I mercati globali si muovono in equilibrio tra risultati trimestrali, banche centrali e notizie geopolitiche che, almeno per il momento, sembrano perdere intensità. I futures di Wall Street oscillano vicino alla parità mentre gli investitori soppesano l’impatto di conti societari importanti, nuovi dati macro in arrivo e l’attesa per la prossima decisione della Federal Reserve.

Il logo di TikTok, l'edificio della FED con la bandiera degli USA, dei lingotti d'oro in primo piano
Mercati in fermento – MeteoFinanza.com

Nel frattempo, Intel chiude il quarto trimestre in perdita e avverte che le difficoltà potrebbero continuare, TikTok annuncia una nuova soluzione societaria per mantenere operative le attività negli Stati Uniti, la Bank of Japan conferma i tassi ma lascia intendere che la fase restrittiva non è finita, e l’oro riscrive ancora una volta i massimi storici.

I futures USA restano deboli dopo una settimana agitata

Venerdì mattina i futures sui principali indici americani si sono mossi con variazioni contenute e leggermente negative, dopo una settimana caratterizzata da forte sensibilità alle notizie politiche e commerciali. Il Dow Jones future ha ceduto circa lo 0,1%, l’S&P 500 ha perso lo 0,1% e il Nasdaq 100 è sceso dello 0,2%.

La seduta precedente a Wall Street si era invece chiusa in rialzo, sostenuta dall’allentamento dei timori legati a nuovi dazi. In particolare, la decisione del presidente Donald Trump di ritirare la minaccia di ulteriori tariffe verso diversi Paesi europei, previste dal 1° febbraio, ha riportato un po’ di serenità sui listini.

Sul fronte geopolitico, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero ottenuto accesso “totale e permanente” alla Groenlandia dopo una trattativa con leader alleati della NATO, anche se i dettagli restano poco chiari. La vicenda, già delicata perché la Groenlandia è un territorio semi-autonomo danese, aveva generato frizioni e preoccupazioni nell’Unione Europea. Con la tensione che appare in calo, l’attenzione degli investitori è tornata rapidamente sui fondamentali: utili societari e politica monetaria, con la riunione della Fed ormai alle porte.

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Intel chiude il quarto trimestre in perdita e frena la fiducia del mercato

Il titolo Intel ha subito un forte scossone nelle contrattazioni after-hours dopo la pubblicazione dei conti: l’azienda ha registrato una perdita nel quarto trimestre e ha diffuso una prospettiva debole anche per l’inizio del nuovo anno, alimentando dubbi sulla tenuta del suo piano di rilancio.

Nel dettaglio, Intel ha riportato una perdita netta di circa 333 milioni di dollari negli ultimi tre mesi dell’esercizio, un risultato peggiore rispetto alle attese di Wall Street. Un segnale importante perché la società, negli ultimi tempi, aveva ottenuto nuova attenzione e supporto anche grazie a investimenti da parte di soggetti strategici del settore, oltre a un contesto di sostegno istituzionale negli Stati Uniti.

A pesare, secondo i vertici, è soprattutto la crescente domanda legata ai data center che ospitano l’infrastruttura necessaria per i modelli di intelligenza artificiale: una corsa che non sta solo facendo esplodere i volumi, ma sta anche provocando pressioni sulla disponibilità di componenti. Il CFO David Zinsner ha parlato di una vera e propria carenza di forniture a livello industriale, un problema che potrebbe protrarsi fino al 2026.

Per il primo trimestre, Intel prevede inoltre un risultato ancora sotto pressione, con una perdita stimata intorno a 0,21 dollari per azione. Un’indicazione che sottolinea quanto sia complessa la sfida per il CEO Lip-Bu Tan, chiamato a mantenere Intel competitiva in un settore dominato dalla leadership di Nvidia e dalla crescita della concorrente Advanced Micro Devices.

A deludere i trader è stata anche l’assenza di annunci concreti sulle prospettive commerciali della divisione dedicata alla produzione di chip per conto terzi. Intel ha confermato che alcune informazioni chiave, come i nomi dei nuovi clienti e i dettagli sui potenziali acquirenti della tecnologia produttiva di nuova generazione 14A, arriveranno solo più avanti nel corso dell’anno. Secondo diversi osservatori, il mercato sperava in un segnale più forte, magari legato a un grande cliente capace di accelerare la credibilità della strategia industriale del gruppo.

