L’oro torna a salire nelle contrattazioni asiatiche di martedì, interrompendo una fase particolarmente negativa che ha caratterizzato gran parte del mese di marzo. Il recupero, seppur contenuto, si inserisce in un contesto ancora dominato da incertezze macroeconomiche e tensioni internazionali.

Lingotti d’oro in primo piano su un tavolo finanziario, con grafici e bandiere sullo sfondo sfocato
Prezzo dell’oro – MeteoFinanza.com

A sostenere i prezzi contribuiscono alcune indiscrezioni su un possibile allentamento del conflitto in Medio Oriente. Secondo diverse fonti, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, starebbe valutando una riduzione dell’impegno militare in Iran, uno scenario che i mercati interpretano come potenzialmente distensivo nel breve termine.

Parallelamente, le dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, hanno contribuito a rafforzare la percezione di una stabilità dell’inflazione nel lungo periodo, nonostante le recenti pressioni legate ai prezzi dell’energia.

Prezzi in leggero rialzo, ma il bilancio mensile resta negativo

Nel dettaglio, l’oro spot ha registrato un incremento intorno all’1% nelle prime ore della giornata, mentre i futures mostrano un rialzo più contenuto. Un rimbalzo che arriva dopo settimane di debolezza e che, al momento, non modifica il quadro complessivo del mese.

Anche gli altri metalli preziosi mostrano segnali di recupero, pur restando inseriti in un trend mensile negativo:

  • l’argento evidenzia un rimbalzo più marcato nelle ultime ore
  • il platino registra un progresso più moderato

Stretto di Hormuz e petrolio: il fattore chiave per l’inflazione

Un elemento centrale per l’evoluzione dei mercati resta la situazione nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riportato dal The Wall Street Journal, l’amministrazione statunitense starebbe considerando una conclusione del conflitto senza un intervento diretto per riaprire il passaggio marittimo.

Si tratta di un nodo strategico, considerando che attraverso lo stretto transita circa il 20% del petrolio globale. Una sua eventuale chiusura prolungata continuerebbe a esercitare pressioni sui prezzi energetici, con possibili ripercussioni sull’inflazione.

In questo scenario, i mercati si muovono tra due dinamiche contrapposte:

  • segnali di possibile de-escalation geopolitica
  • persistenti timori legati a energia e inflazione.

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Il ruolo delle banche centrali e dei tassi di interesse

Nel corso di marzo, l’andamento dell’oro è stato influenzato in modo significativo dalle aspettative sui tassi di interesse. L’aumento dei prezzi del petrolio ha contribuito a rafforzare le previsioni di un’inflazione più elevata, riducendo le ipotesi di tagli nel breve termine.

Questo contesto tende a incidere sull’attrattività dei metalli preziosi, che non generano rendimenti, rispetto ad altri strumenti finanziari.

Indicazioni simili sono arrivate anche da altre importanti istituzioni, come la Banca Centrale Europea e la Bank of Japan, che hanno segnalato attenzione ai rischi inflazionistici legati al comparto energetico.

Marzo tra i peggiori degli ultimi 17 anni

Nonostante il recente recupero, il mese si avvia a chiudersi con un bilancio fortemente negativo. L’oro registra una flessione significativa, interrompendo una fase rialzista che durava da diversi mesi.

Anche gli altri metalli preziosi evidenziano cali rilevanti su base mensile:

  • l’argento segna una contrazione superiore al 20%
  • il platino registra una perdita vicina al 19%

Uno scenario ancora incerto

L’evoluzione futura dei prezzi dell’oro resta strettamente legata a variabili macroeconomiche e geopolitiche. In particolare, gli operatori continuano a monitorare:

  • gli sviluppi del conflitto in Medio Oriente
  • le dinamiche dei prezzi energetici
  • le decisioni delle principali banche centrali

Nel complesso, il quadro attuale viene descritto da diversi osservatori come caratterizzato da elevata incertezza, con possibili oscillazioni dei mercati nel breve periodo.

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