Probabilmente non pochi investitori si sarebbero attesi un rimbalzo delle azioni BFF Bank dopo il tracollo rimediato ieri dal titolo. In effetti con un -45 per cento sul groppone, un leggero recupero fisiologico (senza ossia intaccare un sentiment che era e resta negativo) sarebbe forse stato l’esito più naturale per la quotata. Insomma non è un mistero che, spesso, anche dopo i più grandi profit warning, il day after è caratterizzato almeno da un rimbalzino.

Ebbene nel caso delle azioni BFF Bank (almeno stando a quello che si fin qui visto sul mercato), questa “tradizione” non sembra valere. Il titolo, dopo il tracollo di ieri, segna oggi un ribasso del 2 per cento a 4,41 euro con tensione alle stesse e boom di prezzi passati di mano. Ad incentivare il sell-off è stata la doppia bocciatura arrivata puntale questa mattina. Di certo gli analisti non potevano restare indifferenti all’allarme sui profitti arrivato ieri e puntuale è arrivato oggi un taglio di rating e un doppio taglio di target price.
Mediobanca e Equita prudenti sulle azioni BFF Bank
La più dura sulle azioni BFF Bank è stata Mediobanca. Da Piazzetta Cuccia il taglio sia del rating declassato a neutrale che del target price portato a 7 euro. Più soft la bocciatura di Equita anche perchè la sim milanese era già prudente con il suo rating hold e quindi si è semplicemente limitata a confermare il suo giudizio portando il prezzo obiettivo a 6 euro.
In entrambi i casi, nonostante il taglio del target price, resta un leggero potenziale di upside rispetto ai prezzi attuali che tuttavia va però inserito in una valutazione molto fredda. Per farla breve, i prezzi BFF Bank saranno si crollati ma nessun analista tra quelli intervenuti di recente se la sente di suggerire l’acquisto.
Perchè le azioni BFF Bank erano crollate?
Il crollo di ieri delle azioni BFF Bank non è stato il risultato di un singolo evento, ma della combinazione di più fattori. Alla base del panic selling c’è stato l’annuncio di accantonamenti straordinari per circa 95 milioni di euro pre-tasse nel 2025, legati al derisking del portafoglio di factoring in vista di una possibile cartolarizzazione.
La revisione interna del portafoglio crediti, concentrato soprattutto su esposizioni verso la Pubblica Amministrazione, ha spinto il management a un approccio prudenziale. L’obiettivo era aumentare la prevedibilità della redditività futura e ridurre l’esposizione a crediti deteriorati. Tuttavia, dal punto di vista del mercato, la natura “one-off” degli accantonamenti non ha frenato le vendite. Gli investitori hanno interpretato il provvedimento come un segnale di possibili criticità nella qualità del portafoglio e nella visibilità degli incassi, elementi centrali per il modello di business di BFF Bank.
A peggiorare la percezione è intervenuto il restatement atteso del bilancio 2024, che ha generato diffidenza sul titolo anche senza modificare sostanzialmente i fondamentali. A questo si è aggiunta la revisione al ribasso dei target finanziari 2026: l’utile netto rettificato è stato ridotto da 240 milioni a 160 milioni di euro, con conseguente calo dell’utile per azione da 1,3 a 0,8 euro.
Nonostante nel 2025 l’utile netto rettificato abbia segnato circa 150 milioni (+5% su base annua) e il ROE rettificato sia rimasto intorno al 23%, l’utile contabile è stato penalizzato dagli accantonamenti straordinari. Il CET1 ratio fully capitalised è stimato al 13,2%, considerato sufficiente, ma non in grado di dissipare le preoccupazioni a breve termine.
Infine, il cambio al vertice – con l’uscita dell’AD Massimiliano Belingheri e l’ingresso di Giuseppe Sica – è stato percepito come un possibile segnale di revisione strategica interna, aggiungendo ulteriore volatilità sul titolo.
Considerando nell’insieme tutti questi fattori negativi non c’è da stupirsi se nel day after sono subito arrivate le bocciature degli analisti.
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