L’indice FTSE MIB ha chiuso la sessione del 7 gennaio con una prestazione debole, – 0,13%, che conduce il valore a 27.618,47 punti. L’analisi tecnica di medio periodo conferma comunque una tendenza positiva per l’indice principale di Borsa di Milano, pronto a mettere nel mirino la prima resistenza posta a 27.981,3 punti, superata di slancio la quale si punterà a verificare la tenuta della resistenza chiave posta a 28.525,5 punti.

Di contro, qualora dovesse prendere piede uno scenario ribassista, il primo supporto da verificare sarà quello posto a 27.437,1 punti, superato il quale si testerà il principale a 27.255,7 punti.

Naturalmente, bisognerà comprendere come prenderà il via la settimana delle borse europee, la cui fiducia è andata in calando la scorsa sessione a causa della preoccupazione sull’accelerazione impressa dalla Fed sulla tabella di marcia per il rialzo dei tassi dei fed funds. Contemporaneamente, però, hanno deluso tutti i principali dati macroeconomici, a cominciare da quelli sull’occupazione a stelle e strisce, con l’economia americana che a dicembre ha creato 190.000 posti di lavoro, sotto le attese degli analisti che invece stimavano 450.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è comunque calato al 3,9% contro il 4,2% del mese precedente.

A proposito di dati macro, quelli da questa parte dell’Atlantico non hanno certo fatto sperare il meglio, con le rilevazioni Eurostat che sottolineano come l’inflazione annuale nell’eurozona ha toccato il 5% a dicembre, contro il 4,9% di novembre. Le componenti dell’inflazione ci dicono che l’energia dovrebbe registrare un tasso annuale dell’inflazione pari al 26%, contro il 27,5% di un mese prima. Al netto di ciò, le voci che hanno contribuito di più sono cibo, alcol e tabacco (3,2% contro il 2,2% di novembre), beni industriali non energetici (2,9% contro il 2,4%) e servizi (2,4% contro il 2,7%).

Intuibilmente, molto del buon sentimento di mercato in settimana dipenderà anche dalle novità sulla diffusione del virus. La  variante Omicron sembra oramai diffondersi a macchia d’olio, e la pressione sulle strutture ospedaliere si fa sempre più intensa. La riapertura delle scuole, in programma per il 10 gennaio nella maggior parte delle regioni italiane, potrebbe rendere ancora più complessa la gestione della pandemia.

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