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Notizie Finanziarie

Intesa Sanpaolo OPAS MPS: a che punto siamo?

Avatar di Enzo L. Di Enzo L. 9 min di lettura

La partita tra Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca entra in una nuova fase. Come noto l’assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre ha respinto il progetto di fusione con Mediobanca e le altre principali operazioni straordinarie proposte da Lovaglio. Una decisione che va a ridisegnarne il percorso di Intesa Sanpaolo in terra toscana.

Facciata di Intesa Sanpaolo con giornali finanziari e un computer che mostra grafici di Borsa in primo piano
Intesa Sanpaolo – MeteoFinanza.com

La banca guidata da Carlo Messina ha infatti confermato che l’OPAS volontaria su MPS proseguirà anche senza la fusione con Mediobanca. Ma c’è un’altra novità destinata ad avere conseguenze importanti per il mercato: una volta perfezionata l’offerta su Siena, Intesa intende promuovere un’OPA obbligatoria sulle azioni Mediobanca non ancora in suo possesso.

Si apre quindi uno scenario nel quale Ca’ de Sass potrebbe arrivare a controllare direttamente o indirettamente due importanti realtà del sistema bancario italiano. Vediamo a che punto siamo, quali sono i prossimi passaggi e quali conseguenze potrebbero esserci per gli azionisti delle società coinvolte.

Assemblea MPS, la bocciatura del piano cambia gli equilibri

Il punto di svolta è arrivato il 29 ottobre, quando l’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena ha respinto una serie di proposte strategiche presentate agli azionisti.

Tra le decisioni più rilevanti figura la mancata approvazione della fusione tra MPS e Mediobanca, che avrebbe rappresentato uno dei passaggi centrali del progetto di riorganizzazione promosso dal management senese. I soci non hanno inoltre dato il via libera alle offerte pubbliche di scambio volontarie su Banco BPM e Banca Generali, né alla riduzione volontaria del capitale finalizzata alla distribuzione straordinaria di riserve.

La bocciatura della fusione con Mediobanca ha avuto un peso particolare perché ha fatto venir meno il progetto di integrazione che avrebbe dovuto completare il riassetto avviato dopo l’acquisizione di Piazzetta Cuccia da parte di MPS.

La proposta è stata respinta con il 63,4% dei voti dei presenti. Tra gli elementi che hanno contribuito all’esito dell’assemblea c’è stato anche il posizionamento di Delfin, che si è schierata a favore della linea sostenuta da Intesa Sanpaolo.

Per il mercato, la decisione ha avuto un effetto immediato sulla strategia complessiva: la fusione MPS-Mediobanca non sarà più il presupposto necessario per il completamento dell’operazione di Intesa.

Intesa conferma l’OPAS su MPS: la fusione con Mediobanca non è più una condizione

La novità più importante per gli azionisti arriva dalla posizione ufficiale assunta da Intesa Sanpaolo dopo l’assemblea. Ca’ de Sass ha chiarito che la mancata approvazione della fusione tra MPS e Mediobanca non farà decadere l’OPAS.

È un punto decisivo. Quando l’offerta era stata annunciata l’8 giugno 2026, la fusione tra i due istituti rientrava nello scenario di riferimento dell’operazione. Successivamente Intesa aveva già manifestato la preferenza per un’integrazione da realizzare dopo l’acquisizione di MPS, evitando sovrapposizioni organizzative e possibili complicazioni operative.

La rinuncia alla condizione legata alla fusione consente quindi di procedere senza dover attendere un nuovo voto degli azionisti senesi su questo progetto. La banca guidata da Carlo Messina ha inoltre confermato che, una volta perfezionata l’offerta e in presenza dei relativi presupposti, intende lanciare un’OPA obbligatoria sulle azioni ordinarie Mediobanca non detenute da MPS e dalla stessa Intesa.

La strategia cambia quindi nella sequenza delle operazioni: prima il controllo di MPS, poi il completamento dell’acquisizione di Mediobanca.

