Il mercato dell’oro chiude giugno con un bilancio decisamente negativo. Nella seduta di martedì il metallo prezioso è sceso sui livelli più bassi degli ultimi otto mesi, completando il quarto mese consecutivo di ribassi in un contesto dominato dalle aspettative di tassi d’interesse più elevati negli Stati Uniti e dai persistenti timori legati all’inflazione.

L’indebolimento dell’oro riflette il cambio di sentiment degli investitori, che continuano a rivedere le proprie strategie alla luce di una Federal Reserve sempre più orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva.
Indice
Prezzo dell’oro ai minimi da novembre
Nel dettaglio, l’oro spot ha perso l’1,3%, attestandosi a 3.965,51 dollari l’oncia, mentre i futures sull’oro hanno registrato un ribasso dell’1,5%, scendendo a 3.975,92 dollari l’oncia.
Con questi livelli, il metallo giallo tocca i minimi dall’inizio di novembre e archivia un mese particolarmente difficile. A giugno il prezzo spot dell’oro ha infatti ceduto il 12,8%, segnando la flessione mensile più marcata dal 2008.
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Perché l’oro sta scendendo
A pesare sulle quotazioni è soprattutto il rafforzamento del dollaro statunitense, accompagnato dalla crescente convinzione che la Federal Reserve possa procedere con almeno un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
Dopo la riunione di giugno, diversi esponenti della banca centrale americana hanno ribadito la necessità di mantenere un approccio prudente nella lotta contro l’inflazione, alimentando le aspettative di una politica monetaria ancora restrittiva.
A questo scenario si aggiungono nuove pressioni inflazionistiche legate sia all’energia sia alla crescente domanda di tecnologie per l’intelligenza artificiale, elementi che stanno contribuendo a mantenere elevata l’incertezza sui mercati.
Inflazione, intelligenza artificiale e tensioni geopolitiche
Tra i fattori osservati dagli investitori figura anche il rincaro dei componenti tecnologici. L’aumento dei prezzi di diversi dispositivi annunciato recentemente da Apple, motivato dal maggiore costo dei chip, ha rafforzato i timori che il boom dell’intelligenza artificiale possa continuare ad alimentare nuove pressioni sui prezzi. Una dinamica già osservata anche presso altri produttori del settore elettronico, alle prese con una domanda sempre più elevata di semiconduttori.
Sul fronte energetico, nonostante il recente calo delle quotazioni favorito dall’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, il quadro geopolitico resta fragile. Le nuove tensioni emerse in Medio Oriente durante il fine settimana continuano infatti a rappresentare un elemento di incertezza per gli operatori.
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Perché tassi più alti penalizzano il metallo prezioso
L’oro non distribuisce cedole né interessi. Per questo motivo, quando i rendimenti offerti da obbligazioni e altri strumenti finanziari aumentano, detenere il metallo prezioso diventa relativamente meno conveniente.
In questo contesto, l’aumento del costo opportunità spinge parte degli investitori a spostare i capitali verso asset in grado di offrire un rendimento, esercitando ulteriore pressione sulle quotazioni dell’oro.
In calo anche argento e platino
La debolezza non ha riguardato soltanto l’oro. Anche gli altri principali metalli preziosi hanno chiuso la seduta in territorio negativo, con perdite significative sull’intero mese.
In particolare:
- l’argento spot è arretrato del 2%, a 57,1090 dollari l’oncia, accumulando una perdita mensile del 24,2%;
- il platino spot ha ceduto l’1,3%, scendendo a 1.563,25 dollari l’oncia e chiudendo giugno con un ribasso vicino al 19%.
Il comparto dei metalli preziosi continua quindi a risentire della prospettiva di tassi d’interesse elevati più a lungo, mentre gli investitori attendono i prossimi dati macroeconomici e le future decisioni della Federal Reserve, che potrebbero determinare la direzione del mercato nelle prossime settimane.
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