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TikTok e la joint venture che mette al sicuro le operazioni negli Stati Uniti

Tra le notizie più seguite c’è anche quella che riguarda TikTok, che ha annunciato la creazione di una nuova joint venture costruita con la mediazione dell’amministrazione Trump. L’obiettivo è semplice ma decisivo: garantire la continuità operativa dell’app negli Stati Uniti e rispondere alle richieste di sicurezza nazionale avanzate da tempo a Washington.

Il tema è noto: TikTok appartiene a ByteDance, gruppo con base in Cina, e questa struttura societaria è stata più volte considerata un potenziale rischio per la gestione dei dati e per la protezione degli utenti. Trump aveva già tentato di vietare l’app nel 2020, mentre negli anni successivi la questione è rimasta aperta tra pressioni politiche e norme approvate dal Congresso.

La nuova soluzione prevede che TikTok venga gestita negli Stati Uniti attraverso un’entità ritenuta più compatibile con le richieste americane, con la promessa di rafforzare la privacy dei dati e la sicurezza informatica. Secondo le informazioni diffuse, investitori statunitensi e internazionali controlleranno l’80,1% della joint venture. Tra questi figurano Oracle, la società di private equity Silver Lake e MGX con sede ad Abu Dhabi. ByteDance manterrà invece il 20%.

Trump ha commentato l’accordo in maniera molto diretta, sostenendo che l’app sarà controllata da un gruppo di investitori considerati “patrioti”, e ribadendo l’importanza del ruolo che TikTok avrebbe avuto nella sua comunicazione politica.

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Bank of Japan: tassi fermi, ma il mercato vede altri rialzi in arrivo

In Asia, i riflettori sono puntati sulla Bank of Japan, che ha mantenuto invariati i tassi d’interesse come previsto, ma ha al tempo stesso lasciato intravedere un orientamento ancora prudente e potenzialmente più restrittivo nei prossimi mesi.

La BOJ ha confermato il tasso di riferimento overnight call allo 0,75%. Otto membri su nove hanno votato a favore dello stop, mentre il consigliere Hajime Takata ha espresso preferenza per un rialzo di 25 punti base, un segnale che evidenzia come all’interno della banca centrale ci siano già sensibilità diverse sul ritmo futuro della stretta.

Dopo il rialzo di dicembre, la pausa era considerata praticamente scontata: la BOJ vuole ora più chiarezza su crescita economica e dinamica salariale prima di muoversi di nuovo. Tuttavia, la banca ha ribadito che il percorso di aumento dei tassi rimane valido se economia e inflazione continueranno a muoversi in linea con le previsioni, con l’obiettivo di mantenere la crescita dei prezzi intorno al 2% annuo.

Un altro dettaglio rilevante è l’aggiornamento delle stime: la BOJ ha migliorato le proiezioni su PIL reale e inflazione per gli anni fiscali 2025 e 2026. Per il 2025, ad esempio, il PIL reale viene ora visto in crescita tra lo 0,8% e lo 0,9%, contro il precedente intervallo dello 0,6%-0,8%.

Secondo diversi analisti, considerando che i tassi reali restano ancora molto bassi, ulteriori rialzi appaiono probabili. La domanda, semmai, riguarda il timing: alcuni osservatori si aspettano nuove mosse prima dell’estate.

Oro ai massimi storici: domanda rifugio e mercati in modalità difensiva
La giornata si chiude con un nuovo segnale chiaro sul sentiment: l’oro ha toccato un massimo storico durante la sessione asiatica di venerdì, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia. Il movimento è stato favorito dal ritorno della domanda di beni rifugio dopo dichiarazioni di Trump sull’Iran e sul dispiegamento di navi statunitensi nella regione.

Anche argento e platino hanno registrato nuovi picchi, confermando una fase di forte interesse per i metalli preziosi. Dopo una breve fase di arretramento legata agli sviluppi sulla Groenlandia, i mercati sono tornati rapidamente in una modalità più difensiva: i dettagli poco chiari degli accordi e l’incertezza internazionale continuano infatti a sostenere gli asset percepiti come più protettivi.

Nel dettaglio, l’oro spot è salito fino a circa 4.967 dollari l’oncia, mentre i futures di febbraio hanno superato i 4.969 dollari. L’argento spot ha segnato un balzo vicino al 3% fino a sfiorare quota 99 dollari, mentre il platino spot è salito fino a circa 2.692 dollari l’oncia.

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