L’indice FTSE MIB ha chiuso la scorsa settimana con un incremento dello 0,43% rispetto all’apertura mattutina. Un esordio che non era stato particolarmente incoraggiante per il principale indice di Borsa Italiana, che pur partendo al di sotto della sessione precedente è poi riuscito a risalire la china e a chiudere a quota 18.888,16 punti.

Analisi tecnica

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L’analisi di medio periodo sull’indice FTSE MIB continua a confermare una tendenza sostanzialmente positiva per l’indice, che però lascia spazio a possibili cali nel breve termine.

In tal senso, l’analisi tecnica FTSE MIB rivela l’esistenza di un primo supporto posto a quota 18.386,2 punti, superato il quale si aprirebbero le porte per un secondo supporto a quota 17.884,3 punti. Nel  caso in cui invece l’indice dovesse assumere una tendenza rialzista anche nel brevissimo termine, sarà interessante comprendere la reazione dinanzi al primo test di resistenza a quota 19.810,7 punti, superato il quale il principale indice della Borsa milanese potrebbe puntare a 21.235,3 punti.

Milano esposta al crollo americano?

Risulterà di particolare interesse comprendere in che modo i listini europei apriranno la nuova settimana, e se quelli italiani (e in generale del vecchio Continente) subiranno le ripercussioni del crollo dello S&P500, che ha perso quasi il 6%, in quella che è stata la peggiore sessione da metà marzo.

Numerose sono le determinanti che hanno suggerito questa evoluzione. In particolare, sull’intensità di questo passo indietro da parte dell’indice americane potrebbe aver pesato il fatto che il recupero delle ultime settimane è evidentemente “eccessivo” nei termini, con un’accelerazione non sostenibile.

In poche settimane, infatti, partendo dai minimi di marzo, Wall Street aveva recuperato le perdite indotte dalla pandemia, e anche alcune azioni appartenenti a settori particolarmente in crisi, come quello delle compagnie aeree, avevano posto in serie dieci giorni consecutivi di guadagni.

Probabilmente a nuocere agli indici americani sono anche state le dichiarazioni da parte della Federal Reserve, che si è soffermata a lungo sul rammentare quanto la crisi in atto sia grave. Pur rassicurando i mercati che i tassi rimarranno vicini a zero per il 2021 e per il 2022, Powell ha affermato in maniera non troppo indiretta quanto sia lunga la strada per il recupero. E non è certamente un caso che contro Powell si sia schierato il presidente Donald Trump, che ha semplicemente dichiarato che Powell “sbaglia spesso”.

Gli investitori sembrano insomma essere molto più preoccupati di quanto potrebbe essere intuibile dando uno sguardo alla serie recente storica delle sessioni di mercato. Preoccupati da non poter comprendere quanto effettivamente sarà lunga e profonda la crisi economica in atto, e da non capire esattamente quando e se ci sarà una nuova ondata del virus.  

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