Si parla con sempre maggiore insistenza di una possibile fusione tra A2A ed ERG. E’ questo il tema caldo dei mercati nell’ultima di Ottava e proprio in scia ai rumors che le azioni ERG stanno avanzando del 6% a 25,36 euro, segnale che lascerebbe intendere che gli investitori stiano prezzando uno scenario di aggregazione con premio.

In questo contesto da A2A è però arrivata una precisazione che ha raffreddatoi entusiasmi: la multiutility ha ribadito che è sua prassi valutare regolarmente opzioni strategiche coerenti con il piano industriale aggiungendo che sono in corso riflessioni preliminari ed esplorative con diversi potenziali partner, ma nessuna decisione è stata assunta.
In altre parole, l’ipotesi esiste sul tavolo delle analisi, ma non c’è ancora alcun impegno formale. Una frenata che non implica una smentita.
L’ipotesi sul tavolo: MoU, OPS/OPAS e delisting ERG
Secondo le indiscrezioni di stampa apparse su Il Giornale d’Italia, sarebbe allo studio un’operazione di aggregazione supportata dall’advisor Rothschild, con possibile firma di un Memorandum of Understanding (MoU) nelle prossime settimane. L’idea di fondo sarebbe quella di procedere con una OPS o OPAS con concambio azionario, seguita dal delisting di ERG e dalla fusione per incorporazione nel gruppo milanese.
Dal punto di vista finanziario, l’operazione avrebbe una logica industriale chiara: A2A, con una capitalizzazione intorno ai 7,6 miliardi di euro, punta a un salto dimensionale di circa il 50%, rafforzando la propria leadership nelle energie rinnovabili. ERG, che capitalizza circa 3,5 miliardi, rappresenta un player focalizzato sull’eolico e sulle rinnovabili, con un portafoglio coerente con la transizione energetica.
Il Giornale d’Italia parla di un possibile concambio indicativo di 10 azioni A2A per 1 azione ERG, ai prezzi recenti, con eventuale premio aggiuntivo di una o due azioni in più. Non è esclusa una componente cash, finanziabile tramite mercato o linee bancarie.
La struttura finanziaria di A2A – con una PFN di circa 5,3 miliardi a settembre 2025 e un rapporto PFN/EBITDA di 2,4x – lascerebbe spazio per sostenere parte dell’operazione.
Razionali industriali e nodi di governance
Dal punto di vista strategico, l’aggregazione, sempre secondo la medesima fonte, darebbe vita a un polo multiutility con oltre 11 miliardi di capitalizzazione combinata, proiettando il nuovo gruppo tra i principali operatori europei nel settore energy. Per A2A significherebbe rafforzare in modo significativo la componente rinnovabili, accelerando il percorso di crescita in un segmento a maggiore visibilità di lungo periodo.
Per ERG, invece, l’operazione potrebbe rappresentare una soluzione ai nodi di governance tra la famiglia Garrone (51% della holding SQ Renewables) e il fondo australiano IFM (49%), oggi in una fase di impasse. Una fusione potrebbe configurarsi come exit parziale o totale, con possibilità di reinvestimento nella combined entity qualora si trovasse un equilibrio nella governance.
Sul piano dei numeri, A2A ha chiuso i primi nove mesi del 2025 con ricavi in crescita del 12% a 10,1 miliardi e un utile netto di 581 milioni, confermando per l’intero esercizio una guidance EBITDA tra 2,17 e 2,20 miliardi. ERG, nello stesso periodo, ha registrato un utile netto adjusted di 110 milioni e un EBITDA di 393 milioni, confermando per il 2025 una forchetta di 540–600 milioni di EBITDA. L’integrazione avrebbe quindi una logica di complementarità industriale, ma richiederebbe un attento bilanciamento finanziario.
Tempistiche, rischi e impatto regolatorio: perché A2A frena
Le indiscrezioni sembrano delineare un possibile cronoprogramma con firma del MoU entro marzo, signing entro luglio e closing definitivo entro fine 2026, subordinatamente ai via libera regolamentari. È previsto anche un meccanismo di price adjustment legato ai dati consuntivi di esercizio, per allineare il valore dell’operazione alle reali performance patrimoniali.
Resta però l’incognita dell’impatto del nuovo decreto bollette e più in generale del quadro regolatorio energetico, che potrebbe incidere sulle valutazioni dei player. Inoltre, un’operazione di questa portata aprirebbe scenari di risiko nel settore energetico italiano, analogamente a quanto visto nel comparto bancario.
La presa di posizione di A2A – che parla esplicitamente di opzioni allo stadio preliminare – suggerisce che il dossier è ancora in fase esplorativa. Il mercato, però, si muove in anticipo: il +6% di ERG riflette l’aspettativa di un premio in caso di OPS/OPAS, mentre su A2A gli investitori valutano con cautela il potenziale impatto su leva e governance.
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