La settimana si chiude all’insegna dell’avversione al rischio sui mercati finanziari. A pesare sugli investitori sono soprattutto le forti vendite che hanno colpito il comparto dei semiconduttori, protagonista assoluto dell’ultimo anno grazie al boom dell’intelligenza artificiale. Alla correzione del settore tecnologico si aggiungono le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che continuano a sostenere le quotazioni del petrolio e ad alimentare l’incertezza sui mercati globali.

Dopo il netto calo registrato da Wall Street nella seduta precedente, anche le Borse asiatiche hanno archiviato una giornata difficile, mentre i future indicano un’apertura in territorio negativo per i principali listini europei.
Indice
- 1 Petrolio in rialzo: il Medio Oriente torna a preoccupare i mercati
- 2 Wall Street paga la correzione dei semiconduttori
- 3 Stagione delle trimestrali sotto i riflettori
- 4 SpaceX continua a perdere terreno in Borsa
- 5 Asia in forte difficoltà: Tokyo crolla, resiste l’India
- 6 Oro in calo dopo la corsa delle ultime settimane
- 7 Mercati tra tecnologia e tensioni geopolitiche
Petrolio in rialzo: il Medio Oriente torna a preoccupare i mercati
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran resta uno dei principali fattori di rischio per gli investitori. Nelle ultime ore Washington ha intensificato le operazioni militari contro obiettivi iraniani, mentre Teheran ha risposto con nuovi lanci di missili e droni diretti verso basi americane presenti nella regione.
A rendere ancora più delicato il quadro è la crescente pressione sulle principali rotte energetiche. Secondo diverse ricostruzioni, l’Iran avrebbe chiesto agli Houthi di prepararsi a bloccare il traffico petrolifero nel Mar Rosso qualora venissero colpite le infrastrutture energetiche del Paese. Nel frattempo il Qatar ha dichiarato di aver intercettato un attacco missilistico nelle prime ore della giornata.
Le preoccupazioni sull’offerta di greggio hanno immediatamente sostenuto le quotazioni:
- il Brent è risalito fino a 84,93 dollari al barile;
- il WTI statunitense ha raggiunto 79,76 dollari.
Entrambi i benchmark segnano un progresso vicino al 12% nell’arco della settimana, confermando come il premio per il rischio geopolitico continui a incidere sui prezzi dell’energia.
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Wall Street paga la correzione dei semiconduttori
La seduta americana si è conclusa in ribasso soprattutto a causa delle prese di profitto sul comparto dei chip, che negli ultimi mesi aveva guidato il rally dell’intero settore tecnologico.
Il Nasdaq ha ceduto l’1,47%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,51% e il Dow Jones ha limitato le perdite allo 0,20%.
A sorprendere gli operatori è stata soprattutto la debolezza del settore nonostante i risultati molto positivi pubblicati da TSMC, che ha registrato un incremento degli utili trimestrali del 77%. Il dato conferma come le aspettative degli investitori fossero ormai estremamente elevate dopo un anno di forti rialzi.
Le vendite hanno colpito numerosi produttori di semiconduttori e memorie, con ribassi particolarmente marcati per Intel, Western Digital, Seagate Technology e SanDisk.
Secondo molti analisti il peso assunto dai titoli dei chip negli indici americani è diventato determinante: in pochi anni la loro incidenza sull’S&P 500 è salita da circa l’8% a oltre il 20%, rendendo l’intero mercato molto più sensibile ai movimenti del comparto.
A limitare il calo dell’indice è stato invece il settore sanitario. UnitedHealth ha guadagnato oltre l’1% dopo aver superato le attese sugli utili e migliorato le proprie prospettive per il 2026, contribuendo al rialzo dell’intero comparto healthcare.
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Stagione delle trimestrali sotto i riflettori
L’attenzione degli investitori resta concentrata anche sulla stagione delle trimestrali, che dovrà confermare valutazioni ormai molto elevate.
Le stime indicano una crescita degli utili vicina al 25% per l’intero indice S&P 500 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per il solo comparto tecnologico le previsioni sono ancora più ambiziose, con un incremento atteso superiore al 65%.
Proprio queste aspettative molto elevate rendono il mercato particolarmente vulnerabile a qualsiasi delusione nei risultati societari.
SpaceX continua a perdere terreno in Borsa
Tra i titoli più osservati figura anche SpaceX, che ha proseguito la fase di debolezza.
Le azioni hanno terminato la seduta con una perdita del 3%, scendendo ulteriormente nelle contrattazioni after-hours fino a nuovi minimi successivi alla quotazione. La capitalizzazione di mercato è così scesa a circa 1.725 miliardi di dollari.
A pesare sul sentiment è stato anche il rinvio del tredicesimo volo di prova di Starship. Il lancio è stato annullato pochi minuti prima del decollo a causa del mancato avvio di alcuni motori. Elon Musk ha spiegato che un nuovo tentativo potrebbe avvenire nei prossimi giorni, ma il nuovo stop rappresenta un ulteriore ostacolo per il programma spaziale dell’azienda, fondamentale per i futuri progetti di esplorazione della Luna e di Marte.
Asia in forte difficoltà: Tokyo crolla, resiste l’India
Le vendite sui titoli tecnologici hanno travolto anche i mercati asiatici.
Il Nikkei di Tokyo ha registrato un pesante ribasso del 5,5%, penalizzato soprattutto dai produttori di semiconduttori. Tra i peggiori figura Kioxia, che ha perso circa il 16%, dimezzando il proprio valore rispetto ai massimi raggiunti a giugno.
Nel frattempo il governo giapponese ha annunciato un ambizioso piano nazionale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica, sostenuto da un investimento pubblico di circa 1.000 miliardi di yen distribuiti nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è introdurre fino a 10 milioni di robot dotati di IA entro il 2040 per contrastare il progressivo calo della forza lavoro.
Prosegue inoltre la debolezza dello yen, che rimane vicino ai minimi degli ultimi quarant’anni nei confronti del dollaro, nonostante i ripetuti richiami del Ministero delle Finanze.
Seduta negativa anche per Hong Kong, Shanghai e Taipei, mentre la Borsa della Corea del Sud è rimasta chiusa per festività.
In controtendenza si è invece mossa l’India. L’indice Sensex di Mumbai è riuscito a chiudere in rialzo grazie anche al forte interesse registrato per la quotazione di SBI Fund Management, la maggiore IPO indiana dell’anno, che ha raccolto richieste di sottoscrizione superiori a 40 volte l’offerta disponibile.
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Oro in calo dopo la corsa delle ultime settimane
Diversamente dal petrolio, l’oro sta vivendo una fase di consolidamento.
Il metallo prezioso si avvia infatti a chiudere la settimana con una flessione di circa il 3,4%, la peggiore performance delle ultime sei settimane, pur mantenendosi su livelli storicamente elevati intorno ai 3.980 dollari l’oncia.
Mercati tra tecnologia e tensioni geopolitiche
La seduta odierna conferma come i mercati si trovino a gestire contemporaneamente due fattori di forte impatto: da una parte la correzione del comparto dei semiconduttori, che mette in discussione il rally alimentato dall’intelligenza artificiale, dall’altra l’instabilità in Medio Oriente, che continua a sostenere il prezzo del petrolio e ad aumentare l’incertezza sul quadro macroeconomico.
Nelle prossime settimane saranno soprattutto l’evoluzione della stagione delle trimestrali, le prospettive del settore tecnologico e gli sviluppi geopolitici a determinare la direzione dei mercati finanziari.
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