Il prezzo dell’oro potrebbe attraversare una nuova fase di debolezza prima di riprendere la corsa al rialzo. Secondo UBS, le quotazioni potrebbero scendere verso i 4.000 dollari l’oncia, un livello sul quale potrebbe tornare a concentrarsi la domanda degli investitori. La banca svizzera mantiene infatti una visione positiva sul metallo prezioso e prevede nuovi massimi nei prossimi mesi, con un obiettivo di 5.400 dollari entro settembre 2027.

Lingotti d’oro impilati su grafici finanziari, con una penna, una calcolatrice e un monitor con l’andamento dei mercati sullo sfondo
Lingotti d’oro – MeteoFinanza.com

Il mercato dell’oro si trova in una fase delicata, caratterizzata da forze contrastanti. Da una parte, il rafforzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti obbligazionari statunitensi stanno esercitando pressione sulle quotazioni. Dall’altra, gli acquisti delle banche centrali e la domanda degli investitori di lungo periodo continuano a sostenere il metallo giallo.

È proprio questo equilibrio a rendere particolarmente interessante l’analisi di UBS, che individua nei 4.000 dollari l’oncia un possibile livello di supporto e considera eventuali correzioni un’occasione per incrementare gradualmente l’esposizione all’oro.

Prezzo dell’oro verso 4.000 dollari? Cosa prevede UBS nel breve termine

Secondo Giovanni Staunovo, strategist di UBS, le quotazioni dell’oro potrebbero subire ulteriori pressioni nelle prossime settimane, soprattutto se dovesse proseguire la combinazione tra rendimenti reali elevati negli Stati Uniti e dollaro forte.

Il meccanismo è legato alle caratteristiche stesse del metallo prezioso. A differenza delle obbligazioni, l’oro non distribuisce interessi né genera un rendimento periodico. Quando i titoli di Stato offrono rendimenti reali più interessanti, detenere oro diventa relativamente meno conveniente.

Anche un dollaro più forte può rappresentare un ostacolo, perché rende il metallo, quotato nella valuta americana, più costoso per gli investitori che utilizzano altre monete.

In questo scenario, UBS non esclude un ritorno delle quotazioni verso quota 4.000 dollari, rispetto ai 4.191 dollari indicati come prezzo spot al momento dell’analisi.

La banca ritiene tuttavia che proprio in prossimità di tale soglia potrebbero riemergere compratori disposti ad approfittare della correzione.

Il livello individuato non rappresenta naturalmente una garanzia contro ulteriori ribassi, ma costituisce un riferimento importante per valutare la possibile evoluzione del mercato.

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Perché l’oro resiste nonostante il dollaro forte e i rendimenti elevati

Uno degli aspetti più significativi evidenziati da UBS riguarda la capacità dell’oro di mantenere quotazioni relativamente elevate anche in presenza di condizioni monetarie che, storicamente, avrebbero potuto provocare correzioni più profonde.

Secondo Staunovo, questo comportamento suggerisce che il rapporto tra prezzo dell’oro e rendimenti reali statunitensi si sia progressivamente modificato.

In passato, un aumento dei rendimenti reali tendeva a tradursi in una pressione particolarmente marcata sul metallo prezioso. Oggi, invece, la presenza di una domanda strutturale più consistente sembra attenuare almeno in parte tale relazione.

A contribuire alla tenuta delle quotazioni sono diversi fattori:

  • Acquisti delle banche centrali: numerosi istituti monetari continuano a diversificare le proprie riserve, riducendo la dipendenza dalle attività denominate in dollari.
  • Preoccupazioni per il debito pubblico: l’aumento dell’indebitamento e dei costi necessari per finanziarlo sostiene l’interesse verso l’oro come strumento di diversificazione.
  • Prospettive sul dollaro: un eventuale indebolimento della valuta statunitense nel medio-lungo periodo potrebbe favorire nuovi rialzi del metallo.
  • Domanda asiatica: gli acquisti provenienti dalla Cina e dall’India rappresentano un importante sostegno per il mercato fisico.

Questi elementi aiutano a spiegare perché UBS continui a mantenere una prospettiva rialzista, nonostante i rischi di una correzione nel breve periodo.

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Banche centrali ed ETF continuano a sostenere il mercato dell’oro

La recente debolezza delle quotazioni sembra essere stata alimentata soprattutto dagli operatori finanziari più orientati al trading.

Secondo l’analisi di UBS, i conti non commerciali hanno ridotto le proprie posizioni nette rialziste sui mercati dei futures e delle opzioni, contribuendo ad accentuare la pressione sulle quotazioni.

Diverso, invece, il comportamento degli investitori che utilizzano gli ETF sull’oro.

I patrimoni di questi strumenti hanno mostrato una tenuta superiore alle aspettative, accompagnata da afflussi di capitale relativamente costanti nelle ultime settimane.

Si tratta di una distinzione importante: mentre una parte degli operatori speculativi sta ridimensionando l’esposizione, la domanda attraverso gli strumenti d’investimento continua a manifestare una certa solidità.

Ancora più significativo appare il contributo delle banche centrali.

Sulla base dei dati preliminari relativi a settembre citati da UBS, la Cina avrebbe acquistato 23 tonnellate di oro, mentre l’Uzbekistan avrebbe incrementato le proprie riserve di altre 7 tonnellate.

La banca svizzera prevede che gli acquisti complessivi delle banche centrali possano raggiungere tra 750 e 1.000 tonnellate su base annua.

Una domanda di queste dimensioni potrebbe continuare ad assorbire parte dell’offerta disponibile, contribuendo a sostenere le quotazioni anche durante eventuali fasi di volatilità.

