiarire le ragioni della posizione assunta, richiamando la necessità di tutelare l’integrità della banca, la permanenza della direzione generale a Siena e i livelli occupazionali.

Anche all’interno della Fondazione sono emerse perplessità sulla tempistica dell’annuncio. La riunione del 23 ottobre si prospetta quindi delicata non soltanto per l’esito della valutazione sull’offerta, ma anche per il confronto interno all’ente. Un eventuale sostegno formale a Intesa renderebbe ancora più evidente l’isolamento della strategia di Lovaglio.

Lovaglio non si dimette e difende il piano su Banco BPM e Banca Generali

Le indiscrezioni su un possibile passo indietro dell’amministratore delegato sono state smentite. Lovaglio non intende lasciare la guida di MPS e sta continuando a lavorare in vista dell’assemblea, mantenendo la linea sulle operazioni straordinarie presentate agli azionisti.

Il progetto punta ad ampliare le dimensioni del gruppo attraverso le offerte su Banco BPM e Banca Generali, dopo l’acquisizione di Mediobanca. L’obiettivo è costruire un polo bancario di dimensioni maggiori e preservare l’indipendenza di MPS rispetto all’offerta di Intesa Sanpaolo.

La resistenza del management, tuttavia, si scontra con un numero crescente di oppositori. Il consiglio di amministrazione ha confermato che le proposte saranno sottoposte al voto del 29 ottobre, nonostante le indicazioni sfavorevoli arrivate dai consulenti degli investitori istituzionali.

Lovaglio ha contestato la lettura dei proxy advisor, sostenendo che i giudizi negativi sulle due offerte non dipendano necessariamente dal progetto industriale in sé, ma anche dall’incertezza generata dall’offerta concorrente di Intesa. Il manager ritiene quindi che il piano debba essere valutato per il suo potenziale industriale e non soltanto alla luce dello scontro in corso per il controllo della banca.

Tra le possibili vie d’uscita resta almeno la possibilità di ottenere il via libera alla fusione con Mediobanca, sulla quale ISS e Glass Lewis hanno espresso una valutazione favorevole. Un’approvazione parziale del piano consentirebbe a Lovaglio di salvare almeno uno dei pilastri della propria strategia, pur lasciando aperti gli interrogativi sulle altre operazioni.

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Il fronte contrario al piano Lovaglio si avvicina al 34%

Il principale ostacolo per l’amministratore delegato è rappresentato dagli orientamenti dei grandi azionisti. Il fronte contrario alle operazioni su Banco BPM e Banca Generali viene stimato intorno al 34% del capitale di MPS.

A comporlo sono soprattutto Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, con il 17,6%, e Francesco Gaetano Caltagirone, con il 13,5%. Seguono Edizione, la holding della famiglia Benetton, con l’1,45%, Praude con lo 0,72% e Fondaco Lux con lo 0,41%.

A queste posizioni si aggiunge Goldstone Capital, cui viene attribuita una partecipazione compresa tra l’1% e il 2% e che ha dichiarato il proprio sostegno all’offerta di Intesa. Anche l’eventuale adesione della Fondazione MPS rafforzerebbe il fronte favorevole a Ca’ de Sass, sebbene il peso diretto dell’ente sia limitato.

Il quadro è ulteriormente complicato dai giudizi di Institutional Shareholder Services (ISS) e Glass Lewis, due società che forniscono raccomandazioni di voto agli investitori istituzionali. Entrambe hanno invitato gli azionisti a respingere le offerte su Banco BPM e Banca Generali e la distribuzione della maxi-cedola straordinaria da 4 miliardi di euro collegata alle operazioni.

I due advisor hanno invece raccomandato di approvare la fusione con Mediobanca. Glass Lewis ha motivato la propria posizione anche con la necessità di preservare la flessibilità strategica di MPS, lasciando alla banca la possibilità di negoziare condizioni migliori con Intesa o di valutare alternative qualora l’Opas non andasse a buon fine.

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Assemblea MPS del 29 ottobre: cosa può succedere adesso

Il voto del 29 ottobre dovrà chiarire quali parti del piano di Lovaglio dispongono del sostegno necessario per procedere. La maggiore incertezza riguarda le due offerte di acquisizione e la maxi-cedola, sulle quali si sono già espressi negativamente sia diversi azionisti rilevanti sia i proxy advisor.

Sul tavolo resta anche l’Opas di Intesa Sanpaolo, che ha migliorato la propria offerta subordinando il rilancio al voto contrario degli azionisti MPS sul piano alternativo. Intesa ha inoltre segnalato la possibilità di ritirare l’offerta qualora le condizioni poste non venissero rispettate.

Per Lovaglio, quindi, la difficoltà non consiste soltanto nel convincere gli azionisti della validità del progetto industriale, ma anche nel trovare una maggioranza disposta a sostenerlo nel confronto con Intesa. La fusione con Mediobanca potrebbe rappresentare il risultato più concreto ottenibile in assemblea, mentre le altre operazioni appaiono esposte a un rischio elevato di bocciatura. Staremo a vedere.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Enzo L.

Enzo L.

Laureato in scienze politiche, ha svolto per anni la professione di mediatore creditizio regolarmente iscritto all'albo per poi approdare in un grande gruppo bancario italiano che ha lasciato prima dello scoppio della crisi del debito sovrano. Da sempre attratto da internet e dalle potenzialità del lavoro in remoto, è approdato in uno dei più importanti siti finanziari italiani dove ha maturato una profonda conoscenza del mercato azionario italiano ed estero. Il lavoro è così diventato una passione consolidatasi con anni di studio ed esperienze pratiche di trading.

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