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Il percorso autorizzativo: via libera BCE e attesa per Consob e Antitrust

Sul fronte delle autorizzazioni, l’operazione ha già superato alcuni passaggi fondamentali. Il 27 ottobre Intesa Sanpaolo ha comunicato di aver ricevuto dalla BCE il via libera preventivo all’acquisizione del controllo di MPS e delle partecipazioni indirette in Mediobanca, Mediobanca Premier e Compass.

Nella stessa giornata sono arrivate anche le autorizzazioni preventive della Banca d’Italia per altre partecipazioni indirette del gruppo. Il giorno successivo è stato comunicato il completamento delle autorizzazioni preventive internazionali.

Rimane però da superare il vaglio dell’Antitrust, un passaggio particolarmente delicato per le dimensioni dell’operazione e per le sovrapposizioni che potrebbero emergere in alcuni segmenti del mercato bancario e assicurativo.

Secondo la tabella di marcia ricostruita dopo l’assemblea, la pubblicazione del documento d’offerta da parte della Consob è attesa intorno al 10 novembre 2026. L’avvio del periodo di adesione potrebbe arrivare qualche giorno dopo, indicativamente intorno al 15 novembre.

Il via libera dell’Antitrust è invece atteso entro la fine di novembre. Intesa potrebbe quindi avviare il periodo di adesione anche prima della conclusione dell’istruttoria, fermo restando il rispetto delle condizioni e delle prescrizioni delle autorità competenti.

Un ulteriore elemento favorevole al completamento dell’operazione è rappresentato dall’impegno di adesione assunto da Delfin, che detiene il 17,6% del capitale di MPS. L’azionista ha già comunicato a Intesa la volontà di conferire tutte le proprie azioni all’offerta, contribuendo così a dare maggiore visibilità sull’adesione degli azionisti.

Quanto vale l’offerta di Intesa Sanpaolo per gli azionisti MPS

Per valutare gli scenari che si aprono è importante ricordare anche la struttura economica dell’OPAS. Dopo il miglioramento comunicato il 3 ottobre, il corrispettivo prevede 1,6 azioni ordinarie Intesa Sanpaolo di nuova emissione e 1,25 euro in contanti per ogni azione MPS.

In termini pratici, chi conferisce 10 azioni MPS riceve 16 azioni Intesa Sanpaolo e 12,50 euro in denaro. Il rapporto di concambio azionario resta quello previsto dall’offerta, mentre la componente monetaria è stata incrementata di 25 centesimi per azione rispetto alla proposta iniziale.

Il valore effettivo del corrispettivo dipende quindi anche dall’andamento delle quotazioni Intesa Sanpaolo. Per gli azionisti MPS non si tratta di un’offerta interamente in contanti: una parte della remunerazione è rappresentata da titoli della banca offerente e il valore complessivo può variare in funzione del mercato.

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Dopo MPS si apre il dossier Mediobanca: possibile OPA e delisting

La seconda parte del progetto riguarda Piazzetta Cuccia. Attualmente MPS detiene circa l’86,3% del capitale di Mediobanca, mentre Intesa possiede direttamente una quota residuale. Con il perfezionamento dell’OPAS su Siena, Ca’ de Sass si troverebbe quindi a controllare indirettamente la grande maggioranza della merchant bank milanese.

L’intenzione dichiarata è di procedere successivamente con un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni Mediobanca ancora sul mercato. Il flottante residuo, secondo le stime riportate, rappresenta circa il 13,45% del capitale e ha un valore di mercato nell’ordine di 2,8 miliardi di euro.

Restano da definire due aspetti fondamentali: il prezzo e la struttura del corrispettivo. L’OPA potrebbe prevedere un pagamento in contanti, in azioni Intesa oppure una combinazione delle due componenti. Il prezzo dovrà comunque rispettare i criteri previsti dalla normativa sulle offerte obbligatorie, tenendo conto dei corrispettivi eventualmente pagati nei sei mesi precedenti e, nei casi previsti, della media ponderata delle quotazioni.

