Le azioni Ørsted, colosso danese dell’energia rinnovabile, hanno registrato un forte rialzo in Borsa dopo una svolta giudiziaria decisiva negli Stati Uniti. Nelle prime ore di contrattazione di martedì il titolo è salito di quasi il 5%, spinto dalla decisione di un tribunale federale che ha dato il via libera alla ripresa dei lavori del progetto Revolution Wind, un parco eolico offshore ormai vicino al completamento.

La Corte distrettuale di Washington D.C. ha infatti autorizzato la riattivazione immediata delle attività, bloccate nei mesi scorsi per decisione del governo federale. Ørsted ha accolto la sentenza come un passaggio chiave, sottolineando che permetterà di rimettere in moto senza ritardi le operazioni già in fase avanzata.
Indice
Un progetto da miliardi di dollari
Revolution Wind è uno dei più grandi investimenti eolici offshore attualmente in corso negli Stati Uniti. Si tratta di una joint venture paritetica tra Ørsted e Skyborn Renewables, società controllata dal fondo Global Infrastructure Partners. Secondo i documenti ufficiali depositati lo scorso anno, i due partner hanno già destinato al progetto circa 5 miliardi di dollari, a conferma della sua rilevanza strategica e finanziaria.
Non a caso, l’impatto sui mercati è stato immediato: intorno alle 10:21 ora italiana, le azioni Ørsted segnavano un progresso del 4,7%, riflettendo l’ottimismo degli investitori per lo sblocco di un’iniziativa che rischiava di restare congelata a lungo.
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La battaglia legale contro lo stop del governo
La decisione del giudice rappresenta anche una sconfitta per l’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi aveva adottato una linea dura contro lo sviluppo dell’eolico offshore. Alla fine del 2025, la Casa Bianca aveva sospeso cinque grandi progetti lungo le coste atlantiche, tra cui proprio Revolution Wind al largo del Rhode Island, citando presunte criticità legate alla sicurezza nazionale sollevate dal Pentagono.
Ørsted aveva reagito impugnando il provvedimento, sostenendo che il blocco avrebbe causato gravi danni economici e operativi. Durante un’udienza, il giudice federale Royce Lamberth ha espresso apertamente dubbi sulla solidità delle motivazioni del governo, affermando che la corte avrebbe dovuto essere “estremamente scettica” sulle reali ragioni dello stop.
Non solo Ørsted: coinvolti anche altri big dell’energia
Il ricorso del gruppo danese rientra in una più ampia offensiva legale portata avanti da aziende del settore e da diversi Stati americani. L’obiettivo è ribaltare la decisione del Dipartimento degli Interni del 22 dicembre, che aveva congelato cinque concessioni eoliche offshore sostenendo rischi per la sicurezza nazionale.
Oltre a Revolution Wind, lo stop ha colpito anche progetti di primo piano come Empire Wind di Equinor vicino a New York e il Coastal Virginia Offshore Wind sviluppato da Dominion Energy, mettendo in discussione investimenti per decine di miliardi di dollari.
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Un precedente che pesa
La sentenza di questi giorni non è un caso isolato. Già a settembre un altro giudice aveva bocciato un primo tentativo dell’amministrazione di fermare Revolution Wind, ritenendo insufficienti le giustificazioni legate alla sicurezza. Anche ora, il tribunale ha ribadito che le argomentazioni del governo non sono state in grado di giustificare un blocco così drastico.
Per Ørsted e per l’intero comparto dell’energia eolica offshore, questa nuova vittoria in aula rappresenta molto più di una semplice riapertura di un cantiere: è un segnale forte che potrebbe influenzare il futuro delle rinnovabili negli Stati Uniti e ridare slancio a un settore strategico per la transizione energetica globale.
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