La scorsa settimana si è chiusa in maniera negativa per la Borsa Italiana, con l’indice FTSE MIB che ha accusato un calo del 3,15%. La sessione si era contraddistinta con un avvio piuttosto debole, con apertura a 17.039,5 punti, sopra i minimi della seduta precedente, ed ha poi subito una flessione graduale persistente durante tutta la giornata.

Analisi tecnica FTSE MIB

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Lo scenario di medio periodo dell’indice FTSE MIB si caratterizza in maniera evidentemente negativa, anche se nel brevissimo periodo, in un’ottica di day trading, potrebbero esserci degli spiragli di miglioramento.

Per quanto concerne i principali indicatori tecnici, la prima linea di supporto è facilmente individuabile a quota 15.798,5 punti. La possibilità di tenere questo supporto potrebbe poi incoraggiare un tentativo di test alla resistenza posta a 17.608 punti, superata la quale la fase rialzista potrebbe puntare verso l’obiettivo più ampio di 19.417,6 punti.

Analisi fondamentale FTSE MIB

In una settimana che sarà evidentemente monopolizzata dalle attenzioni sulla pandemia da coronavirus, sarà interessante cercare di capire quali saranno le reazioni in ambito europeo contro la crisi economica che ne sta scaturendo.

I governi di Francia e Italia hanno intensificato la richiesta all’Unione Europea affinché possa offrire una più intensa risposta finanziaria al coronavirus, instaurando un confronto con la Germania e gli altri Paesi del nord che, invece, attualmente costituiscono una fronda di oppositori ai piani franco – italiani.

Non supereremo questa crisi senza una forte solidarietà europea, sia sul fronte della salute che su quello del bilancio“, ha dichiarato il Presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista a tre giornali italiani. “Se l’Europa non è in grado di raccogliere la sfida, l’intero progetto europeo rischia di perdere legittimità agli occhi dei nostri cittadini“, ha poi aggiunto il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte in un’altra intervista rilasciata al quotidiano Il Sole 24 Ore.

I due massimi rappresentanti di governo sono intervenuti dopo che i leader dell’Unione Europea non sono riusciti a raggiungere un accordo su una risposta comune durante la videoconferenza di giovedì scorso. In particolare, la Germania e altri Paesi hanno respinto le richieste di emettere titoli di debito comune europeo.

L’impegno della Banca Centrale Europea ad acquistare più di 1.000 miliardi di euro di debito entro la fine dell’anno ha contribuito a calmare le turbolenze del mercato, ma ha costituito terreno fertile per far emergere le storiche differenze tra i Paesi centrali e quelli periferici del vecchio Continente.

Il dibattito si sta in particolare concentrando sulle conseguenze immediate della crisi, quando i Paesi dovranno ricostruire le loro economie per far fronte all’aumento del debito pubblico. Nove Stati membri, tra cui Francia, Italia e Spagna, hanno chiesto l’emissione congiunta dei titoli di debito. A loro si stanno aggiungendo altri cinque Paesi, soprattutto nell’area baltica.

Intanto, Conte ha ribadito anche nel fine settimana la sua opposizione all’impiego delle risorse del Meccanismo europeo di stabilità, il fondo di salvataggio dell’Unione, che è stato concepito per assistere i singoli Paesi in difficoltà in cambio di rigorosi impegni di riforma. Ha invece elaborato la sua idea di un’emissione congiunta di debito europeo destinata unicamente a finanziare la risposta all’emergenza.

Macron, d’altra parte, è stato più flessibile sui mezzi, affermando che la potenza di fuoco finanziaria potrebbe essere generata non solo con uno strumento di debito dell’UE, ma anche espandendo il bilancio dell’UE. “L’importo è secondario“, ha detto Macron. “E’ il segnale che conta, sia attraverso il debito comune che attraverso un bilancio comune”.

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