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Mercati Finanziari

Perchè il prezzo dell’oro cala ancora e come cavalcare questo trend

Avatar di Enzo L. Di Enzo L. 8 min di lettura

L’oro scende mentre le tensioni geopolitiche aumentano e il petrolio torna sopra i 110 dollari al barile. Un movimento che può sembrare controintuitivo per un bene rifugio, ma che trova una spiegazione nelle aspettative sui tassi d’interesse e nella reazione dei mercati obbligazionari. Mentre è in corso la redazione dell’articolo il prezzo spot del metallo prezioso è sceso fino a 4.081,89 dollari l’oncia, con una perdita dell’1,4% e un minimo di oltre due settimane. La quotazione resta così distante dal record di circa 5.595 dollari raggiunto a gennaio.

Lingotti d’oro su documenti finanziari, con grafici di mercato in calo visualizzati su uno schermo sullo sfondo
Oro – MeteoFinanza.com

Per gli investitori, la questione è capire se la correzione possa proseguire oppure se il mercato sia vicino a un punto di reazione. Perché, nonostante le tensioni in Medio Oriente e i rischi sulle forniture energetiche, il prezzo dell’oro non sta salendo?

La risposta riguarda soprattutto il costo del denaro. Le preoccupazioni per l’inflazione alimentate dal petrolio stanno rafforzando le aspettative di tassi statunitensi elevati più a lungo, riducendo l’attrattiva di un asset che non paga interessi. Ma vediamo nel dettaglio.

Perché il prezzo dell’oro continua a scendere

Il paradosso dell’oro nasce dal rapporto tra petrolio, inflazione e politica monetaria. Le tensioni in Medio Oriente, comprese le minacce alle infrastrutture energetiche e le preoccupazioni sulle rotte commerciali, hanno spinto verso l’alto le quotazioni del greggio. Un petrolio più caro può alimentare nuove pressioni sui prezzi al consumo e rendere più difficile il percorso di riduzione dell’inflazione negli Stati Uniti.

L’oro è tradizionalmente considerato una riserva di valore e una possibile protezione nelle fasi di incertezza. Tuttavia, non produce cedole né interessi. Se il mercato ritiene che la Federal Reserve debba mantenere una politica monetaria restrittiva, o addirittura aumentare ancora i tassi, gli investimenti obbligazionari possono diventare relativamente più interessanti.

È questo il meccanismo che sta penalizzando il metallo prezioso. Secondo Reuters, il rialzo del petrolio ha rafforzato le preoccupazioni sull’inflazione e le aspettative di tassi più alti più a lungo. I dati statunitensi sui prezzi, risultati superiori alle attese, hanno contribuito a consolidare questo scenario.

In altre parole, una crisi geopolitica non determina necessariamente un rialzo dell’oro. Se la reazione dei mercati passa attraverso l’aumento dei prezzi energetici e la prospettiva di una politica monetaria più restrittiva, il costo opportunità di detenere metallo prezioso può aumentare proprio mentre cresce l’incertezza internazionale.

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Fed e rendimenti obbligazionari: il fattore decisivo

La prossima riunione della Federal Reserve, in programma il 27 e 28 ottobre, rappresenta uno dei principali appuntamenti per il mercato dell’oro. Gli investitori cercheranno indicazioni sulla durata della fase restrittiva e sulle possibili mosse successive.

Al momento il mercato attribuisce una probabilità del 91% a un rialzo dei tassi di 25 punti base a dicembre. La riunione di ottobre, invece, è attesa senza un nuovo intervento sui tassi. Un ulteriore elemento da seguire sarà il dato statunitense sull’inflazione PCE, previsto per il 29 ottobre e particolarmente importante per le valutazioni della Fed.

Se le prossime indicazioni confermassero un’inflazione persistente e rendimenti obbligazionari elevati, il prezzo dell’oro potrebbe rimanere sotto pressione. Una comunicazione più accomodante della banca centrale Usa, al contrario, potrebbe attenuare le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi e favorire un recupero del metallo.

Anche il dollaro svolge un ruolo importante. L’oro è quotato in valuta statunitense e un rafforzamento del biglietto verde tende a renderlo più costoso per gli acquirenti che utilizzano altre valute. Le variazioni del cambio possono quindi aggiungere un’ulteriore componente di volatilità a quella generata dai rendimenti obbligazionari.

Quindi il punto da seguire non è soltanto il prezzo dell’oro, ma il rapporto tra inflazione attesa, tassi reali e dollaro. Sono queste variabili a contribuire alla direzione del mercato anche quando le tensioni geopolitiche suggerirebbero, a prima vista, una domanda più elevata di beni rifugio.

Domanda di oro e vendite speculative: perché i flussi non bastano

La correzione non significa che siano venuti meno tutti i fattori strutturali favorevoli al metallo prezioso. Gli acquisti delle banche centrali continuano a rappresentare una componente importante della domanda di lungo periodo, mentre gli investitori possono utilizzare oro ed ETF collegati per diversificare i portafogli.

I dati raccolti nel materiale di riferimento mostrano però un mercato attraversato da movimenti contrastanti. Dopo le uscite nette registrate dagli ETF globali sull’oro nella prima metà del 2026, agosto ha visto afflussi particolarmente elevati. A settembre, nonostante una flessione superiore all’8% delle quotazioni, i fondi hanno continuato a ricevere capitali.

