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Le azioni Leonardo crollano: quali sono i veri motivi?

Avatar di Enzo L. Di Enzo L. 6 min di lettura

C’è qualcosa di particolare nella seduta di borsa di oggi per Leonardo: il gruppo presenta una trimestrale decisamente positiva, migliora la redditività, porta il portafoglio ordini oltre i 60 miliardi di euro e alza persino le previsioni commerciali per il 2026. Eppure le azioni scendono pesantemente. I numeri non lasciano spazio all’interpretazione: dopo circa un’ora e mezza dall’apertura degli scambi, il titolo della difesa perde il 3,2% a 49,45 euro, risultando il peggiore dell’intero Ftse Mib.

visori e logo Leonardo
Azioni Leonardo – MeteoFinanza.com

Come si spiega una reazione così negativa davanti a conti che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto sostenere le quotazioni? La risposta potrebbe non trovarsi nei numeri di Leonardo, ma in quello che sta accadendo fuori dall’Italia.

In questo stesso momento, infatti, Rheinmetall sta crollando del 16% a 838 euro, dopo avere lanciato un nuovo profit warning e rivisto al ribasso le previsioni per il 2026. Il tracollo del colosso tedesco della difesa potrebbe avere innescato un effetto domino sull’intero comparto europeo, coinvolgendo anche Leonardo. Ma vediamo quali sono gli elementi da considerare.

Trimestrale Leonardo positiva: perché il titolo scende?

Il primo dato da mettere in evidenza è proprio la distanza tra i risultati industriali di Leonardo e la reazione del mercato. Nei primi nove mesi del 2026 il gruppo ha registrato ricavi per 15,3 miliardi di euro, in crescita del 14,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ancora più marcato il miglioramento della redditività: l’EBITA è salito del 37,7% a 1,3 miliardi di euro, mentre il risultato netto adjusted ha raggiunto 812 milioni, con un incremento del 74,2%.

Non si tratta quindi di una trimestrale caratterizzata da segnali di debolezza. Al contrario, Leonardo sta crescendo a un ritmo significativo e sta migliorando la capacità di generare risultati operativi.

Anche il dato relativo alle nuove commesse è particolarmente positivo. Gli ordini acquisiti nei primi nove mesi hanno raggiunto 23,3 miliardi di euro, in aumento del 27,8% su base annua. Il portafoglio complessivo ha superato per la prima volta la soglia dei 60 miliardi, attestandosi a 60,37 miliardi contro i 47,26 miliardi di settembre 2025.

A fronte di questi numeri, il ribasso delle azioni appare difficilmente riconducibile a un deterioramento dei fondamentali. Per trovare una possibile spiegazione bisogna quindi allargare lo sguardo al settore europeo della difesa.

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Rheinmetall crolla del 16%: il profit warning scuote tutto il comparto

Il principale elemento di disturbo arriva dalla Germania. Rheinmetall, uno dei maggiori gruppi europei della difesa e tra i protagonisti delle aspettative legate al riarmo del continente, ha comunicato una nuova revisione al ribasso delle proprie previsioni finanziarie.

Il gruppo ha ridotto per la seconda volta in tre mesi le stime per il 2026. Il fatturato atteso è stato portato a circa 13,2 miliardi di euro, rispetto alla precedente forchetta compresa tra 13,7 e 14,2 miliardi. Anche il margine operativo previsto è stato rivisto, passando da circa il 19% al 18,5%.

La comunicazione ha provocato una reazione molto violenta in borsa, con una perdita che ha raggiunto il 16% a 838 euro. Un movimento simile non può fermarsi solo alla singola società coinvolta ma tende a condizionare le valutazioni sull’intero comparto europeo.

Il punto è che Rheinmetall rappresenta uno dei principali riferimenti per gli investitori che puntano sulla crescita delle spese militari europee. Se un gruppo di queste dimensioni incontra difficoltà nel trasformare la domanda in ricavi e utili, il mercato può iniziare a interrogarsi sulla reale velocità di esecuzione dei programmi di riarmo.

