Le azioni Saipem provano a recuperare terreno dopo la pesante flessione di ieri, quando il mercato aveva fatto i conti con il rischio di un rinvio della fusione con Subsea7 al 2027. Nella seduta di oggi invece, il titolo engineering guadagna l’1,7% a 4,48 euro. A sostenere il tentativo di rimbalzo sono le ulteriori novità arrivate dal Brasile ma di segno opposto rispetto a quelle di inizio settimana.

Stando alle ultime indiscrezioni, le due società avrebbero presentato le proprie argomentazioni per difendere l’operazione di fusione e contrastare le richieste di Petrobras (alla base dell’ipotizzato allungamento dei tempi). Il nodo resta sempre quello regolatorio, ma la risposta dei due gruppi introduce un nuovo elemento da valutare: non è detto che i tempi della fusione siano compromessi, come invece si immaginava ieri, ed è anzi probabile che Saipem e Subsea7 provino a superare gli ostacoli emersi. Da qui il rimbalzo del titolo engineering a Piazza Affari.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa è successo.
Saipem e Subsea7 fanno fronte comune in Brasile
La novità riguarda il procedimento davanti al tribunale dell’autorità antitrust brasiliana, il Cade. A giugno l’organo tecnico aveva autorizzato senza condizioni la fusione tra Saipem e Subsea7, ma Petrobras e l’associazione brasiliana delle imprese di esplorazione e produzione petrolifera Abep avevano presentato ricorso, riaprendo l’esame dell’operazione.
Nella contestazione Petrobras ha chiesto la cessione di alcune navi specializzate per preservare la concorrenza nel mercato dei servizi offshore in acque profonde. La posizione è delicata perché questi mezzi rappresentano una componente importante delle capacità operative delle due società.
Ebbene nelle memorie difensive depositate al tribunale, Saipem e Subsea7 hanno contestato le obiezioni sostenendo che Petrobras disponga già di un forte potere contrattuale, oltre alla capacità di influenzare le gare e favorire la partecipazione di altri operatori. Secondo i due gruppi, questo potere sarebbe sufficiente a mantenere condizioni concorrenziali senza imporre cessioni di attività.
La decisione del tribunale brasiliano è attesa all’inizio di novembre, con il 4 novembre indicato come possibile data per la pronuncia. Attenzione perchè non stiamo parlando di una nuova autorizzazione alla fusione, ma di un passaggio nella difesa dell’operazione contro le contestazioni presentate dai concorrenti e dai clienti del settore.
Perché le novità dal Brasile contano per le azioni Saipem
Il mercato deve valutare due elementi di segno diverso. Da una parte, l’allungamento delle procedure antitrust rende meno probabile il completamento della fusione entro la fine del 2026. Dall’altra, Saipem e Subsea7 stanno contestando le richieste di intervento sul piano industriale, cercando di ottenere il via libera senza dover vendere parte delle proprie attività.
È questa la differenza rispetto alle notizie emerse ieri. Il rischio di un rinvio del closing resta concreto, ma non equivale automaticamente a un rischio di fallimento dell’operazione. La stessa analisi di Equita, riportata il 20 ottobre, considera lo slittamento delle tempistiche il principale problema da monitorare, senza modificare sostanzialmente la valutazione sulla probabilità di completamento.
Il rimbalzo odierno delle azioni Saipem si inserisce in questo quadro. Le nuove informazioni dal Brasile offrono un contrappeso alle preoccupazioni sui tempi, ma non eliminano l’incertezza. La decisione del tribunale e gli sviluppi negli altri Paesi coinvolti continueranno a incidere sulle aspettative degli investitori.
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Fusione Saipem-Subsea7: closing nel 2027 sempre più probabile
L’obiettivo iniziale era completare l’operazione nella seconda metà del 2026. Ora questa scadenza appare sempre più difficile da rispettare. Finora 10 delle 16 autorità competenti hanno dato il via libera, ma restano procedure rilevanti da concludere.
In Europa, l’esame della Commissione UE è sospeso dal 25 agosto in attesa di ulteriori elementi, senza una nuova scadenza ufficiale. In Australia la decisione è attesa per il 1° dicembre. Sul fronte brasiliano, invece, bisognerà attendere l’esito del ricorso.
La data da tenere presente è il 31 dicembre 2026, termine previsto dall’accordo per il soddisfacimento delle condizioni sospensive. Senza un completamento o una modifica concordata dei termini, l’intesa rischierebbe di risolversi automaticamente. Per questo Equita considera probabile una proroga consensuale, che permetterebbe di rinviare il closing al primo trimestre 2027.
L’accordo prevede inoltre una facoltà di recesso nel caso in cui le autorità imponessero cessioni di attività per oltre 500 milioni di euro. Equita giudica poco probabile questo scenario, ma resta un elemento da seguire perché potrebbe cambiare i termini dell’intesa.
Saipem7: sinergie da 300 milioni e ricavi aggregati per 20 miliardi
La posta in gioco è rilevante. La fusione darebbe vita a Saipem7, un gruppo con ricavi aggregati nell’ordine dei 20 miliardi di euro e quotazione prevista sulle Borse di Milano e Oslo.
L’integrazione punta a sfruttare la complementarità delle flotte navali, delle tecnologie e della presenza geografica dei due gruppi, migliorando la capacità di partecipare a grandi commesse offshore. La società combinata potrebbe inoltre ottimizzare gli investimenti, gli acquisti e l’organizzazione delle attività commerciali.
Le sinergie annuali attese sono pari a circa 300 milioni di euro dal terzo anno successivo al completamento della fusione. Non sono benefici immediati: dipendono dalla chiusura dell’operazione e dalla successiva integrazione delle attività. Un rinvio del closing comporterebbe quindi anche uno slittamento del momento in cui questi risparmi potrebbero contribuire ai risultati.
Per le azioni Saipem, il bilancio resta legato a questo equilibrio: il progetto industriale mantiene il suo potenziale, ma i tempi autorizzativi si stanno allungando.
Il rialzo dell’1,7% a 4,48 euro segnala un tentativo di recupero dopo la seduta negativa. Il prossimo passaggio decisivo sarà la pronuncia del tribunale brasiliano attesa a inizio novembre. Nel frattempo, gli investitori dovranno valutare soprattutto la possibilità di ottenere le autorizzazioni senza cessioni di asset e di concordare una proroga che consenta di completare la fusione nel 2027.
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