Le azioni Krispy Kreme finiscono sotto pressione dopo che JPMorgan ha deciso di abbassare il rating da Neutral a Underweight, evidenziando gravi incertezze sul futuro del marchio e una scarsa visibilità sull’efficacia del nuovo piano di rilancio.

Gli analisti sottolineano che la società si trova in una fase delicata, con tendenze negative nei ricavi negli Stati Uniti e una redditività compromessa dalle recenti scelte strategiche. Nonostante l’intenzione di rilanciare il business, il mercato resta scettico sulla capacità del gruppo di invertire la rotta.
Crollo del titolo e difficoltà operative
Dall’IPO di luglio 2021 a 17 dollari, il titolo Krispy Kreme è scivolato fino a circa 3,73 dollari al 26 agosto, una perdita di oltre il 78%. Inoltre, il capitale è fortemente concentrato nelle mani di soli cinque grandi investitori, tra cui JAB Holding, già protagonista della precedente privatizzazione.
Secondo JPMorgan, uno dei principali fattori che hanno pesato sui conti è stato il costoso rollout Direct-to-Door (DFD), inizialmente pensato per servire clienti come McDonald’s e altri partner strategici. L’interruzione improvvisa del progetto ha costretto l’azienda a entrare in una vera e propria “modalità sopravvivenza”, con la vendita di asset non strategici e il passaggio alla consegna tramite terze parti per tagliare i costi e ridurre la complessità operativa.
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Rischi elevati e piano di rifranchising
Gli analisti avvertono che il rischio di esecuzione resta molto alto, in particolare sul fronte del rifranchising internazionale. In parallelo, i ricavi organici negli Stati Uniti continuano a calare, appesantiti da una crescente concorrenza e dalle pressioni sui prezzi che limitano i margini di profitto.
JPMorgan evidenzia anche che l’Ebitda dell’azienda potrebbe restare sotto pressione a lungo, anche quando i costi straordinari derivanti dalla riorganizzazione saranno riassorbiti.
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Il nodo dei costi di consegna e la strategia futura
Un altro problema riguarda la consegna dei prodotti freschi, da sempre il punto di forza del marchio. La logistica dell’ultimo miglio comporta costi elevati e il consumo medio di ciambelle fresche è relativamente basso: circa 2-2,5 volte l’anno per i clienti occasionali e 4-6 volte per quelli più fedeli.
Secondo JPMorgan, per sbloccare nuovo valore Krispy Kreme potrebbe aver bisogno di un proprietario strategico in grado di offrire maggiore flessibilità finanziaria e di guidare una transizione verso prodotti a più lunga conservazione. Questa scelta consentirebbe al gruppo di sviluppare un modello di licenze a basso impiego di capitale, riducendo i rischi operativi e migliorando la sostenibilità dei margini.
In sintesi, la banca d’affari ritiene che, senza un cambio di strategia radicale, il percorso di rilancio di Krispy Kreme sarà complesso e pieno di ostacoli.
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