Le azioni Eni volano a Piazza Affari dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre e l’annuncio del dividendo straordinario da 0,46 euro per azione. Alle 12:00 di venerdì 23 ottobre il titolo è il migliore del Ftse Mib, con un rialzo del 4,4% a 27,28 euro, mentre l’indice principale della Borsa italiana cede lo 0,42%.

A convincere il mercato sono soprattutto l’utile netto adjusted più che raddoppiato, la revisione al rialzo delle previsioni sul flusso di cassa e la maggiore remunerazione degli azionisti. Il CdA ha infatti portato il programma di buyback a 3,8 miliardi di euro, affiancandolo alla cedola straordinaria da circa 1,3 miliardi.
Il movimento coinvolge anche gli altri titoli del comparto petrolifero, con acquisti su Saipem e Tenaris. Sulle prospettive delle azioni Eni, tuttavia, le banche d’affari mantengono posizioni differenti: Barclays ed Equita vedono ulteriori margini di crescita, mentre Citi invita alla prudenza dopo il recente apprezzamento.
Azioni Eni in rialzo dopo la trimestrale: utile netto adjusted a 2,8 miliardi
Il dato che emerge dai conti è la crescita della redditività. Nel terzo trimestre 2026 Eni ha realizzato un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, contro gli 1,247 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il risultato ha più che raddoppiato quello dell’anno precedente, superando anche le attese degli analisti.
L’utile netto consolidato è salito a 3,2 miliardi, mentre l’EBIT proforma adjusted di gruppo ha raggiunto i 6 miliardi, rispetto ai 3 miliardi del terzo trimestre 2025. A sostenere i risultati hanno contribuito la crescita dei volumi produttivi, il miglioramento di alcune attività industriali e le condizioni favorevoli in diversi segmenti operativi.
Il contributo più rilevante è arrivato dall’esplorazione e produzione di idrocarburi, ma anche la raffinazione ha sorpreso positivamente. L’EBIT proforma adjusted di questo comparto è arrivato a circa 730 milioni di euro, beneficiando del migliore utilizzo degli impianti e di uno scenario di mercato favorevole.
Buoni risultati anche per Enilive, con un EBIT adjusted di 410 milioni, in crescita dell’80% su base annua, e per Plenitude, che ha registrato 190 milioni, il 95% in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. Resta invece in difficoltà la chimica di Versalis, che ha chiuso il periodo con una perdita di 180 milioni a causa del deterioramento dei margini.
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Flusso di cassa Eni: previsioni 2026 alzate a 16,5 miliardi
Un altro elemento che aiuta a spiegare il rialzo delle azioni Eni è l‘aggiornamento delle previsioni finanziarie per l’intero esercizio. Il gruppo ha portato a 16,5 miliardi di euro la stima del flusso di cassa operativo adjusted, con un miglioramento rispetto alle precedenti indicazioni.
Nel terzo trimestre il flusso di cassa operativo adjusted si è attestato a 4,29 miliardi, consentendo di finanziare investimenti organici per 1,3 miliardi. Il free cash flow ha raggiunto circa 2,9 miliardi, mentre l’indebitamento netto è sceso a 6,7 miliardi.
Anche la struttura finanziaria offre un segnale positivo: il gearing proforma, che misura il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto, è sceso al 9%, un livello particolarmente contenuto per il gruppo.
Sul fronte degli investimenti, Eni ha confermato una previsione di capex lordi pari a 7 miliardi di euro e indicato investimenti netti inferiori a 4,5 miliardi per il 2026. La combinazione tra maggiore generazione di cassa, investimenti sotto controllo e debito contenuto lascia quindi spazio a una remunerazione più elevata degli azionisti.
Dividendo straordinario Eni e buyback: più soldi agli azionisti
La seconda componente che spinge il titolo è rappresentata dalle nuove decisioni sulla remunerazione. Il CdA ha approvato un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, pari a circa 1,3 miliardi di euro complessivi. La data di stacco è il 7 dicembre 2026, con pagamento dal 9 dicembre.
La cedola si aggiunge al dividendo ordinario di 1,10 euro per azione confermato per l’esercizio 2026, in aumento del 5% rispetto al 2025. Al prezzo di 27,28 euro, il rendimento lordo indicativo della sola distribuzione straordinaria è pari a circa l’1,69%.
Non c’è soltanto il dividendo. Eni ha aumentato del 12% il programma di riacquisto di azioni proprie, portandolo da 3,4 a 3,8 miliardi di euro. Il buyback rappresenta un ulteriore strumento di remunerazione degli azionisti, distinto dalle cedole pagate in contanti.
Il gruppo del Cane a Sei Zampe rafforza così la distribuzione di risorse sia attraverso il dividendo straordinario sia mediante il riacquisto di azioni proprie. La decisione trova sostegno nelle migliori prospettive di cassa e contribuisce a spiegare la reazione positiva del mercato.
Barclays vede le azioni Eni a 32 euro
Le indicazioni delle banche d’affari non sono però tutte uguali. Con Eni a 27,28 euro, i target price assumono un peso importante per valutare il margine potenziale indicato dagli analisti. E allora vediamo nel dettaglio cosa pensano gli analisti dopo la pubblicazione della trimestrale di Eni.
Barclays ha confermato una raccomandazione Overweight e un prezzo obiettivo di 32 euro. Nel loro report gli esperti inglesi guardano soprattutto alle prospettive dell’esplorazione e produzione: nei primi nove mesi Eni ha scoperto 1,23 miliardi di barili equivalenti di nuove risorse, superando il budget previsto. Tra gli elementi favorevoli rientra anche l’accordo per il rilancio del giacimento Junín 5 in Venezuela, che rafforza le opportunità di crescita future.
Sulla stessa linea bullish anche Equita che mantiene il giudizio buy e un target price di 29 euro. La sim ha rilevato risultati operativi superiori di circa il 10% alle proprie stime, con sorprese positive nella raffinazione e in Enilive. Il flusso di cassa operativo è rimasto sostanzialmente in linea con le attese, ma investimenti inferiori alle previsioni hanno contribuito a portare il free cash flow oltre le stime. Secondo le valutazioni della sim, la remunerazione complessiva degli azionisti per il 2026 potrebbe raggiungere circa 8,5 miliardi di euro.
Più articolata la posizione di Banca Akros, che conferma si rating buy ma lascia il prezzo obiettivo a 26 euro al di sotto di quello che sono le attuali valutazioni. Gli analisti sottolineano gli utili superiori del 13% al consenso, il contributo della raffinazione e la riduzione del gearing al 9%.
Sul fronte diametralmente opposto c’è invece Citi che mantiene un’impostazione prudente, con giudizio neutral e target price di 24 euro. Pur riconoscendo il miglioramento operativo e la maggiore remunerazione degli azionisti, la banca ritiene che una parte significativa dei progressi sia già incorporata nelle quotazioni. La cautela riguarda soprattutto il margine di rivalutazione rispetto agli altri grandi gruppi petroliferi europei.
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