Sul fronte della domanda fisica, UBS segnala inoltre il possibile contributo dell’India, dove la stagione delle festività tende tradizionalmente a favorire gli acquisti di gioielli e oro da investimento. Prezzi più contenuti potrebbero rappresentare un ulteriore incentivo.

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Fed e tassi di interesse: cosa potrebbe cambiare per il prezzo dell’oro

Un’altra variabile decisiva per le prospettive dell’oro è rappresentata dalla politica monetaria della Federal Reserve.

Secondo lo scenario descritto nell’analisi, i mercati stanno incorporando aspettative per poco più di 75 punti base di aumenti dei tassi entro il 2027.

UBS presenta tuttavia una previsione differente, ipotizzando un ulteriore rialzo dei tassi nell’anno in corso, seguito da due riduzioni da 25 punti base ciascuna nel 2027.

La distinzione è rilevante perché l’evoluzione dei tassi reali può influenzare direttamente l’attrattività dell’oro rispetto agli strumenti finanziari che producono interessi.

Se gli investitori dovessero progressivamente ridimensionare le aspettative di una politica monetaria restrittiva, i rendimenti reali potrebbero diminuire, creando condizioni più favorevoli per una ripresa delle quotazioni.

In sostanza, un eventuale allentamento delle pressioni sui tassi potrebbe diventare uno dei principali catalizzatori del prossimo movimento rialzista dell’oro.

Resta però una variabile da monitorare con attenzione: una Federal Reserve più aggressiva del previsto, oppure un’inflazione persistente accompagnata da rendimenti reali elevati, potrebbe ritardare il recupero del metallo prezioso.

Previsioni prezzo oro UBS: gli obiettivi fino a settembre 2027

Nonostante le possibili difficoltà di breve periodo, UBS mantiene obiettivi di prezzo decisamente superiori alle quotazioni indicate nella sua analisi.

La traiettoria delineata dalla banca prevede una crescita progressiva del valore dell’oro nei prossimi trimestri, fino al raggiungimento di 5.400 dollari l’oncia entro settembre 2027.

Le principali previsioni sono le seguenti:

PeriodoPrezzo oro previsto da UBS
Dicembre 20264.600 dollari/oncia
Marzo 20275.000 dollari/oncia
Giugno 20275.200 dollari/oncia
Settembre 20275.400 dollari/oncia

Si tratta di uno scenario che presuppone il mantenimento di una domanda strutturale robusta e condizioni macroeconomiche progressivamente più favorevoli.

L’obiettivo di settembre 2027 implicherebbe un rialzo di circa il 29% rispetto al prezzo spot di 4.191 dollari riportato nell’analisi.

È importante sottolineare, tuttavia, che queste stime rappresentano le aspettative della banca e non risultati garantiti. L’effettiva evoluzione delle quotazioni dipenderà soprattutto dalle decisioni della Fed, dall’andamento del dollaro e dalla continuità degli acquisti istituzionali.

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Conviene comprare oro a 4.000 dollari? La strategia indicata da UBS

La parte più interessante dell’analisi per gli investitori riguarda il modo in cui interpretare un eventuale ritorno dell’oro verso i 4.000 dollari.

UBS considera tale livello una possibile opportunità per aumentare l’esposizione al metallo prezioso, anziché necessariamente un segnale di deterioramento delle prospettive di lungo periodo.

Il ragionamento si basa sulla differenza tra i fattori che stanno condizionando le quotazioni nel breve termine e quelli che potrebbero sostenerle nei prossimi trimestri.

Le vendite degli operatori speculativi e l’aumento dei rendimenti reali possono provocare oscillazioni anche significative. Gli acquisti delle banche centrali, la diversificazione delle riserve e le preoccupazioni per la sostenibilità del debito pubblico rappresentano invece tendenze potenzialmente più durature.

Per questo motivo, Staunovo suggerisce agli investitori interessati agli asset reali di considerare un’allocazione in oro pari a qualche punto percentuale del portafoglio.

L’indicazione non implica necessariamente concentrare gli acquisti su un singolo livello di prezzo. Una gestione graduale dell’esposizione può infatti contribuire a contenere il rischio legato alla scelta del momento d’ingresso, pur senza eliminare la possibilità di perdite.

Occorre inoltre ricordare che, per un investitore italiano, il risultato di un investimento in oro denominato in dollari dipende anche dall’andamento del cambio euro/dollaro.

Oro, il supporto a 4.000 dollari può anticipare una nuova fase rialzista?

Il quadro delineato da UBS presenta dunque due orizzonti differenti.

Nel breve termine, la forza del dollaro e i rendimenti reali statunitensi potrebbero continuare a penalizzare il prezzo dell’oro, favorendo un avvicinamento alla soglia psicologica dei 4.000 dollari.

Nel medio-lungo periodo, invece, la banca ritiene che gli acquisti delle banche centrali, la domanda asiatica e un possibile cambiamento delle aspettative sui tassi possano creare le condizioni per ulteriori apprezzamenti.

Il punto centrale non è soltanto se l’oro raggiungerà quota 4.000 dollari, ma come reagiranno gli acquirenti qualora questo livello venisse effettivamente messo alla prova.

Una ripresa della domanda in prossimità del supporto rafforzerebbe lo scenario prospettato da UBS. Al contrario, una discesa persistente al di sotto della soglia richiederebbe una rivalutazione dei rischi e della forza del trend rialzista.

Per gli investitori, i prossimi segnali da seguire saranno quindi l’evoluzione dei rendimenti reali USA, le decisioni della Federal Reserve, i flussi negli ETF e soprattutto la continuità degli acquisti delle banche centrali.

Sono questi i fattori che potrebbero determinare se l’attuale fase di debolezza dell’oro resterà una correzione temporanea oppure si trasformerà in un movimento più profondo, mettendo alla prova le ambiziose previsioni di UBS per il 2027.

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