Le prospettive di una possibile de-escalation militare hanno innescato una forte inversione di tendenza sui mercati finanziari statunitensi. Dopo un avvio di seduta negativo, Wall Street ha chiuso in rialzo, sostenuta dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump che ha lasciato intendere come il conflitto in Medio Oriente possa essere vicino alla conclusione.

Montaggio fotografico con Donald Trump davanti al New York Stock Exchange, il Charging Bull di Wall Street, monitor con grafici di borsa in rialzo e una piattaforma petrolifera in fiamme
Donald Trump (immagine generata da IA) – MeteoFinanza.com

L’indice S&P 500 ha terminato la giornata con un guadagno dello 0,8%, mentre il Nasdaq Composite ha registrato un progresso ancora più marcato, pari all’1,4%. Un recupero significativo, considerando che nelle prime ore di contrattazione entrambi gli indici erano in territorio negativo di circa 1,5%, dopo l’impennata dei prezzi del petrolio.

Il mercato cambia direzione dopo le parole di Trump

Il nervosismo iniziale degli investitori era stato provocato dal balzo dei futures sul greggio, arrivati a sfiorare i 120 dollari al barile, alimentando il timore di nuove pressioni inflazionistiche globali. Tuttavia, nel corso della giornata il sentiment è cambiato radicalmente.

Donald Trump, parlando con la giornalista Weijia Jiang della CBS, ha ridimensionato le precedenti stime sulla durata delle operazioni militari. Se inizialmente aveva ipotizzato un conflitto di quattro o cinque settimane, ora quella previsione appare, secondo le sue parole, “molto lontana dalla realtà”.

Il presidente ha spiegato che le operazioni militari hanno avuto risultati più rapidi del previsto, lasciando intendere che la guerra potrebbe essere “praticamente conclusa”. Secondo Trump, le forze avversarie avrebbero subito gravi perdite sul piano strategico: comunicazioni compromesse, aviazione indebolita e capacità navali ridotte.

Nel corso di una conferenza stampa tenuta in Florida, Trump ha ribadito che la crisi potrebbe essere risolta in tempi relativamente brevi, anche se non nell’immediato giro di pochi giorni.

Pressioni sull’Iran e scenario di escalation

Parallelamente alle dichiarazioni sulla possibile fine del conflitto, emergono anche indiscrezioni su scenari molto più duri. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, l’amministrazione americana avrebbe discusso la possibilità di colpire la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, qualora non accettasse condizioni chiave come lo smantellamento del programma nucleare.

Le stesse fonti indicano che Israele potrebbe essere coinvolto in operazioni mirate contro la leadership iraniana, anche se le autorità israeliane mantengono il massimo riserbo. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, interrogato dalla CNN, si è limitato a commentare: “Bisognerà aspettare e vedere.”

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Petrolio estremamente volatile

Il mercato energetico resta nel frattempo uno dei principali indicatori della tensione geopolitica. Dopo un forte balzo nella seduta precedente, il Brent è tornato a scendere di circa il 4%, segno di una volatilità ancora elevata.

Trump ha lanciato un avvertimento molto duro all’Iran riguardo allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero globale. Il presidente ha dichiarato che un eventuale tentativo di bloccare il passaggio delle petroliere verrebbe contrastato con una risposta militare “venti volte più forte” rispetto alle operazioni condotte finora.

Secondo Trump, mantenere bassi i prezzi dell’energia resta una priorità strategica anche per l’economia globale.

Dialogo tra Trump e Putin

Sul piano diplomatico, nella giornata di ieri si è svolta anche una lunga telefonata tra Vladimir Putin e Donald Trump, durata oltre un’ora. Il Cremlino ha sottolineato che i progressi militari russi nel Donbass dovrebbero spingere l’Ucraina ad avviare negoziati per una soluzione politica del conflitto.

Putin avrebbe inoltre ribadito la necessità di una rapida soluzione diplomatica, mentre i due leader si sono detti disponibili a mantenere contatti regolari dopo una conversazione definita “costruttiva e aperta”.

Mosca ha anche inviato un messaggio all’Europa sul fronte energetico: la Russia si dice pronta a garantire nuove forniture di petrolio e gas per stabilizzare i mercati, ma solo in presenza di segnali di apertura da parte di Bruxelles, dopo anni di tensioni seguite alla guerra in Ucraina.

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I mercati guardano con cautela alle prospettive del petrolio

Nonostante il rimbalzo dei mercati azionari, diversi analisti invitano alla prudenza. Secondo gli esperti di Barclays, gli operatori finanziari potrebbero essere eccessivamente ottimisti sulla rapidità della fine del conflitto.

L’analista Amarpreet Singh osserva che il mercato sembra già prezzare un petrolio vicino ai 100 dollari al barile, ma l’elevata volatilità suggerisce che l’incertezza rimane molto alta. I rischi principali riguardano possibili interruzioni della produzione energetica in diversi Paesi del Golfo.

Tra gli scenari che preoccupano gli analisti figurano:

  • blocchi o riduzioni della produzione in Iraq e Kuwait, già parzialmente colpiti
  • possibili estensioni delle interruzioni a Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita

Un eventuale peggioramento della situazione potrebbe far salire ulteriormente i prezzi dell’energia.

L’Asia reagisce positivamente, l’Europa attesa in rialzo

Nel frattempo i mercati asiatici hanno chiuso la seduta in territorio positivo. Il Nikkei di Tokyo ha registrato un rialzo del 2,9%, sostenuto anche da dati economici migliori delle attese: il PIL giapponese del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al rialzo grazie alla crescita degli investimenti aziendali.

In Cina, l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen è salito dell’1,2%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato circa il 2%. I dati sul commercio cinese hanno sorpreso gli economisti: nei primi due mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del 21,8% su base annua, molto oltre le previsioni.

I future europei indicano un avvio positivo delle contrattazioni, con il DAX di Francoforte atteso in rialzo di circa l’1,1%.

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Valute e obbligazioni: effetti dell’incertezza energetica

Le tensioni energetiche stanno influenzando anche il mercato valutario e obbligazionario. La sterlina britannica ha perso circa lo 0,5% contro il dollaro nelle ultime settimane, mentre ha guadagnato oltre l’1% contro l’euro.

Il rendimento dei titoli di Stato britannici a dieci anni è salito fino al 4,72%, ai massimi da ottobre 2025. Secondo gli analisti di Ebury, l’aumento dei prezzi dell’energia sta alimentando timori inflazionistici e cambiando le aspettative sui tassi d’interesse: invece dei tagli previsti nel 2026, il mercato inizia a ipotizzare perfino un possibile rialzo.

Dalle aziende segnali contrastanti

Nel settore corporate arrivano notizie contrastanti. Monte dei Paschi di Siena ha sospeso gli incontri con gli investitori previsti per presentare il piano di integrazione con Mediobanca, mentre Volkswagen prevede un recupero della redditività dopo un 2025 difficile.

Il gruppo automobilistico tedesco stima per il 2026 un margine operativo compreso tra 4% e 5,5%, dopo essere sceso al 2,8% lo scorso anno a causa dei dazi, della crescente concorrenza cinese e dei costi della transizione verso l’elettrico.

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