Piazza Affari viaggia senza grandi scossoni, ma le azioni TIM imboccano la strada opposta e finiscono in fondo al listino. A metà mattinata il titolo dell’ex monopolista perde circa il 2% a 5,65 euro, distinguendosi nettamente dall’andamento generale del mercato. A condizionare potrebbero essere le nuove dichiarazioni dell’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, che ha ribadito l’intenzione di accompagnare le azioni Telecom Italia fuori da Borsa Italiana entro la fine del suo mandato, prevista prima di aprile 2029.

Il delisting non è una prospettiva nuova, ma le parole del manager riportano in primo piano un tema cruciale per gli azionisti di minoranza: quale percorso seguirà Poste per arrivare al controllo totalitario di TIM e quali conseguenze avrà l’uscita da Piazza Affari per chi possiede ancora il titolo?
Ricordiamo che Poste è salita a circa l’87% del capitale di TIM dopo l’offerta pubblica di acquisto e scambio conclusa a settembre e gli acquisti successivi. La partecipazione lascia quindi sul mercato una quota minoritaria relativamente ridotta.
Lato operativo le azioni TIM hanno perso oltre il 20% nell’ultimo mese ma restano in rialzo dell’11% da inizio anno.
Delisting TIM entro aprile 2029: cosa ha detto Del Fante
Intervenendo al festival di Moneta, l’amministratore delegato di Poste Italiane ha chiarito che TIM resterà un’azienda indipendente sul piano gestionale, pur operando sotto il controllo della capogruppo. L’obiettivo è mantenere una struttura sufficientemente agile in un settore complesso, garantendo al contempo il coordinamento con le attività di Poste.
La quotazione in borsa delle azioni TIM, invece, non rientra nei piani di lungo periodo. Del Fante ha dichiarato che Telecom non resterà quotata e che Poste dispone ancora di un paio d’anni per completare l’operazione, con l’auspicio di arrivare al delisting prima della scadenza del mandato, nell’aprile 2029.
Il punto centrale è che l’uscita da Piazza Affari viene confermata come obiettivo, ma non è stata annunciata una nuova offerta immediata rivolta agli azionisti di minoranza. Le parole del manager non definiscono, da sole, né il calendario esecutivo né le modalità precise con cui verrà acquisito il capitale ancora sul mercato.
È questa distinzione a contare per gli investitori: la conferma del delisting rafforza la visibilità sulla destinazione finale della società, ma lascia aperti gli interrogativi sul percorso che separa l’attuale partecipazione di Poste dal controllo del 100%.
📉 “Le singole azioni falliscono. Gli indici no”. 💹
Fino al 9,25% annuo con il certificato su indici azionari
- 📌 ISIN: XS3127881525
- 💻 Sottostanti: EuroStoxx 50, EuroStoxx Bank, Nikkei 225, Nasdaq 100
- 💵 Cedola annuale lorda: 9,25% con memoria
- 🛡️ Barriera cedola e scadenza: 60%
- 💰 Autocall: da luglio 2027
TIM Brasil non è in vendita: perché la precisazione conta
Un altro passaggio dell’intervento di Del Fante riguarda la controllata brasiliana. Il manager ha sottolineato che TIM Brasil genera molta cassa, non è in vendita e non rappresenta un elemento strategico del disegno industriale descritto per il gruppo italiano. Poste intende piuttosto utilizzarla in maniera tattica nei prossimi mesi. Teleborsa
La precisazione è rilevante perché limita le aspettative di una cessione immediata della partecipazione brasiliana come possibile fonte di liquidità o strumento per accelerare la riorganizzazione. Il valore di TIM Brasil rimane importante per il gruppo, ma non è stata indicata una monetizzazione attraverso una vendita.
Del Fante ha inoltre riconosciuto i progressi compiuti da Telecom Italia negli ultimi anni, soprattutto sul fronte della riduzione del debito. La società si trova oggi in una posizione finanziaria più solida rispetto al passato, anche grazie al lavoro svolto dall’amministratore delegato Pietro Labriola. Restano però le difficoltà strutturali di un mercato caratterizzato da forte concorrenza e prezzi medi dei servizi inferiori a quelli europei.
Cosa fare con le azioni TIM dopo il ribasso?
Per chi segue il titolo, la questione non è soltanto se TIM lascerà la borsa, ma a quali condizioni avverrà l’uscita e quanto tempo sarà necessario per arrivarci.
La prospettiva del delisting può ridurre l’attrattiva del titolo per chi punta su una partecipazione liquida e negoziabile nel lungo periodo. Con Poste vicina all’87%, inoltre, la quota disponibile sul mercato è limitata e questo può accentuare le oscillazioni delle quotazioni quando cambiano le aspettative sull’operazione.
L’impatto su TIM dipenderà dalle modalità dell’eventuale acquisizione delle azioni residue, dal corrispettivo riconosciuto e dal percorso societario scelto per completare il delisting. Al momento, le dichiarazioni di Del Fante non forniscono elementi sufficienti per stabilire quale sarà il trattamento definitivo delle partecipazioni ancora detenute dal mercato.
Sul piano operativo, il ribasso verso 5,65 euro richiede quindi prudenza, soprattutto per chi valutasse l’acquisto confidando esclusivamente in un premio legato all’uscita dalla borsa. Sarà importante monitorare eventuali comunicazioni di Poste sulla struttura dell’operazione e verificare se TIM riuscirà a mantenere una dinamica finanziaria favorevole.
Il segnale da cogliere è che il delisting resta nei piani di Poste, ma non nel breve termine. Finché non emergeranno indicazioni più precise sui tempi e sulle condizioni dell’operazione, il titolo rimarrà esposto sia all’evoluzione del progetto societario sia alle valutazioni del mercato sulla sua capacità di creare valore sotto il nuovo azionista di controllo.
Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.
Trasparenza AI: Ai sensi delle normative vigenti in materia di trasparenza sui contenuti digitali e intelligenza artificiale (EU AI Act), si informa che la presente piattaforma integra sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi di assistenza alla scrittura, editing e creazione grafica.



