Calma piatta sia sulle azioni Poste Italiane che sulle Telecom Italia nell’ultima di ottava. Nel primo pomeriggio la quotata gialla sta segnando un rialzo dello 0,08% a 21,61 euro mentre l’ex monopolista è sulla parità in area 0,64 euro.

Il fatto che entrambi i titoli siano quasi fermi lascia invariate le rispettive prestazioni di medio e lungo termine: le azioni Poste restano così sulla parità rispetto a un mese fa e in rialzo del 42% da inizio anno, mentre TIM resta positiva per il 10% su base mensile e del 133% anno su anno.

La scritta Poste Italiane in primo piano. Grafici finanziari su alcuni schermi sullo sfondo
Poste Italiane – MeteoFinanza.com

I due titoli sono legati dall’offerta pubblica di scambio promossa da Poste su Telecom Italia. E proprio all’OPA è dedicato un lungo report redatto dagli analisti di Scope Ratings. Gli esperti hanno analizzato i dettagli dell’operazione. Vediamo quindi subito quale è stata la loro valutazione anche perchè offre spunti decisamente interessanti.

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OPA Poste Italiane su Telecom Italia: numeri da record

Scope Ratings non ha dubbi: l’offerta pubblica di acquisto (OPA) lanciata da Poste Italiane su Telecom Italia si candida ad essere una delle operazioni più rilevanti nel panorama corporate italiano degli ultimi anni. Il corrispettivo complessivo, pari a 10,8 miliardi di euro tra contanti e azioni, punta all’acquisizione e al delisting dell’ex monopolista delle telecomunicazioni, con l’obiettivo di creare una piattaforma integrata infrastrutturale e di servizi.

Secondo Scope Ratings, l’operazione presenta implicazioni rilevanti sul profilo finanziario della combined entity, pur senza compromettere, almeno nel breve periodo, il merito di credito del gruppo. La presenza dello Stato italiano come azionista di controllo resta infatti un elemento chiave di stabilità e supporto.

Uno dei principali punti di attenzione riguarda il rafforzamento della leva finanziaria. Scope Ratings stima che, a seguito dell’operazione, il rapporto tra indebitamento netto ed EBITDA (al netto dei leasing) si attesterà intorno a 1,5x su base pro forma. Questo livello, sebbene più elevato rispetto allo status quo di Poste, resta comunque gestibile nel contesto di una strategia di integrazione graduale.

È importante sottolineare che tale stima non incorpora pienamente le sinergie operative attese, che potrebbero contribuire a migliorare ulteriormente il profilo di leva nel medio termine. Inoltre, i dati di riferimento sono basati su proiezioni a fine 2025, lasciando spazio a possibili variazioni al closing dell’operazione.

Dal punto di vista dello stock di debito, la nuova entità vedrà un incremento significativo con un ammontare lordo complessivo pari a circa 17 miliardi di euro (20 miliardi includendo leasing) rispetto ai 2,8 miliardi iniziali di Poste (4 miliardi con leasing)

Questo incremento riflette sia il debito pregresso di TIM sia circa 2,8 miliardi di nuova finanza necessaria per sostenere l’acquisizione.

Liquidità e costo del debito: un equilibrio delicato

Un altro elemento chiave evidenziato da Scope riguarda la copertura della liquidità sul debito finanziario, che è destinata a ridursi in modo significativo. Il rapporto scenderebbe infatti da 2,0x a circa 0,8x, segnalando una minore flessibilità finanziaria nel breve periodo.

Parallelamente, il costo medio del debito di TIM, pari a circa 5,9% (esclusi leasing), risulta relativamente elevato e riflette condizioni di finanziamento storicamente più onerose. Tuttavia, le recenti emissioni obbligazionarie hanno già contribuito a una parziale riduzione di tale costo.

In questo contesto, Poste Italiane parte da una posizione più favorevole: le sue obbligazioni quinquennali trattano con uno spread contenuto rispetto ai titoli di Stato italiani, segnalando un costo della raccolta competitivo. Scope ritiene che questa capacità di funding permetterà al gruppo di:

  • gestire il maggior carico di debito
  • avviare un processo di rifinanziamento progressivo del debito TIM
  • migliorare nel tempo l’efficienza complessiva della struttura finanziaria

L’integrazione dovrebbe quindi accompagnarsi a una strategia di deleveraging graduale, sostenuta dalla generazione di cassa e da un sistema centralizzato di gestione della liquidità.

Governance e ruolo dello Stato

Un elemento rassicurante per gli investitori è rappresentato dalla continuità del controllo pubblico. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze mantiene attualmente circa il 64% di Poste Italiane, tra partecipazione diretta e indiretta tramite Cassa Depositi e Prestiti.

A valle dell’operazione, la quota statale dovrebbe ridursi ma restare superiore al 50%, garantendo quindi il controllo legale del nuovo gruppo. Questo aspetto è centrale nella valutazione di Scope, che ha messo in evidenza come:

  • la nuova entità sia destinata a diventare ancora più strategica per il Paese
  • ci sarà un aumento della probabilità di supporto implicito da parte dello Stato
  • non sono attesi impatti negativi sulla governance

L’operazione è coerente con una logica industriale di lungo periodo: preservare il controllo nazionale su un’infrastruttura critica, come quella delle telecomunicazioni, integrandola con servizi finanziari, logistici e digitali.

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Rischi di esecuzione e complessità operativa

Nonostante i potenziali benefici, Scope Ratings ha comunque sottolineato la presenza di diversi rischi di execution che potrebbero influenzare il successo dell’operazione.

In primo luogo, il prezzo offerto potrebbe essere percepito come non pienamente adeguato dal mercato. L’attuale premio di circa il 9% rispetto alle quotazioni potrebbe non essere sufficiente a convincere tutti gli azionisti di TIM, con il rischio di un rilancio dell’offerta. Questo scenario implicherebbe un maggior fabbisogno di liquidità e un possibile incremento ulteriore dell’indebitamento.

Il secondo fattore critico riguarda la complessità dell’integrazione. Poste Italiane si troverebbe a incorporare un operatore telecom storico in Italia e al tempo stesso un player rilevante nel mobile in Brasile.

Infine, il settore delle telecomunicazioni, pur in fase di consolidamento, resta altamente competitivo. I margini potrebbero migliorare, ma rimangono esposti a pressioni sui prezzi e a dinamiche regolatorie.

Cosa tenere a mente di questa valutazione

Nel complesso, la valutazione di Scope Ratings sembra descrivere un quadro equilibrato ma prudente. L’OPA di Poste su TIM potrebbe aumentare il rischio finanziario nel breve termine ma al tempo stesso resterebbe comunque gestibile grazie a fondamentali solidi e supporto pubblico.

Operativamente saranno quattro i principali driver da monitorare:

  • l’evoluzione della leva finanziaria post-closing
  • la capacità di estrarre sinergie
  • la gestione del processo di integrazione
  • eventuali revisioni del prezzo dell’offerta

L’OPA è chiaramente uno scommessa strategica di lungo periodo, con upside significativo ma anche execution risk non trascurabili. La presenza dello Stato e la disciplina finanziaria di Poste costituiscono, tuttavia, un ancoraggio importante per il merito di credito, limitando i rischi di downside nel breve termine.

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