L’indice FTSE MIB ha chiuso la scorsa settimana con una prestazione sostanzialmente invariata rispetto alla sessione precedente, con l’indice di principale riferimento di Borsa italiana che ha chiuso gli scambi con una variazione del – 0,02%.

L’andamento della giornata ha visto prevalere un trend rialzista per la prima parte della seduta, con primo prezzo a 22.190,7 punti, vicino ai massimi del 19 settembre. Nel corso della sessione l’indice ha però perso forza, chiudendo vicino ai minimi, a 22.112 punti.

Analisi tecnica FTSE MIB

Il quadro tecnico di breve periodo del FTSE MIB, come ripetiamo da qualche settimana, incoraggia un incremento della performance positiva della curva.

Il trend rialzista viene in questo momento maggiormente gettonato dagli analisti, che pongono la prima soglia di resistenza a quota 22.233 punti. Una volta superata tale soglia, l’indice potrebbe accelerare fino a giungere alla seconda soglia di resistenza – chiave, fissata a quota 22.560 punti.

Di contro, il primo livello di supporto viene quotato a 21.907 punti, sotto il quale si prefigura un secondo livello chiave a 21.691 punti.

Analisi fondamentale FTSE MIB

Come abbiamo avuto modo di chiarire nelle scorse righe, la scorsa settimana si è chiusa con prestazioni poco mosse per la Borsa italiana e per tutte le principali Bore europee (Francoforte + 0,08%, Londra – 0,26%, Parigi + 0,46%).

I mercati finanziari continuano infatti a domandarsi che cosa accadrà ora che la Federal Reserve ha effettuato, per il quarto giorno di fila, delle iniezioni di liquidità a breve sul mercato repo, ovvero laddove si scambia denaro per titoli, in operazioni che spesso sono della durata di una notte.

La Federal Reserve ha ridotto il suo intervento sulla misura di 75 miliardi di dollari, a fronte di richieste poco superiori (75,5 miliardi di dollari). Tuttavia, questa volta l’istituto di New York ha anche annunciato le mosse future, con pronti contro termine a 1 e 14 giorni a partire da oggi, e fino al 10 di ottobre. In questo arco temporale sono previsti tre repo da 30 miliardi di dollari l’uno, e repo overnight quotidiani di almeno 75 miliardi di dollari l’uno.

La ratio che ha condotto questa mossa, che non si verificava in queste caratteristiche fin al 2008, è stata l’improvvisa mancanza di liquidità, che ha fatto schizzare i tassi. Per gli osservatori, una mossa che ha funzionato, ma che molti si augurano possa diventare strutturale, permettendo così una migliore serenità per il prossimo futuro a breve termine.

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