Questa divergenza segnala che la domanda degli investitori non è sufficiente, da sola, a determinare la direzione dei prezzi nel breve periodo. Le posizioni sui futures possono modificarsi rapidamente e le liquidazioni delle operazioni speculative al rialzo possono amplificare una correzione.

Anche la domanda fisica incontra difficoltà quando le quotazioni sono molto elevate. Nel secondo trimestre gli acquisti di gioielli sono scesi a 278 tonnellate, il livello trimestrale più basso dall’inizio della pandemia e il 17% in meno rispetto a un anno prima.

Il quadro è quindi articolato: gli acquisti istituzionali possono sostenere il prezzo sul lungo periodo, ma nel breve termine contano anche rendimenti, dollaro, posizionamento degli operatori e domanda dei consumatori. Insomma uno scenario completo che richiede un approccio molto accorto soprattutto se si opera con strumenti speculativi come i CFD.

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Come operare sul ribasso dell’oro con i CFD

Quando il prezzo di un asset scende, non è necessario acquistarlo per cercare di sfruttare la variazione. I CFD sull’oro consentono di aprire posizioni sia al rialzo sia al ribasso, senza acquistare e detenere fisicamente il metallo.

Con una posizione long, il risultato positivo dipende da un aumento del prezzo. Con una posizione short, invece, l’operazione genera un profitto lordo se la quotazione scende rispetto al livello di apertura. Se il prezzo sale, la posizione short registra una perdita.

Questa caratteristica permette di impostare un’operatività coerente con uno scenario ribassista, ma non significa che ogni discesa costituisca automaticamente un’opportunità. Per valutare un’operazione è necessario individuare il contesto di mercato, definire in anticipo il livello di uscita in caso di movimento contrario e stabilire un’esposizione compatibile con il capitale disponibile.

Un esempio numerico aiuta a capire il meccanismo. Supponendo un’esposizione nominale di 10.000 dollari sull’oro attraverso un CFD short, una diminuzione del 2% del prezzo comporterebbe un guadagno lordo di circa 200 dollari. Un rialzo del 2% produrrebbe invece una perdita lorda dello stesso importo. Si tratta di un esempio puramente illustrativo, che non considera spread, commissioni, eventuali costi di mantenimento e possibili differenze tra prezzo atteso ed esecuzione effettiva.

La leva finanziaria permette di controllare un’esposizione superiore al margine impegnato, ma amplifica l’effetto delle variazioni di prezzo sul capitale impiegato. Un movimento contrario anche relativamente contenuto può quindi generare perdite significative, soprattutto se la posizione è sovradimensionata.

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Dukascopy Europe mette a disposizione strumenti per negoziare CFD sulle materie prime, compreso l’oro. L’operatività è disponibile attraverso piattaforme come JForex e MetaTrader, utilizzabili da desktop e dispositivi mobili. Il broker offre inoltre un conto demo per prendere confidenza con la piattaforma e simulare le operazioni senza utilizzare denaro reale.

Per chi valuta una posizione ribassista sull’oro, l’aspetto centrale è poter gestire l’operazione in modo disciplinato. Prima di aprire una posizione è opportuno verificare il prezzo di acquisto e vendita, lo spread applicato, le commissioni e gli eventuali costi overnight per mantenere il CFD oltre la giornata.

Le condizioni economiche e il margine richiesto dipendono dallo strumento e dal tipo di conto. Per questo motivo è necessario consultare le specifiche aggiornate del CFD sull’oro prima di effettuare un’operazione.

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Quali segnali seguire prima di una posizione short sull’oro

Per valutare la prosecuzione della discesa, gli investitori possono concentrarsi su tre elementi: evoluzione dei rendimenti obbligazionari statunitensi, indicazioni della Fed e comportamento del prezzo dopo le sedute negative.

Una conferma della pressione ribassista potrebbe arrivare da nuovi minimi accompagnati da tentativi di recupero incapaci di riportare stabilmente le quotazioni sui livelli precedenti. Al contrario, un rientro dei rendimenti o segnali di maggiore disponibilità della Fed a ridurre la restrizione monetaria potrebbero favorire un recupero dell’oro e mettere in difficoltà le posizioni short.

Sul piano tecnico, il minimo del 14 ottobre, in area 4.073 dollari l’oncia, può essere ritenuto riferimento da monitorare, mentre 4.135 dollari rappresentano una prima area di resistenza (precisiamo subito che si tratta di livelli riferiti a quel momento di mercato, non di soglie garantite né di indicazioni operative valide in ogni situazione).

Il prezzo dell’oro si trova dunque in una fase in cui le aspettative sui tassi stanno prevalendo, almeno nel breve periodo, sul tradizionale ruolo di bene rifugio. I CFD permettono di prendere posizione anche in uno scenario ribassista, ma la volatilità del metallo, la leva e i costi di negoziazione rendono essenziale valutare attentamente il rischio prima di qualsiasi operazione.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Enzo L.

Enzo L.

Laureato in scienze politiche, ha svolto per anni la professione di mediatore creditizio regolarmente iscritto all'albo per poi approdare in un grande gruppo bancario italiano che ha lasciato prima dello scoppio della crisi del debito sovrano. Da sempre attratto da internet e dalle potenzialità del lavoro in remoto, è approdato in uno dei più importanti siti finanziari italiani dove ha maturato una profonda conoscenza del mercato azionario italiano ed estero. Il lavoro è così diventato una passione consolidatasi con anni di studio ed esperienze pratiche di trading.

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