Dopo il balzo della scorsa settimana, le azioni Eni arretrano a Piazza Affari. La seduta del 26 ottobre si apre all’insegna delle prese di beneficio dopo il rialzo di oltre il 5% registrato nell’ultima giornata della scorsa settimana, quando il mercato aveva premiato i risultati trimestrali superiori alle attese e l’annuncio di una cedola straordinaria. A frenare gli acquisti contribuisce anche la discesa del petrolio, con Brent e WTI in calo dopo aver i top recenti.

Il ripiegamento di Eni è unicamente frutto di fisiologici realizzi anche perchè i fondamentali del gruppo sono solidi e le prospettive per il 2026 sono state riviste al rialzo. Sullo sfondo c’è poi una novità sul fronte delle attività internazionali: Eni ha completato la cessione della controllata nigeriana AENR, nell’ambito della strategia di razionalizzazione del portafoglio. Un’operazione che riduce l’esposizione ad alcuni asset, senza comportare l’uscita dal Paese africano.
Azioni Eni in calo: pesano il petrolio e le prese di beneficio
Nella mattinata del 26 ottobre, le azioni Eni scambiano intorno a 26,90 euro, in flessione del 2,71% rispetto alla chiusura precedente. Il confronto con venerdì aiuta a leggere il movimento: in quella seduta il titolo era salito fino 27,65 euro, grazie alla combinazione tra conti trimestrali convincenti e maggiori risorse destinate agli azionisti. Il ritracciamento odierno si inserisce quindi dopo una giornata particolarmente positiva.
A incidere è anche lo scenario delle materie prime. Il Brent con consegna a dicembre scende dell’1,81% a 114,61 dollari al barile, mentre il WTI arretra del 2,18% a 101,02 dollari. I prezzi rimangono comunque elevati, ma la flessione riduce nell’immediato il sostegno offerto dal greggio ai titoli del comparto petrolifero.
Per una società come Eni, il prezzo del petrolio resta una variabile importante per la redditività dell’esplorazione e produzione. Lo stesso gruppo ha indicato nelle proprie stime una sensibilità del flusso di cassa operativo adjusted pari a circa 110 milioni di euro per ogni variazione di un dollaro del Brent, a parità delle altre condizioni previste. La relazione non è tuttavia automatica: volumi estratti, margini di raffinazione, risultati del gas e gestione dei costi contribuiscono a determinare la performance complessiva.
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Eni, numeri del terzo trimestre molto forti: utile netto a 2,8 miliardi
Il calo delle azioni va letto alla luce dei risultati pubblicati il 23 ottobre. Nel terzo trimestre 2026 Eni ha registrato un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’EBIT proforma adjusted del gruppo ha raggiunto 6 miliardi, con una crescita del 12% rispetto al trimestre precedente.
Il motore principale resta l’attività di esplorazione e produzione. Il relativo EBIT adjusted si è attestato a 4,63 miliardi di euro, in aumento del 76% su base annua, mentre la produzione organica è cresciuta del 7%, raggiungendo 1,83 milioni di barili equivalenti di petrolio al giorno. Anche la raffinazione ha beneficiato di condizioni operative più favorevoli. Enilive ha registrato un EBIT adjusted di 410 milioni, in crescita dell’80% rispetto al terzo trimestre 2025, mentre Plenitude ha raggiunto 190 milioni, con un incremento del 95%. La chimica resta invece un punto debole, con una perdita di 180 milioni.
La generazione di cassa e la struttura patrimoniale rafforzano il quadro. Nel trimestre il flusso di cassa adjusted prima delle variazioni del capitale circolante è stato pari a 4,29 miliardi di euro. A fine settembre l’indebitamento finanziario netto risultava di 6,7 miliardi, con un gearing proforma del 9%, livello molto contenuto.
Sulla base dei risultati, Eni ha alzato a 16,5 miliardi la previsione del flusso di cassa operativo adjusted per l’intero 2026. Ha inoltre aumentato il programma di buyback a 3,8 miliardi di euro e deliberato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, pari a circa 1,3 miliardi complessivi. Il dividendo ordinario previsto per il 2026 resta a 1,10 euro per azione, in aumento del 5% rispetto al 2025.
Cessione AENR in Nigeria: Eni completa la vendita ad Apex Global Energy
Sul fronte internazionale, Eni ha finalizzato la cessione di Agip Energy and Natural Resources (Nigeria) Limited, controllata al 100%, ad Apex Global Energy Limited, società interamente posseduta da Sterling Oil Exploration and Energy Production Company. Sterling è uno dei principali operatori attivi nell’onshore nigeriano. La transazione ha ricevuto il via libera delle autorità competenti e rientra nella strategia di ottimizzazione delle attività upstream attraverso la vendita di partecipazioni considerate non strategiche.
AENR opera nell’esplorazione e produzione di idrocarburi sulla terraferma e in acque poco profonde attraverso una quota del 5% nella Renaissance JV. La joint venture è partecipata al 30% da Renaissance, che svolge il ruolo di operatore, al 10% da TotalEnergies e al 55% dalla compagnia petrolifera nazionale Nigerian National Petroleum Company Limited.
La cessione riguarda quindi una partecipazione minoritaria in un’attività locale e va letta nell’ambito della gestione del portafoglio internazionale del gruppo, non come un disimpegno generalizzato dalla regione. La strategia di Eni punta infatti a concentrare risorse e capitale sugli asset ritenuti più strategici, anche attraverso la monetizzazione di attività considerate non centrali.
Eni resta in Nigeria tra deep offshore e Nigeria LNG: cosa cambia per il gruppo
La vendita di AENR non comporta l’uscita di Eni dalla Nigeria. Il gruppo manterrà infatti le attività di esplorazione e sviluppo degli asset deep offshore, ossia quelli situati in acque profonde, oltre alla partecipazione in Nigeria LNG, il progetto dedicato alla produzione e all’esportazione di gas naturale liquefatto.
La scelta conferma la volontà di concentrare risorse e capitale sulle attività considerate prioritarie, mantenendo la presenza nei segmenti ritenuti strategici. La vendita della controllata nigeriana si inserisce quindi in un processo di ribilanciamento del portafoglio che interessa diverse aree geografiche e punta a migliorare l’allocazione degli investimenti.
Per il mercato, la notizia nigeriana si aggiunge a una serie di operazioni con cui Eni sta riorganizzando le proprie partecipazioni internazionali. Il titolo resta però soprattutto legato alla capacità di tradurre lo scenario energetico e la crescita della produzione in flussi di cassa elevati.
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