La prima seduta settimanale in borsa si è aperta all’insegna della debolezza per il comparto delle utility, in un contesto di generale prese di profitto. Anche Italgas sta risentendo del movimento settoriale, confermando un andamento coerente con il comparto più che con fattori specifici negativi sul titolo.

Il gruppo si sta avvicinando al giro di boa delle 13,30 con un ribasso dell’1,55% a 10,13 euro per azione. La performance giornaliera si inserisce in una fase di consolidamento più ampia: il titolo registra infatti un arretramento del 2,3% nel corso del mese, pur mantenendo una struttura di fondo ancora positiva nel medio periodo. Su base annua, infatti, Italgas continua a evidenziare un solido rialzo di circa +50%, a conferma della resilienza del business regolato e della visibilità dei flussi di cassa. In questo quadro, come già accennato nell’intro, la debolezza che caratterizza la prima sessione della settimana, appare soprattutto tecnica e legata al settore, piuttosto che a deterioramenti fondamentali.
Completata la cessione degli ultimi due ATEM: chiusura del piano Antitrust
Sul piano industriale, Italgas ha annunciato il completamento della cessione degli ultimi due ATEM ancora rimasti in portafoglio, Campobasso e Frosinone 2, segnando di fatto la chiusura definitiva del piano di dismissioni imposto dall’Antitrust. Gli asset sono stati trasferiti all’ATI composta da Plures, Estra e Centria, in linea con il processo di razionalizzazione della rete di distribuzione gas.
L’operazione ha riguardato circa 30.000 punti di riconsegna attivi, oltre a reti, impianti, personale e tutti gli attivi netti funzionali alla gestione operativa del servizio. Tali asset erano stati precedentemente conferiti in una società di nuova costituzione, come previsto dallo schema regolatorio. Il corrispettivo complessivo dell’operazione è pari a 23,5 milioni di euro, coerente con le valutazioni attese dal mercato.
Nel complesso, il piano di dismissioni si è rivelato significativo per scala: Italgas ha infatti ceduto 247.000 punti di riconsegna relativi alle reti di distribuzione gas in 100 Comuni distribuiti su 12 ATEM, includendo personale e asset necessari alla gestione ordinaria del servizio. Il valore complessivo delle operazioni si attesta a 253,1 milioni di euro, con un premio medio del 16% rispetto alla RAB (Regulatory Asset Base), evidenziando una buona capacità di valorizzazione degli asset regolati anche in fase di dismissione.
Impatto finanziario e strategico: razionalizzazione e focus sul core business
Dal punto di vista finanziario, la chiusura del programma ATEM rappresenta un tassello importante nella strategia di semplificazione del perimetro operativo del gruppo. La cessione degli asset non core consente a Italgas di rafforzare ulteriormente il focus sulle attività a più alta efficienza e ritorno regolato, in particolare nella distribuzione gas nelle aree urbane più strategiche.
L’operazione, pur non avendo dimensioni tali da modificare in modo sostanziale le metriche di breve periodo, conferma una gestione attiva del portafoglio infrastrutturale e una capacità di estrarre valore anche da asset destinati alla dismissione regolatoria. Il premio medio del 16% sulla RAB rappresenta inoltre un elemento positivo in termini di disciplina capital allocation, suggerendo che il mercato riconosce ancora valore alle infrastrutture cedute.
In un contesto di settore caratterizzato da elevata sensibilità ai tassi e da un progressivo repricing degli asset difensivi, la strategia di Italgas appare orientata a preservare la qualità del rendimento e a mantenere una struttura finanziaria efficiente, riducendo al contempo complessità regolatorie e operative.
La visione dell’AD Paolo Gallo: biometano e ritorno agli idrocarburi
Sul fronte strategico di lungo periodo, le dichiarazioni dell’amministratore delegato Paolo Gallo a La Repubblica offrono un ulteriore elemento di lettura per gli investitori. Il manager ha sottolineato come l’Italia dovrebbe puntare con maggiore decisione sullo sviluppo del biometano, considerato una leva chiave per la transizione energetica e per la valorizzazione delle infrastrutture esistenti della rete gas.
Parallelamente, Gallo ha evidenziato la necessità di riprendere le attività di ricerca sugli idrocarburi sul territorio nazionale, in un’ottica di maggiore sicurezza energetica e riduzione della dipendenza dalle importazioni. Un posizionamento che riflette un approccio pragmatico alla transizione, in cui la decarbonizzazione non esclude necessariamente un utilizzo più efficiente delle risorse fossili domestiche.
Per il mercato, queste indicazioni rafforzano la narrativa di Italgas come player infrastrutturale centrale nella trasformazione del sistema energetico italiano, con un ruolo potenzialmente crescente nel segmento dei gas rinnovabili e nella gestione di reti sempre più integrate.
In prospettiva, la combinazione tra crescita regolata, efficienza operativa e posizionamento nella transizione energetica potrebbe essere il principale driver di valutazione del titolo, nonostante la volatilità di breve legata al sentiment del settore utility.
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