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Notizie Finanziarie

Perchè le azioni A2A stanno crollando?

Avatar di Enzo L. Di Enzo L. 6 min di lettura

Mai come in questo caso verrebbe da pensare che non basta il profilo difensivo delle utility a proteggerle dalle vendite. E’ questa la situazione di A2A che, fin dal primo istante di scambi, si è ritrovata a fare i conti con le preoccupazioni degli investitori per le novità fiscali contenute nella manovra 2027, che rischiano di modificare le prospettive di redditività del comparto energetico. E così le azioni A2A a metà mattinata sono in ribasso 2,4% a 2,34 euro e indossano la maglia nera di un Ftse Mib che, tutto sommato, non solo tiene ma anzi guadagna lo 0,3%.

tecnico A2A su tetto con pannelli solari e logo dell'utility
Azioni A2A – MeteoFinanza.com

Non è soltanto una questione di maggiore tassazione. Per A2A si apre anche un interrogativo sulla futura remunerazione della produzione idroelettrica, un’attività che contribuisce in misura significativa ai risultati del gruppo. Sullo sfondo, inoltre, torna a farsi sentire il rischio legato a un possibile rialzo dei tassi BCE. Vediamo quali sono i fattori che stanno alimentando le vendite.

Manovra 2027, perché il mercato teme l’aumento dell’IRAP

Il primo elemento da considerare è la conferma, nel disegno di Legge di Bilancio 2027, dell’inasprimento e della proroga dell’addizionale IRAP per le imprese energetiche.

La maggiorazione è fissata a 5 punti percentuali nel 2027 e a 3 punti nel 2028 e nel 2029. Nel primo anno la nuova aliquota sostituirebbe quella attualmente vigente di 2 punti, con un aggravio effettivo di 3 punti percentuali rispetto al regime attuale.

La relazione tecnica alla manovra, secondo le valutazioni riportate da Intermonte, stima un gettito aggiuntivo complessivo di 2,6 miliardi di euro in quattro anni, di cui 734 milioni nel solo 2027.

Il perimetro della misura comprende le attività già interessate dal Decreto Bollette di inizio anno, mentre sembrerebbe escluso il codice Ateco 19.2, relativo alla raffinazione petrolifera.

C’è poi un vincolo che rende la disposizione ancora più rilevante per gli operatori: il testo vieta di trasferire il maggiore carico fiscale sui prezzi, sulle tariffe o sugli altri corrispettivi applicati ai clienti. Le società coinvolte non potranno quindi compensare liberamente l’aumento delle imposte attraverso maggiorazioni dei prezzi finali.

Per A2A il risultato potenziale è una pressione aggiuntiva sui margini e sugli utili attesi, proprio mentre il mercato sta cercando di valutare le prospettive del settore per il prossimo triennio.

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Quanto potrebbe costare la stretta fiscale a A2A

A quantificare le conseguenze per la multiutility è Banca Akros, che considera la novità chiaramente negativa per il gruppo.

Secondo le stime degli analisti, l’inasprimento fiscale comporterebbe un onere aggiuntivo di circa 20 milioni di euro nel 2026, equivalente al 3,1% dell’utile netto atteso. Nel 2027 il conto salirebbe a circa 30 milioni di euro, pari al 4,6% del risultato netto previsto.

Il secondo anno risulterebbe quindi quello maggiormente penalizzato. La maggiore imposizione fiscale potrebbe tradursi in una revisione al ribasso delle aspettative sugli utili, con conseguenze anche sulla valutazione di Borsa.

La lettura di Intermonte è coerente con questo scenario. Il broker stima che la maggiorazione incrementale di 3 punti possa determinare una riduzione degli utili per azione nel periodo 2027-2029 nell’ordine del 2-3% per Enel e le multiutility e del 4-5% per le società regolate.

L’impatto medio sulla capitalizzazione delle società energetiche viene invece stimato tra lo 0,5% e l’1%. Secondo gli analisti, nonostante il disegno di legge debba ancora affrontare l’esame parlamentare, le possibilità di una revisione della misura sarebbero piuttosto ridotte.

