Fincantieri protagonista sul Ftse Mib nella penultima seduta della settimana con le azioni che, in prossimità del giro di boa delle ore 13, segnano un rialzo del 3,8% a 16,65 euro, nettamente superiore all’andamento del paniere di riferimento, fermo a un modesto +0,3%.

nave da crociera e logo Fincantieri
Azioni Fincantieri – MeteoFinanza.com

Il rally consente alla quotata della cantieristica di ridurre la flessione accumulata nell’ultimo mese al 15%, un segnale chiaro di ripresa dopo settimane di pressione negativa. Gli investitori sembrano privilegiare una visione di medio termine, spinti dalle indicazioni positive sull’esercizio 2025, dalla solidità della struttura finanziaria e dalla prospettiva del ritorno del dividendo nel 2028, atteso dopo quasi un decennio dall’ultima cedola pagata nella primavera del 2019. L’ottimismo riflette anche la crescente fiducia nel portafoglio ordini e nella capacità del gruppo di consolidare la propria posizione in un settore complesso come quello cantieristico e della difesa.

In questo contesto, dietro alla corsa a comprare azioni Fincantieri non ci sono quindi semplici fluttuazioni di mercato.

Vediamo tutto nel dettaglio.

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Stime esercizio 2025: utili in crescita e margini in miglioramento

Il gruppo ha aggiornato la guidance 2025 confermando ricavi pari a 9 miliardi di euro e prevedendo un utile netto di 110 milioni, in aumento rispetto alle stime precedenti. Il margine lordo sui ricavi è stimato al 7,4%, in miglioramento rispetto al precedente 7%, mentre la posizione finanziaria netta rispetto all’EBITDA si attesta a 2,8 volte, all’interno della forchetta guidata di 2,7-3 volte. Si tratta di numeri che evidenziano una gestione operativa efficace e una capacità di generare cassa sufficiente a sostenere investimenti e debito, aumentando così la fiducia degli investitori nella solidità del business.

La revisione al rialzo riflette anche la capacità di Fincantieri di adattarsi a contesti esterni complessi, come le dinamiche internazionali della cantieristica navale e i programmi governativi di difesa, mantenendo al contempo margini competitivi in tutti i segmenti di attività. Il miglioramento della marginalità, insieme alla conferma dei ricavi, indica una gestione efficace dei costi e un business mix sempre più orientato verso segmenti a margine più elevato, inclusi Difesa e Underwater, che rappresenteranno circa un terzo del totale entro il 2030.

E’ evidente che questa revisione abbia fornito un chiaro segnale di fiducia agli investitori, riducendo le incertezze sui risultati operativi e finanziari, e aprendo la strada a una fase di interesse crescente sul titolo.

Prospettive 2026 e ritorno al dividendo: spinta agli acquisti

Guardando al 2026, Fincantieri prevede un utile netto superiore a quello del 2025, con ricavi stimati tra 9,2 e 9,3 miliardi di euro e un EBITDA intorno a 700 milioni, corrispondente a un margine operativo del 7,5%.

La crescita riflette l’impatto della ridefinizione del programma Constellation negli Stati Uniti, i cui effetti saranno compensati dai nuovi ordini attesi entro l’anno. Questi ordini avranno un impatto significativo sui ricavi a partire dal 2028, confermando una visione di lungo termine per il gruppo.

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Il piano industriale a medio termine evidenzia un’espansione costante: ricavi attesi a circa 11 miliardi nel 2028 e 12,5 miliardi nel 2030, con un EBITDA margin in aumento fino al 10%, grazie a margini più elevati nei segmenti Difesa e Underwater e a un business mix più remunerativo. La strategia del gruppo punta quindi a combinare crescita organica, efficienza operativa e rafforzamento dei segmenti ad alto margine, elementi che creano una base solida per il ritorno del dividendo.

Elemento di forte appeal per gli investitori è proprio la prospettiva di dividendo nel 2028, dopo quasi dieci anni di sospensione, che aggiunge un incentivo concreto a posizionarsi sul titolo. La promessa della cedola trasforma Fincantieri non solo in un’opportunità di crescita capital gain, ma anche in un titolo in grado di offrire ritorni agli azionisti sotto forma di cash flow, rafforzando l’interesse da parte dei fondi e degli investitori istituzionali.

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