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Analisi tecnica FTSE MIB 17-21 giugno 2019

Analisi tecnica FTSE MIB 17-21 giugno 2019

  • Di RobertoR
  • Pubblicato il 17 Giugno 2019
  • Aggiornato il 16 Giugno 2019

La settimana passata si è conclusa con l’indice principale di Borsa Italiana, il FTSE MIB, che ha concluso le contrattazioni su valori simili a quelli della vigilia. Ma che cosa accadrà nel corso della settimana che ha oggi inizio? Quali sono gli spunti che sarebbe opportuno tenere in considerazione?

Trend analisi tecnica Borsa Italiana 17-21 giugno 2019

Analisi tecnica FTSE MIB 17-21 giugno 2019

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Come avevamo anticipato la scorsa settimana, il quadro di medio periodo del FTSE MIB sta confermando l’andamento negativo della curva. Tuttavia, come sottolineato nell’ultimo nostro dossier settimanale, nel breve periodo potrebbe esserci lo spazio per uno spunto rialzista, con aree di resistenza poste rispettivamente a 20.674 punti e 20.841 punti. I supporti sono invece attualmente posti a 20.506 punti e a 20.401 punti.

Complessivamente, la scorsa è stata una settimana positiva per il mercato azionario, che ha compiuto un rimbalzo tecnico che ha permesso all’indice di elevarsi in prossimità di una significativa area di resistenza, risalendo verso 20.700 punti. La pressione rialzista, come sopra abbiamo introdotto, sembra essersi rafforzata per il breve termine, con tutti i principali indicatori direzionali che si stanno trovando in posizione long, suggerendo un acquisto.

Tuttavia, è comunque intuibile che l’indice dovrà affrontare diversi ostacoli. Al di là della prima barriera di resistenza, la sfida maggiore sarà quella di superare i 20.800 – 20.900 punti, e mirare così a quota 21.000 punti. Di contro, la rottura dei supporti posti a 20.500 e 20.400 punti non sembra essere preoccupante, mentre potrebbe modificare il quadro la rottura di un terzo supporto intorno a 20.200, che potrebbe suggerire un’inversione ribassista della tendenza.

Azioni da acquistare 17-21 giugno 2019

Per quanto concerne le azioni che hanno fornito i maggiori segnali di forza, Milano finanza compie un breve cenno su:

  • Amplifon: poggiato su supporto statico a 19,80, vanta un trend di breve termine positivo. Dopo una breve pausa di consolidamento non si esclude rialzo a 21,45 – 21,50, e quindi dinanzi a una seconda resistenza posta a 21,75;
  • Azimut: un buon incremento dei volumi ha consentito la risalita verso i 16 euro. La nuova pressione rialzista potrebbe favorire il raggiungimento di una prima area di resistenza posta a 16,30 – 16,35 euro, e poi una seconda resistenza intorno a 16,80 euro;
  • Enel: la compagnia energetica sembra avere un titolo sostenuto positivamente dal mercato, con recente rimbalzo a 5,80 euro, e poi verso i 6 euro. Possibile margine per una nuova parziale risalita.

Analisi fondamentale 17-21 giugno 2019

Occupiamoci un po’ anche di analisi fondamentale, cominciando dalle notizie che riguardano gli eventi macro italiani. In particolar modo, quanto è probabile che sia raggiunto anche questa volta un accordo per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo, già preannunciata da Bruxelles?

Occorre rammentare, in questo momento, come rispetto all’autunno 2018, le proiezioni inerziali dei conti pubblici siano molto peggiorate, e che dunque oggi potrebbe risultare quasi impossibile ricondurre il deficit 2020 su livelli che non implichino un peggioramento significativo del saldo strutturale. A ciò si aggiunga che l’esecutivo non sembra avere sufficiente omogeneità di intenti strategia di finanza pubblica: un mix di determinanti che potrebbe complicare – e non poco – l’azione di Conte e Tria.

Procedura di infrazione contro l’Italia

La Commissione Europea ha compiuto il primo passo per avviare la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo contro il nostro Paese. Il dossier del 5 giugno, basato sull’art. 126, sottolinea come il criterio del debito non sia stato rispettato nel 2018, nel 2019 e nel 2020.

Per quanto attiene i fattori più rilevanti, la Commissione ha evidenziato un’aggravante nella dinamica attesa per il saldo strutturale, che dovrebbe dunque essere destinato ad allontanarsi dall’obiettivo di medio termine. Non sembra inoltre esserci alcuna evidenza sul fatto che la deviazione dipenda dagli investimenti pubblici, cosa che potrebbe permettere a Roma di poter giocare una carta di favore (pare invece che gli investimenti stiano calando). Come se non bastasse, il Programma Nazionale di Riforma “affronta soltanto in parte le questioni strutturali sollevate dalle raccomandazioni specifiche del 2018” e risulta essere particolarmente lacunoso sugli impegni e sui tempi di attuazione. Ma cosa accadrà ora?

