I bond in calo continuano a caratterizzare i mercati finanziari internazionali, con un forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in Stati Uniti, Europa e Giappone. Il movimento riflette soprattutto le nuove preoccupazioni sull’inflazione e la convinzione che le principali banche centrali possano mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

Treasury USA e bond europei ai massimi pluriennali

Un investitore seduto a una scrivania mentre osserva documenti obbligazionari e un calendario con scadenze distribuite nel tempo
Bond Laddering – MeteoFinanza.com

Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale ha superato il 4,7%, raggiungendo i livelli più elevati dall’inizio del 2025. L’aumento arriva mentre i mercati stanno rivalutando la possibilità che la Federal Reserve debba intervenire nuovamente sui tassi se l’inflazione dovesse restare troppo elevata.

Pressioni significative anche in Europa. I rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza di Germania e Francia sono saliti verso i massimi da oltre un decennio, mentre l’inflazione dell’Eurozona è tornata sopra il 3%.

La situazione rafforza l’ipotesi di un nuovo aumento dei tassi da parte della BCE, dopo la pausa decisa a luglio. Un costo del denaro più elevato rende meno attraenti le obbligazioni già emesse con cedole inferiori, facendo scendere i loro prezzi e salire i rendimenti.

In Giappone il rendimento decennale tocca il 3%

Il movimento più significativo arriva però dal Giappone, dove il rendimento dei titoli governativi decennali ha raggiunto il 3% per la prima volta dal 1996.

Gli investitori stanno aumentando le aspettative per un nuovo intervento della Bank of Japan, che potrebbe continuare il processo di normalizzazione della politica monetaria dopo anni caratterizzati da tassi estremamente bassi.

L’aumento dei rendimenti giapponesi può avere effetti anche sul resto del mercato mondiale. Gli investitori del Paese detengono infatti grandi quantità di obbligazioni estere e rendimenti più interessanti sul mercato domestico potrebbero ridurre l’incentivo a mantenere capitali all’estero.

Petrolio e inflazione aumentano la pressione sui tassi

A complicare ulteriormente il quadro è il forte rialzo dell’energia. Il Brent si è avvicinato a 96 dollari al barile dopo nuove tensioni geopolitiche, aumentando il rischio che i rincari energetici continuino a trasferirsi sull’inflazione.

Questo scenario rende più difficile per le banche centrali ridurre il costo del denaro e, al contrario, aumenta la possibilità di nuovi interventi restrittivi.

Il sell-off dei bond in calo non riguarda quindi soltanto il mercato obbligazionario. Rendimenti più elevati significano anche costi maggiori per mutui, finanziamenti alle imprese e debito pubblico, con conseguenze potenzialmente importanti per crescita economica e mercati azionari.

La fase attuale potrebbe continuare finché non emergeranno segnali più convincenti di rallentamento dell’inflazione. Per il momento, petrolio elevato, debito pubblico crescente e aspettative sui tassi continuano a mantenere forte la pressione sui titoli obbligazionari.

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