Il prezzo dell’oro continua a mostrare segnali di debolezza nonostante gli acquisti sostenuti da parte degli ETF e delle banche centrali. Una situazione apparentemente contraddittoria che sta attirando l’attenzione degli investitori, soprattutto dopo la forte correzione registrata a settembre. La spiegazione va cercata principalmente nell’aumento dei rendimenti obbligazionari statunitensi, nel rafforzamento del dollaro e nelle vendite effettuate dagli operatori sui mercati dei futures.
Secondo i dati del World Gold Council, a settembre 2026 l’oro ha perso l’8,5%, chiudendo il mese a circa 4.176 dollari l’oncia. Nello stesso periodo, però, gli ETF garantiti da oro fisico hanno raccolto 10 miliardi di dollari di nuovi investimenti, portando le proprie riserve a un massimo storico di 4.256 tonnellate.
Perché il prezzo dell’oro scende se gli investitori continuano a comprarlo

Il fattore determinante è rappresentato dal cambiamento delle condizioni finanziarie negli Stati Uniti. Durante settembre, il rendimento dei Treasury decennali è aumentato di 53 punti base, raggiungendo il 5,3%, mentre l’indice del dollaro ha guadagnato circa il 2%.
Quando le obbligazioni offrono interessi più elevati, detenere oro diventa relativamente meno conveniente perché il metallo prezioso non produce cedole. Un dollaro più forte, inoltre, rende gli acquisti più costosi per gli investitori che utilizzano altre valute, contribuendo a frenare la domanda.
A queste pressioni si sono aggiunte le vendite sui mercati dei derivati. Le posizioni degli investitori istituzionali sui futures dell’oro si sono ridotte di circa 12 miliardi di dollari, equivalenti a 84 tonnellate. Le chiusure di queste posizioni hanno contribuito a spingere le quotazioni verso il basso, compensando gli acquisti registrati dagli ETF.
Il dato dimostra come i flussi verso i fondi non siano sufficienti, da soli, a determinare la direzione del prezzo. Le quotazioni dipendono dall’equilibrio complessivo tra compratori e venditori, comprese le operazioni speculative e quelle realizzate per gestire il rischio.
Banche centrali ed ETF continuano a sostenere la domanda
Nonostante la correzione, la domanda strutturale rimane significativa. Gli ETF sull’oro hanno registrato afflussi per circa 31 miliardi di dollari nel terzo trimestre 2026, con investimenti provenienti principalmente da Nord America ed Europa.
Anche le banche centrali continuano ad accumulare riserve auree per diversificare i propri patrimoni e ridurre l’esposizione alle valute tradizionali. La Banca Popolare Cinese ha acquistato 23 tonnellate di oro a settembre, portando a 63 tonnellate gli acquisti complessivi del trimestre.
Questi movimenti riflettono preoccupazioni più profonde legate all’indebitamento pubblico, ai rischi geopolitici e alla stabilità del sistema finanziario internazionale. Le banche centrali acquistano oro con un orizzonte generalmente di lungo periodo, mentre gli operatori sui futures possono reagire rapidamente ai cambiamenti dei tassi e alle aspettative economiche.
La combinazione di queste strategie spiega perché il metallo prezioso possa perdere valore anche durante una fase di consistenti acquisti istituzionali.
Previsioni oro: i fattori da seguire nelle prossime settimane
Il prossimo elemento decisivo sarà rappresentato dalla politica monetaria americana. La Federal Reserve si riunirà il 27 e 28 ottobre 2026 e gli investitori cercheranno indicazioni sull’evoluzione dei tassi d’interesse e sulle prospettive dell’inflazione.
Un ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari o un rafforzamento del dollaro potrebbero mantenere sotto pressione l’oro. Al contrario, un allentamento delle condizioni finanziarie potrebbe favorire un recupero, soprattutto se gli acquisti degli ETF e delle banche centrali dovessero proseguire.
Il 20 ottobre l’oro si muove intorno ai 4.100-4.150 dollari l’oncia, ancora lontano dai massimi raggiunti nei mesi precedenti. La tenuta dell’area dei 4.100 dollari e la capacità di recuperare quota 4.200 dollari rappresentano riferimenti da osservare nel breve periodo, senza costituire livelli di inversione garantiti.
Il quadro rimane quindi caratterizzato da due forze contrapposte: da una parte dollaro e rendimenti elevati frenano le quotazioni, dall’altra ETF e banche centrali continuano ad accumulare oro. Per gli investitori la questione principale sarà capire quale delle due componenti prevarrà nelle prossime settimane, perché gli acquisti record non escludono ulteriori correzioni.
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