I passi, già previsti, sono:

  1. recepimento del rapporto da parte del Consiglio;
  2. possibile formulazione di una raccomandazione di avviare la procedura di infrazione da parte della Commissione, forse il 26 giugno;
  3. decisione del Consiglio di avviare la procedura di infrazione, forse il 9 luglio.

Il processo potrebbe però interrompersi se la Commissione Europea e il Governo italiano dovessero raggiungere un’intesa per alcune misure che possa affrontare il problema della dinamica del debito, come avvenne nel 2018.

Quante possibilità ci sono di evitare la procedura di infrazione

Rispetto allo scorso anno, in questa primavera / estate le possibilità di evitare la procedura di infrazione sembrano essere molto inferiori.

Il problema principale, peraltro, non sembra essere quello dei conti. Come già sottolineato da Tria, il Ministro dell’economia, l’andamento delle Entrate sembra risentire positivamente dell’introduzione della fatturazione elettronica (il gettito IVA è salito del 4,7% a/a nel primo trimestre 2019), mentre i condoni fiscali avrebbero riscosso un discreto successo. In seguito a ciò, il MEF prevede un deficit di 2,1-2,2% del PIL quest’anno, malgrado il rallentamento della crescita fino allo stallo, e una parte di tale miglioramento potrebbe essere strutturale.

Il problema principale è quello legato alle proiezioni della Commissione Europea, al DEF e alla raccomandazione sul programma di stabilità italiano che la Commissione ha sottoposto al Consiglio, che simboleggiano un forte aumento del deficit e del debito, che rischia di prodursi nel 2020.

Di fatti, escludendo l’aumento dell’IVA, il deficit 2020 arriverebbe al 3,5% anche senza aggiungere altre misure come la flat tax, che invece la Lega vorrebbe introdurre in manovra a tutti i costi. Secondo la Commissione Europea, il saldo strutturale peggiorerebbe di 1,2% mentre le regole fiscali portano a raccomandare una correzione strutturale di 0,6%. Insomma, a bocce ferme c’è già un gap pari a ben l’1,8% del PIL da colmare, ovvero oltre 30 miliardi di euro.

Quale soluzione per evitare la procedura di infrazione

Probabilmente l’unica strada che permetterebbe di evitare la procedura di infrazione sarebbe quella di accettare correzioni strutturali. Il vicepresidente della Commissione, Dombrovskis, ha già dichiarato che “sarebbe necessaria una sostanziale correzione della traiettoria fiscale” mentre il ministro delle finanze tedesco Scholz ha richiamato il valore sostanziale delle regole. Anche il presidente dell’Eurogruppo, Centeno, è della stessa opinione, affermando di attendersi di sentire che “gli obiettivi che il governo italiano si è impegnato a conseguire alla fine dello scorso anno saranno raggiunti”. Moscovici ha invece discusso della necessità di dati e di un chiaro percorso che mostri che gli obiettivi 2019 e 2020 saranno rispettati.

Insomma, se si giungerà a un compromesso, questo dovrebbe implicare una restrizione tra 20 e 30 miliardi rispetto allo scenario inerziale, anche ipotizzando che l’aumento del gettito IVA divenga permanente e che si riconosca senza troppa enfasi l’assurdità di un output gap dell’Italia pressoché nullo.

C’è poi il problema più grave, che non è tanto quello di rispettare le regole, quanto quello di evitare che i mercati sospettino che il debito italiano non è più sostenibile. Per far ciò non sarà sufficiente un “semplice” aumento dell’avanzo primario, quanto la presenza di un piano organico da parte dell’Italia che attualmente manca.

Tutto ciò incontra però diversi ostacoli. In primo luogo non sembra esserci alcuna propensione del governo a lanciare una restrizione fiscale, come sarebbe gradito dai partner europei. La Lega è per esempio nella direzione opposta, continuando a spingere per un taglio delle imposte sui redditi finanziato in deficit, con il sostegno del partner di coalizione, il Movimento 5 Stelle.

Anche in virtù di ciò, e considerato i ristretti tempi di intervento, è probabile che la proposta del governo sarà priva di impegni concreti, facendo genericamente appello a una autocorrezione dei conti e alla necessità di cambiare le regole del patto di stabilità.

La situazione è poi acuita dalle dichiarazioni poste in essere dai membri dell’esecutivo. Un esempio è rappresentato dalla proposta di utilizzare emissioni di titoli di Stato di piccolo importo (i c.d. Minibot) per ripagare i debiti di fornitura della pubblica amministrazione. Una soluzione particolarmente nefasta, anche alla luce del fatto che gli arretrati della P.A. stanno già calando, che sono già presenti strumenti finanziari per consentire agli enti locali di onorare gli impegni di spesa, e che infine emettere titoli cartacei di piccolo importo è una risposta inadeguata e inefficiente per saldare il residuo.

Proprio per questo molte autorevoli voci sostengono che il sospetto legittimo sia che chi ha proposto il meccanismo dei ‘miniBot’ avesse in mente altro, ovvero porre le basi per una forma surrettizia di circolazione parallela. Le conseguenze sono state per il momento limitate, ma il futuro appare sempre più incerto.

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