Tra gli scenari possibili c’è anche il delisting di Mediobanca. Per arrivare alla soglia del 90% del capitale, che può aprire la strada all’acquisto delle azioni residue e all’uscita dalla Borsa, Intesa dovrebbe acquisire una parte ulteriore del flottante. Non si tratta però di una decisione già formalizzata: l’eventuale ritiro dalle negoziazioni dipenderà dall’esito dell’offerta e dalle successive determinazioni della banca.

Come potrebbe cambiare Mediobanca con l’integrazione in Intesa

Oltre alla partita finanziaria, resta da capire come verranno organizzate le attività delle due banche. L’obiettivo di Intesa sarebbe valorizzare le competenze di Mediobanca senza disperderne il patrimonio commerciale e la presenza nel corporate e investment banking.

In particolare, le attività di investment banking e M&A potrebbero essere integrate nell’orbita di IMI CIB, la divisione di Intesa guidata da Mauro Micillo. La combinazione permetterebbe di affiancare il posizionamento di Mediobanca nelle operazioni di finanza straordinaria alla presenza di Intesa nel mercato del debito.

Il progetto prevede anche la possibilità di mantenere il marchio Mediobanca, mentre per le altre attività si prospetta una distribuzione tra le divisioni specializzate del gruppo.

Nel wealth management, ad esempio, una parte degli asset potrebbe confluire nelle strutture di Fideuram ed Eurizon. Nel credito al consumo, invece, l’integrazione con Compass consentirebbe di rafforzare ulteriormente la posizione competitiva del gruppo.

Un capitolo a parte riguarda la partecipazione del 13,3% circa detenuta in Generali attraverso Mediobanca. La quota potrebbe essere ricondotta alla divisione Insurance di Intesa, anche per valutare i possibili benefici sul piano patrimoniale legati al Danish Compromise.

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OPAS Intesa-MPS, quali sono i prossimi appuntamenti da seguire

Per gli investitori il calendario delle prossime settimane sarà determinante. Il primo passaggio atteso è la pubblicazione del documento d’offerta da parte della Consob, indicativamente intorno al 10 novembre. Successivamente potrebbe partire il periodo di adesione, con una finestra temporale compresa tra 15 e 40 giorni di Borsa aperta.

Parallelamente proseguirà l’esame dell’Antitrust, il cui pronunciamento è atteso entro la fine di novembre. L’Autorità dovrà valutare soprattutto le possibili sovrapposizioni nei mercati bancario e assicurativo e le misure necessarie per preservare la concorrenza.

Tra gli interventi previsti figura la cessione di una parte delle filiali MPS a Unipol, che dovrebbe poi integrarle con la rete di BPER. Anche la partecipazione indiretta in Generali richiede particolare attenzione, per evitare che l’operazione determini problemi sotto il profilo concorrenziale.

Il completamento dell’operazione su MPS è atteso entro la fine del 2026, mentre le successive attività di integrazione e riorganizzazione potrebbero proseguire nel corso del 2027.

Intesa Sanpaolo OPAS MPS: gli scenari per il mercato

La bocciatura del piano di Luigi Lovaglio ha eliminato uno degli ostacoli strategici al progetto di Intesa Sanpaolo. La banca di Carlo Messina può ora concentrarsi sull’acquisizione di MPS senza dover attendere la fusione con Mediobanca, che potrà essere affrontata successivamente sotto la nuova proprietà.

Per gli azionisti delle tre società si aprono prospettive differenti. MPS resta al centro dell’OPAS, con l’adesione di Delfin che rappresenta già un importante elemento di sostegno all’operazione. Mediobanca diventa invece il prossimo obiettivo dell’integrazione, con la prospettiva di un’OPA obbligatoria sul flottante residuo. Per Intesa Sanpaolo, infine, la sfida sarà trasformare l’acquisizione in sinergie industriali, gestendo contemporaneamente le prescrizioni delle autorità.

Il passaggio decisivo sarà adesso l’avvio effettivo dell’offerta e la successiva risposta degli azionisti MPS. Solo allora sarà possibile valutare con maggiore precisione la dimensione dell’operazione e i tempi necessari per arrivare al controllo definitivo della banca senese e, successivamente, di Mediobanca.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Enzo L.

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