Leonardo, pur avendo una struttura industriale e un portafoglio di attività differenti, non è immune da questo tipo di valutazioni.

Perché Rheinmetall ha tagliato le stime: ordini, consegne e flussi di cassa

La revisione delle previsioni di Rheinmetall non dipende da un improvviso crollo della domanda di armamenti. Il problema riguarda soprattutto i tempi di esecuzione delle commesse e la capacità di trasformare gli ordini acquisiti in ricavi effettivi.

La società tedesca ha spiegato che alcuni ricavi e pagamenti anticipati relativi al programma per i veicoli Boxer saranno contabilizzati nel 2027. Anche le approvazioni più lente dei lotti di munizioni d’artiglieria stanno ritardando le consegne e, di conseguenza, la contabilizzazione dei ricavi. Altri progetti più recenti, tra cui la collaborazione con il produttore olandese di missili Destinus, non contribuiranno nel 2026 nella misura inizialmente prevista.

Ma ci sono anche altri elementi che hanno alimentato le vendite. Nel terzo trimestre Rheinmetall ha registrato nuovi ordini per 2,89 miliardi di euro, inferiori ai ricavi del periodo, pari a 3,15 miliardi. Il flusso di cassa libero operativo è risultato negativo per 82 milioni e la società ha abbandonato il precedente obiettivo di un tasso di conversione in cassa superiore al 40%.

Sono numeri che hanno alimentato dubbi sulla capacità del gruppo di rispettare le tempistiche dei programmi industriali. Eppure, anche in questo caso, il trimestre ha mostrato una crescita importante: il fatturato è passato da 2,31 a 3,15 miliardi, mentre l’utile operativo è aumentato del 62% a 553 milioni.

Il mercato sta quindi penalizzando soprattutto la visibilità futura e l’esecuzione delle commesse, non necessariamente la domanda di prodotti per la difesa. È questo il messaggio che potrebbe essere trasferito anche alle altre società europee del comparto.

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Azioni Leonardo: il ribasso è un effetto domino?

La spiegazione più plausibile della debolezza odierna è quindi una combinazione di prese di beneficio e contagio settoriale. La revisione delle stime di Rheinmetall ha improvvisamente modificato il sentiment degli investitori sulla difesa europea, alimentando dubbi sulla capacità delle società del comparto di rispettare le ambiziose aspettative incorporate nelle quotazioni.

Leonardo potrebbe essere stata coinvolta in questo movimento anche in assenza di notizie negative specifiche sui propri conti. Il calo del 3,2% a 49,45 euro, mentre il gruppo presenta risultati in crescita e una guidance commerciale migliorata, suggerisce proprio questa possibilità.

Naturalmente, non è possibile attribuire con certezza tutto il ribasso al profit warning tedesco. Per farlo servirebbero anche riscontri sui flussi di vendita e sulle motivazioni degli operatori. La coincidenza temporale e la violenza del movimento di Rheinmetall costituiscono però un indizio significativo.

Il vero rischio per Leonardo non sembra oggi essere rappresentato dalla trimestrale appena pubblicata, ma da un eventuale ridimensionamento delle valutazioni dell’intero settore della difesa. Dopo il forte rally degli ultimi anni, gli investitori potrebbero essere diventati più esigenti: non bastano più portafogli ordini in crescita, servono anche consegne puntuali, margini e flussi di cassa coerenti con le aspettative.

Per le azioni Leonardo sarà quindi importante capire se il ribasso odierno rimarrà circoscritto a una reazione emotiva al profit warning di Rheinmetall oppure se anticiperà una fase di maggiore selettività nei confronti dei titoli europei della difesa. I fondamentali del gruppo italiano, almeno alla luce dei conti dei primi nove mesi, continuano a offrire indicazioni positive.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Enzo L.

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