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Mercati Finanziari

ETF attivi: sempre più gestori entrano nel mercato, ma il 70% del patrimonio resta nelle mani di cinque colossi

Avatar di Giovanni Damiano Di Giovanni Damiano 6 min di lettura

Il mercato europeo degli ETF a gestione attiva sta attraversando una fase di profonda trasformazione, con l’ingresso di nuovi operatori e un’offerta di prodotti sempre più ampia. Dopo anni dominati dalle strategie passive, numerose società di investimento stanno scegliendo di proporre fondi quotati in Borsa nei quali le decisioni sulla composizione del portafoglio vengono affidate a gestori professionisti oppure a modelli quantitativi.

Alla fine di settembre 2026, il patrimonio degli ETF attivi domiciliati in Europa ha raggiunto 117,1 miliardi di euro, rispetto ai 78,2 miliardi della fine del 2025. Una crescita vicina al 50% in nove mesi, sostenuta soprattutto dall’arrivo di nuovi capitali. Nonostante questa espansione, gli strumenti attivi rappresentano ancora appena il 3,4% del mercato europeo degli ETF, contro una quota del 13,1% negli Stati Uniti.

ETF attivi: 118 nuovi prodotti nel 2026, la concorrenza accelera

Il dato più significativo riguarda il numero di nuovi strumenti disponibili. Nei primi nove mesi del 2026 sono stati lanciati 118 ETF a gestione attiva, confermando la crescente attenzione dell’industria del risparmio gestito verso questo segmento. La maggior parte delle nuove proposte riguarda il mercato azionario, ma anche le obbligazioni stanno conquistando uno spazio sempre più importante.

Nel dettaglio, i nuovi prodotti comprendono 67 ETF azionari, 29 obbligazionari, 12 con strategie di allocazione e 10 dedicati a investimenti alternativi. La varietà dell’offerta dimostra come i gestori stiano cercando di superare la tradizionale associazione tra ETF e semplice replica degli indici, proponendo soluzioni capaci di modificare le esposizioni in funzione delle condizioni di mercato.

Tra le società che hanno ampliato la propria presenza figurano Pictet Asset Management, Allianz Global Investors, AllianceBernstein, Acatis e Ampega. Anche altri operatori internazionali stanno preparando il proprio ingresso, attratti dalla possibilità di raggiungere nuovi investitori attraverso strumenti negoziabili direttamente in Borsa.

L’aumento dei prodotti disponibili non rappresenta però necessariamente un vantaggio per tutti. Una maggiore concorrenza può favorire la riduzione delle commissioni, ma rischia anche di creare un mercato affollato di ETF con strategie e portafogli molto simili, rendendo più difficile individuare le differenze effettive tra le proposte.

J.P. Morgan domina ancora il settore: cinque gestori controllano il 70% del patrimonio

Nonostante il crescente numero di concorrenti, il mercato degli ETF attivi europei rimane fortemente concentrato. J.P. Morgan Asset Management continua a rappresentare il principale operatore, con una quota vicina al 40% del patrimonio complessivo alla fine del terzo trimestre 2026.

La società ha leggermente ridotto il proprio peso rispetto alla fine del 2025, quando controllava circa il 47% del mercato. Il cambiamento non indica necessariamente una perdita di capitali, ma riflette soprattutto la crescita più rapida di alcuni concorrenti, che stanno conquistando una parte sempre maggiore della raccolta.

Tra i protagonisti figurano Fidelity, iShares e Invesco, mentre American Century è riuscita a entrare tra i dieci maggiori operatori grazie alla crescita dei propri strumenti, in particolare quelli dedicati alle società di minori dimensioni.

La concentrazione rimane comunque elevata: i primi cinque gestori controllano circa il 70% del patrimonio degli ETF attivi europei. Per le società appena entrate, conquistare investitori sarà quindi una sfida complessa, soprattutto considerando l’importanza delle dimensioni del fondo, della rete distributiva e della reputazione del gestore.

Azioni e obbligazioni: dove stanno andando i capitali degli investitori

Le strategie azionarie continuano a dominare il mercato, rappresentando circa il 71% del patrimonio degli ETF attivi europei. Questi strumenti permettono ai gestori di selezionare società considerate interessanti, modificare il peso dei singoli settori e cercare risultati superiori a quelli degli indici di riferimento.

