
Siena sceglie di non rinviare l’assemblea e rigetta i rilanci di Ca’ de Sass, ponendo l’accento sul rischio “spezzatino” e difendendo il piano strategico. Ma tra un premio giudicato modesto e la spinta dei soci chiave, il referendum del 29 ottobre si preannuncia decisivo per il risiko bancario.
Il tanto atteso Cda straordinario del Monte dei Paschi di Siena del 12 ottobre si è concluso senza le “armi segrete” ipotizzate dai rumor della vigilia. Nessun rinvio dell’assemblea dei soci fissata per il 29 ottobre, né un ritocco al rialzo del dividendo straordinario rispetto ai 4 miliardi di euro previsti. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha scelto di confermare integralmente la roadmap della banca: restano dunque centrali le due Offerte Pubbliche di Scambio (Ops) lanciate su Banco BPM e Banca Generali, concepite per consolidare il polo senese integrando le attività con Mediobanca.
Tuttavia, la reazione di Rocca Salimbeni al rilancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo è stata netta nei contenuti, pur evidenziando margini di manovra operativi sempre più stretti.
La bocciatura dell’offerta di Intesa: premio ritenuto insufficiente e nodo sinergie
Attraverso la nota diffusa al termine del Cda, Mps ha contestato formalmente i termini dell’offerta targata Intesa Sanpaolo (guidata da Carlo Messina), evidenziando due criticità principali:
- Un premio sottostimato rispetto ai benchmark di settore: Prendendo come riferimento il prezzo ufficiale di Intesa del 5 giugno 2026, il corrispettivo di 10,341 euro per azione espresso dall’Opas (dopo il rialzo della componente cash a 1,25 euro per azione) rappresenta un premio del 15,3% sulle quotazioni di Mps. Per il board senese, questo valore resta nettamente inferiore al premio medio di circa il 30% registrato nelle offerte pubbliche volontarie comparabili sul mercato bancario italiano.
- L’incognita sulle sinergie e l’allarme “break-up”: Intesa stima sinergie annuali a regime per 2,9 miliardi di euro (1,5 miliardi di costi e 1,4 miliardi di ricavi). Mps solleva forti dubbi su queste cifre, evidenziando che l’effettiva realizzazione dipende dal perimetro di filiali e clienti che rimarrà in mano a Intesa, tenendo conto delle cessioni previste (circa la metà degli sportelli destinata a Unipol/Bper) e delle decisioni dell’Antitrust (AGCM). Secondo Siena, questo assetto determinerebbe un vero e proprio “break-up” della struttura storica della banca.
La controproposta Mps: 19 miliardi agli azionisti e la dote Generali
Per convincere il mercato della bontà della propria strategia indipendente, Mps ha ricordato la solidità dei target inclusi nel piano Lovaglio:
- Sinergie garantite: Circa 1,8 miliardi di euro su base annua entro il 2029 (1,2 miliardi di costi e 0,6 miliardi di ricavi/funding), a cui si sommano 0,8 miliardi derivanti dall’integrazione con Mediobanca.
- Maxi-dividendo da 4 miliardi: La distribuzione straordinaria corrisponde a 1,208 euro lordi per azione, suddivisi in 0,302 euro in denaro e 0,906 euro sotto forma di azioni Assicurazioni Generali (attingendo alla quota del 13,3% detenuta da Mps nel Leone di Trieste).
- Target finanziari al 2028-2030: Un incremento dell’utile per azione (EPS) dell’11% al 2028, un ROTE 2029 superiore al 19%, CET1 ratio stabilmente sopra il 13% e distribuzioni cumulate agli azionisti superiori a 19 miliardi di euro nel periodo 2026-2030.
- Partecipazione al nuovo gruppo: In caso di piena adesione alle Ops su Banco BPM e Banca Generali, gli attuali azionisti di Mps detterebbero circa il 50% del capitale del nuovo gruppo combinato.
Il fattore soci: verso l’assemblea-referendum del 29 ottobre
Nonostante la determinazione del vertice, la partita si preannuncia complessa. All’interno dello stesso Cda di Mps si sono avvertite crepe, con il voto contrario espresso da sei consiglieri独立 (indipendenti).
Sul fronte dell’azionariato, la strada per l’approvazione delle Ops di Lovaglio appare in salita:
- Il fronte del “Sì” a Intesa: Grandi soci come Delfin (primo azionista con il 17,6%), Caltagirone (13,5%) ed Edizione (1,45%) hanno già fatto sapere che intendono aderire alla proposta di Intesa Sanpaolo (che valuta Mps complessivamente 31,4 miliardi di euro).
- Gli astenuti/neutrali: Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), socio al 4,86%, e Banco BPM (3,74%) mantengono una posizione neutrale e non dovrebbero votare.
Poiché Intesa ha posto come condizione vincolante per la validità della propria offerta la bocciatura delle delibere Mps sulle Ops e sul dividendo, l’assemblea del 29 ottobre assume tutti i connotati di un vero e proprio referendum sulla governance e sul futuro dell’istituto senese.
Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.
Trasparenza AI: Ai sensi delle normative vigenti in materia di trasparenza sui contenuti digitali e intelligenza artificiale (EU AI Act), si informa che la presente piattaforma integra sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi di assistenza alla scrittura, editing e creazione grafica.
Unisciti al nostro canale Telegram! 🚀
Accedi a news, analisi e strategie esclusive per i tuoi investimenti 💹
