Fincantieri e Leonardo rafforzano la collaborazione nella difesa navale con un accordo che punta a rendere più centrale Orizzonte Sistemi Navali (OSN), la joint venture controllata rispettivamente al 51% e al 49% dai due gruppi. L’obiettivo è presentarsi sul mercato con un’offerta industriale integrata, capace di mettere insieme costruzione delle navi militari e sistemi avanzati di combattimento.

La notizia arriva in una seduta negativa per entrambi i titoli: a metà giornata le azioni Fincantieri cedono l’1,8% a 12,4 euro, mentre Leonardo arretra dell’1,9% a 50,6 euro. Le flessioni, tuttavia, non sembrano riconducibili direttamente all’intesa. Sul sentiment del comparto difesa potrebbe pesare piuttosto il quadro geopolitico, con la sconfitta di Trump alle elezioni di midterm negli Stati Uniti che potrebbe essere interpretata dal mercato come un possibile segnale di cambiamento nella politica americana e di un allentamento delle tensioni con l’Iran.
L’intesa è stata formalizzata attraverso una lettera di intenti sottoscritta dai due gruppi durante Euronaval, il salone internazionale della difesa navale di Parigi. A firmarla sono stati gli amministratori delegati Pierroberto Folgiero e Lorenzo Mariani.
Il punto centrale è il rafforzamento del ruolo di Orizzonte Sistemi Navali, società attiva da oltre vent’anni nella gestione dei programmi per la Marina militare. La joint venture dovrà diventare sempre più il riferimento per i programmi navali complessi, assumendo il ruolo di interlocutore unico nei confronti dei clienti e integrando tutte le componenti necessarie alla realizzazione delle unità militari.
La complementarità tra i due soci è evidente. Fincantieri mette a disposizione le competenze nella progettazione e costruzione delle piattaforme navali, mentre Leonardo contribuisce con radar, sensori, elettronica per la difesa, sistemi di comando e controllo e apparati di combattimento. L’integrazione riguarda anche il supporto logistico e l’aggiornamento delle navi durante il loro ciclo operativo.
La lettera di intenti non equivale all’annuncio di nuove commesse. Definisce piuttosto una strategia industriale e commerciale comune, con l’obiettivo di valorizzare le competenze dei due gruppi e aumentare le possibilità di acquisire contratti sia in Italia sia sui mercati internazionali.
Tempi di costruzione delle fregate: la novità per Fincantieri
Tra gli aspetti più rilevanti per Fincantieri c’è il possibile miglioramento dell’efficienza produttiva. Il gruppo punta infatti a ridurre i tempi di costruzione delle fregate FREMM dagli attuali 54 mesi a 36 mesi, arrivando a una capacità produttiva di due unità all’anno.
Secondo Intermonte, l’obiettivo era già stato indicato durante il Capital Markets Day di febbraio. La novità dell’accordo consiste soprattutto nel rafforzamento del coordinamento con Leonardo, un elemento necessario per rendere concretamente realizzabile il piano.
La costruzione di una nave militare, infatti, non dipende soltanto dall’avanzamento dei lavori nei cantieri. La piattaforma deve essere integrata con sistemi di combattimento, radar ed elettronica, attività che richiedono una stretta collaborazione tra i due gruppi. Ridurre i tempi complessivi significa quindi coordinare meglio tutte le fasi industriali, evitando che eventuali ritardi nell’integrazione degli apparati rallentino la consegna delle unità.
Se il programma sarà realizzato, Fincantieri potrebbe ottenere un incremento della capacità produttiva e una maggiore efficienza nell’esecuzione delle commesse. Per Leonardo, invece, il rafforzamento della partnership offre una maggiore integrazione dei propri sistemi tecnologici nei programmi navali.
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DDX, FREMM EVO e OPV: i programmi già in portafoglio
L’accordo si inserisce in una collaborazione che dispone già di importanti programmi industriali. Tra questi spiccano i due futuri cacciatorpedinieri DDX destinati alla Marina militare, affidati a Orizzonte Sistemi Navali attraverso un contratto firmato a settembre con l’agenzia internazionale Occar.
Il valore complessivo del programma è di circa 3,7 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi relativi a opzioni. Le subforniture previste ammontano a circa 1,8 miliardi per Fincantieri e 1,7 miliardi per Leonardo, comprese le opzioni. Le consegne delle due unità sono programmate nel 2033 e nel 2035. Si tratta di navi dotate di capacità avanzate di difesa aerea e antimissile, sensori digitali e sistemi progettati per operare all’interno di reti militari integrate.
Un altro progetto è quello delle due fregate FREMM EVO, assegnato nel 2024 con un contratto da 1,5 miliardi di euro. La costruzione è affidata a Fincantieri nei cantieri di Riva Trigoso e Muggiano, con consegne previste nel 2029 e nel 2030. Le unità saranno equipaggiate con sistemi aggiornati di guerra elettronica, difesa antidrone e gestione di mezzi senza equipaggio.
A questi si aggiunge il programma degli Offshore Patrol Vessel (OPV), che comprende quattro pattugliatori destinati alla sorveglianza marittima e alla protezione delle linee di comunicazione. Le prime tre unità sono state ordinate nel 2023 per 925 milioni di euro, mentre nel 2024 è stata esercitata l’opzione per la quarta, da 236 milioni. La prima nave ha già effettuato le prove in mare e la consegna è prevista nel 2027.
Azioni Fincantieri e Leonardo: cosa aspettarsi in borsa
La seduta negativa di Fincantieri e Leonardo non cambia il significato industriale dell’accordo. L’intesa rafforza una collaborazione già esistente e punta a rendere più efficiente la gestione di programmi complessi, oltre ad aumentare la competitività internazionale dell’offerta italiana nella difesa navale.
Per Fincantieri il potenziale beneficio riguarda soprattutto la capacità di accelerare la produzione e gestire più efficacemente il portafoglio ordini. Per Leonardo, invece, l’integrazione con il partner cantieristico può favorire la presenza dei propri sistemi elettronici e di combattimento su un numero maggiore di piattaforme.
Nel breve periodo, però, non bisogna confondere il rafforzamento della partnership con un’immediata revisione dei ricavi o degli utili: la lettera di intenti non introduce nuove commesse e gli effetti economici dipenderanno dalla concreta attuazione dei programmi.
Resta poi il tema geopolitico. Le aspettative di una possibile distensione tra Stati Uniti e Iran, se dovessero consolidarsi, potrebbero alimentare prese di profitto sui titoli della difesa dopo le performance sostenute dal settore. Per ora, tuttavia, l’accordo tra Fincantieri e Leonardo va letto soprattutto come una notizia positiva sul piano industriale, i cui benefici dovranno emergere attraverso tempi di realizzazione più rapidi, maggiore integrazione tecnologica e nuove opportunità commerciali.
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