Nel terzo trimestre del 2026, gli ETF azionari attivi hanno raccolto circa 7,1 miliardi di euro, equivalenti al 70% dei nuovi capitali affluiti nel segmento durante il periodo. Un risultato che conferma l’interesse per strategie capaci di adattare la composizione del portafoglio alle valutazioni delle imprese e alle opportunità presenti sui mercati internazionali.

Cresce anche il ruolo degli ETF obbligazionari attivi, che rappresentano circa il 26% del patrimonio complessivo e hanno registrato afflussi per circa 2,5 miliardi di euro nel terzo trimestre. In questo segmento, la gestione attiva può intervenire sulla durata finanziaria delle obbligazioni, sulla qualità creditizia degli emittenti e sulla distribuzione geografica degli investimenti.

La possibilità di modificare rapidamente il portafoglio può risultare interessante in uno scenario caratterizzato da incertezza sui tassi d’interesse. Tuttavia, decisioni sbagliate sulla durata delle obbligazioni o sulla selezione dei titoli possono provocare risultati inferiori rispetto a quelli ottenibili attraverso strumenti passivi.

Gestione discrezionale o sistematica: le differenze tra gli ETF attivi

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il fatto che non tutti gli ETF attivi utilizzano lo stesso metodo di investimento. Alcuni seguono strategie discrezionali, nelle quali un gruppo di professionisti decide quali titoli acquistare e vendere. Altri utilizzano invece modelli sistematici basati su regole quantitative e criteri prestabiliti.

Le strategie discrezionali continuano a rappresentare la parte più importante del mercato europeo, con 85,1 miliardi di euro di patrimonio alla fine di settembre, pari a circa il 71% del segmento. Tra gli operatori che utilizzano prevalentemente questo approccio figurano J.P. Morgan, Fidelity, Pimco e Vanguard.

Le strategie sistematiche sono invece particolarmente diffuse tra gestori come Robeco, Nordea e American Century. Questi strumenti utilizzano modelli quantitativi per selezionare e ponderare i titoli, cercando di ottenere risultati coerenti con determinati fattori finanziari.

Per gli investitori, comprendere questa distinzione è fondamentale. Un ETF attivo può mantenere un portafoglio relativamente vicino al proprio indice oppure discostarsene in maniera significativa. Di conseguenza, anche prodotti appartenenti alla stessa categoria possono presentare livelli di rischio e comportamenti differenti.

ETF attivi o passivi: commissioni e rischi diventano decisivi

La crescita del settore sta aumentando le possibilità di scelta per i risparmiatori, ma rende ancora più importante valutare costi, liquidità, strategia e risultati effettivi. Gli ETF attivi presentano generalmente commissioni superiori rispetto agli strumenti che replicano passivamente un indice, pur risultando spesso meno costosi dei fondi comuni tradizionali a gestione attiva.

Uno degli elementi principali da controllare è il costo annuo complessivo, al quale possono aggiungersi le commissioni applicate dall’intermediario e la differenza tra prezzo di acquisto e vendita sul mercato. Un ETF con patrimonio limitato o scambi poco frequenti può presentare condizioni di negoziazione meno convenienti rispetto a uno strumento già consolidato.

La gestione attiva introduce inoltre il rischio che le decisioni del gestore non producano i risultati desiderati. Un ETF attivo non garantisce rendimenti superiori a quelli di un ETF passivo, nemmeno quando utilizza modelli sofisticati o strategie basate sull’intelligenza artificiale.

L’arrivo di numerosi concorrenti potrebbe infine determinare una selezione naturale tra i prodotti. I fondi incapaci di raccogliere capitali sufficienti rischiano di essere incorporati in altri strumenti oppure liquidati, con possibili conseguenze operative e fiscali per gli investitori. Per questo motivo, oltre alla strategia dichiarata, diventa importante valutare anche il patrimonio gestito, la stabilità dell’operatore e la sostenibilità economica del prodotto.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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Giovanni Damiano

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