Il rischio idroelettrico pesa sulle prospettive della multiutility

C’è un secondo aspetto della manovra che merita attenzione e riguarda direttamente una delle attività più rilevanti di A2A: la produzione idroelettrica.

Il Governo ha previsto uno stanziamento di 800 milioni di euro per il recupero dei bacini idroelettrici. Gli operatori che beneficeranno delle risorse dovranno però sottoporre una quota compresa tra il 50% e l’80% della produzione a contratti per differenza (CfD) con il GSE, della durata di 20 anni.

La questione riguarda il meccanismo di remunerazione dell’energia. Una parte consistente della produzione verrebbe infatti valorizzata attraverso contratti basati sui costi, anziché seguire integralmente i prezzi di mercato.

Banca Akros individua in questa disposizione un potenziale rischio al ribasso per i produttori idroelettrici. La sostituzione dei ricavi legati alle quotazioni di mercato con una remunerazione regolata potrebbe comprimere i margini, anche se l’effettiva entità dell’impatto dipenderà dai criteri di determinazione dei prezzi che saranno stabiliti da ARERA.

Per A2A l’esposizione è significativa: il gruppo produce circa 4 TWh di energia idroelettrica, un’attività che secondo le stime degli analisti contribuisce per circa il 15% all’EBITDA.

Il confronto con gli altri operatori rende ancora più evidente il peso di questa attività. Enel presenta una produzione idroelettrica di circa 16 TWh, equivalente a circa il 5% dell’EBITDA, mentre Iren produce circa 1 TWh, con un contributo stimato intorno al 5%.

Il rischio, quindi, non riguarda soltanto l’aumento dell’IRAP, ma anche una possibile modifica strutturale delle condizioni di remunerazione di una parte della produzione di A2A.

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Utility sotto pressione anche per i tassi BCE

A completare il quadro c’è il fattore monetario. Sul mercato circolano infatti aspettative sulla possibilità che la BCE possa aumentare nuovamente i tassi di interesse nella riunione di dicembre.

Per le utility, tradizionalmente apprezzate anche per la distribuzione di dividendi, un aumento dei rendimenti obbligazionari rappresenterebbe un ulteriore elemento di pressione.

Se i titoli di Stato e le nuove emissioni obbligazionarie dovessero offrire rendimenti più elevati, le cedole delle società energetiche potrebbero diventare relativamente meno competitive. Una parte degli investitori potrebbe quindi spostare capitali verso strumenti a reddito fisso.

Si tratta di un fattore aggiuntivo rispetto alla manovra, che contribuisce a spiegare perché le vendite non siano circoscritte ad A2A. Anche Hera, non a caso, registra una seduta negativa, con una flessione dello 0,7% a 3,62 euro, confermando la debolezza del comparto.

Azioni A2A, quali livelli monitorare dopo il crollo

La seduta evidenzia quanto le nuove disposizioni fiscali e regolamentari possano incidere sulle valutazioni delle utility. Per A2A il mercato deve fare i conti con due possibili conseguenze sui risultati futuri: maggiori imposte e una diversa remunerazione di una parte della produzione idroelettrica.

Sul piano tecnico, la discesa verso 2,34 euro porta l’attenzione sull’area dei 2,30 euro, primo riferimento da monitorare per valutare la tenuta delle quotazioni. Un recupero di quota 2,40 euro rappresenterebbe invece un primo segnale di attenuazione della pressione ribassista.

La partita, tuttavia, si giocherà soprattutto sui fondamentali. Gli investitori dovranno capire quanto le nuove misure finiranno per incidere sugli utili, sulla generazione di cassa e sulla capacità del gruppo di mantenere le attuali politiche di remunerazione degli azionisti. Fino a quando non saranno disponibili maggiori dettagli sui provvedimenti, il rischio regolatorio resterà uno dei principali elementi di incertezza per le azioni A2A.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Enzo L.

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