Banco BPM è tornata al centro del risiko bancario italiano. Il titolo ha chiuso il 21 settembre a 16,38 euro, portando il rialzo da inizio 2026 al 31,1% e la capitalizzazione a circa 24,5 miliardi di euro. A riaccendere l’interesse sono state soprattutto le nuove indiscrezioni sulle possibili mosse di Crédit Agricole, che con una quota del 29,3% rappresenta oggi l’azionista decisivo nella partita.
Il gruppo francese dispone di almeno tre possibili strade: valutare l’offerta di MPS, continuare a lavorare su una combinazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia, oppure esplorare un possibile dialogo con UniCredit. Nessuna di queste ipotesi è però arrivata finora a un accordo concreto.
Crédit Agricole può decidere il futuro di Banco BPM

La posizione di Crédit Agricole complica soprattutto il progetto di Monte dei Paschi di Siena. Secondo le indiscrezioni circolate sul mercato, il gruppo francese considererebbe poco interessante l’offerta presentata da MPS e non sufficientemente vantaggiosa per gli azionisti di Banco BPM.
La partecipazione vicina al 30% rende questa posizione particolarmente importante. MPS dovrà inoltre passare dall’assemblea straordinaria prevista per il 29 ottobre, chiamata a pronunciarsi sull’operazione.
Crédit Agricole guarda invece da tempo con interesse a una possibile integrazione tra Banco BPM e le proprie attività italiane. L’Italia rappresenta già il principale mercato del gruppo al di fuori della Francia e una combinazione tra le due realtà consentirebbe di rafforzarne notevolmente la presenza.
Secondo alcune stime, l’operazione potrebbe generare risparmi annuali vicini a 870 milioni di euro. Restano però problemi rilevanti nella struttura dell’accordo, soprattutto per il peso che Crédit Agricole assumerebbe nel nuovo gruppo e per la necessità di offrire condizioni considerate adeguate anche agli altri azionisti di Banco BPM.
Anche UniCredit torna nella partita
Lo scenario più recente riguarda UniCredit. Sul mercato sono emerse indiscrezioni su possibili contatti con Crédit Agricole per valutare un intervento sul dossier Banco BPM, anche se al momento non risultano trattative confermate.
UniCredit aveva già tentato di acquisire Banco BPM alla fine del 2024, prima di ritirare l’offerta nel luglio 2025 dopo le difficoltà legate alle condizioni previste dal golden power. Un eventuale ritorno cambierebbe quindi ancora una volta gli equilibri del consolidamento bancario italiano.
Molto dipenderà anche dalla partita tedesca su Commerzbank. Una volta chiarito quel dossier, UniCredit potrebbe tornare a concentrare maggiore attenzione sull’Italia e Banco BPM rimane uno degli obiettivi più importanti disponibili sul mercato.
Per ora il denominatore comune resta Crédit Agricole. Con quasi un terzo del capitale di Banco BPM, il gruppo francese può influenzare direttamente qualsiasi operazione futura, ma le alternative restano ancora aperte e ognuna presenta ostacoli societari, regolamentari e negoziali differenti.
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