Le vendite di Ferragamo non vanno male, ma il mercato non vede ancora la ripartenza. È questo il problema emerso dai conti dei primi nove mesi, arrivati senza grosse sorprese ma anche senza segnali abbastanza forti da convincere gli investitori. A metà mattinata le azioni Ferragamo perdono il 5,3% a 6,80 euro. Il rosso porta il calo dell’ultimo mese vicino al 10%, anche se il titolo della maison resta in rialzo di circa il 10% rispetto a un anno fa.

A pesare sono soprattutto le difficoltà in Asia, il crollo delle vendite ai rivenditori e i dubbi sui tempi del rilancio. In questo quadro si inserisce anche Mediobanca, che ha tagliato il target price da 10,20 a 8,60 euro, mantenendo un giudizio neutrale che suggerisce la massima prudenza. I conti, quindi, non hanno deluso in modo clamoroso. Ma non hanno neppure dato al mercato un motivo per scommettere con più convinzione sulla ripresa.
Ricavi a 675 milioni: il trimestre non sorprende
Nei primi nove mesi del 2026 Ferragamo ha realizzato ricavi per 675 milioni di euro, stabili a cambi costanti ma in calo del 2,8% a cambi correnti. Nel solo terzo trimestre il fatturato è stato di 207 milioni, in flessione del 3,5% a cambi costanti e del 6,2% a cambi correnti.
Il dato è vicino alle attese, ma la direzione resta quella di una contrazione. Le vendite non hanno ancora imboccato una ripresa convincente e la società deve dimostrare che il piano di rilancio può produrre risultati più concreti.
Qualche segnale positivo arriva dalle calzature, cresciute del 2,6% a cambi costanti nei nove mesi. La pelletteria, invece, ha perso il 3,5%. Per un marchio come Ferragamo, il mercato cerca soprattutto una ripartenza commerciale capace di coinvolgere le categorie principali e i mercati più importanti.
Wholesale in caduta, il canale diretto non basta
Il dato più difficile da digerire riguarda le vendite wholesale, cioè quelle ai negozi multimarca. Nel terzo trimestre il canale ha generato 30,2 milioni di euro, con un calo del 19,1% a cambi costanti. La riduzione è molto più marcata rispetto a quella del fatturato complessivo.
Tiene meglio il canale diretto, che comprende i negozi del gruppo e le vendite online. Il DTC ha registrato ricavi per 173,3 milioni nel trimestre, sostanzialmente stabili a cambi costanti. Nei primi nove mesi ha raggiunto 537 milioni, in crescita del 4%.
Ferragamo sta puntando sempre di più sulle vendite dirette e su una distribuzione più selettiva. La strategia, però, presenta un conto nel breve periodo: la flessione del wholesale deve essere compensata da una crescita più forte degli altri canali. Per ora questo non sta accadendo.
Cina e Giappone frenano il recupero
A rendere più difficile la ripartenza c’è la debolezza dell’Asia, in particolare di Cina e Giappone. Il mercato del lusso non offre ancora alla società fiorentina la spinta necessaria per accelerare le vendite.
Il management ha descritto un trimestre con andamenti diversi da un mese all’altro: luglio è stato debole, agosto stabile e settembre positivo. Per ottobre, invece, è ancora presto per trarre conclusioni.
Il problema è che la ripresa resta discontinua. E proprio quando gli investitori cercano conferme sulla tenuta della domanda, Ferragamo non riesce ancora a mostrare un miglioramento uniforme. La debolezza asiatica pesa sulle prospettive, mentre il calo del wholesale lascia poco margine per compensare eventuali nuove battute d’arresto.
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Mediobanca taglia il target price a 8,60 euro
Dopo la pubblicazione dei risultati, Mediobanca ha ridotto il prezzo obiettivo sulle azioni Ferragamo da 10,20 a 8,60 euro, confermando il giudizio neutrale. La revisione riflette le difficoltà nel prevedere quando arriverà una ripresa più solida.
Anche Intermonte resta prudente: ha confermato il giudizio Underperform e abbassato il target price da 7 a 6,70 euro. L’istituto ha tagliato le stime sui ricavi per il periodo 2026-2028, mentre ha migliorato quelle sull’EBITDA grazie alle efficienze, alle vendite a prezzo pieno e ai cambi favorevoli.
Il messaggio è chiaro: qualche progresso nella gestione dei costi c’è, ma la crescita delle vendite rimane il punto debole. E senza un recupero del fatturato, diventa più difficile sostenere una rivalutazione del titolo.
Ferragamo si gioca tutto sul Natale
Per il 2026 il gruppo punta a ricavi vicini ai 950 milioni di euro, in linea con le attese degli analisti. Lo stesso management ha però riconosciuto che raggiungere l’obiettivo richiederà una buona stagione natalizia.
Si tratta di una condizione cruciale: l’ultimo trimestre dovrà compensare le difficoltà emerse durante l’anno, in un mercato che resta complicato. Sul fronte della governance, inoltre, alcuni analisti continuano a segnalare l’assenza di un amministratore delegato permanente come un fattore di rischio per l’esecuzione del piano di rilancio. La società sostiene che l’attuale struttura funzioni e che la strategia proceda secondo i programmi, ma ora servono risultati.
Il calo in borsa nasce soprattutto da qui: i conti non sono stati peggiori del previsto, ma la ripresa resta fragile. Il taglio di Mediobanca ha aggiunto pressione alle vendite, mentre la debolezza di Asia e wholesale continua a frenare le prospettive. L’impressione è che per convincere il mercato, Ferragamo debba mostrare una crescita più solida, non soltanto miglioramenti nella gestione dei costi.
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