La settimana scorsa si è conclusa con un brutto passo indietro per i mercati azionari (vedremo, tra poco, per quali motivi). La Borsa di Milano ha così portato il suo FTSE MIB in passivo per il 2,41%, con un pesante saldo per i tecnologici e per i ciclici. In particolare, male FCA (-3,02%) e Ferrari (-4,35%), che ha fornito i conti di periodo, così come Pirelli (- 6,90%). All’interno del listino principale, bene A2a, tra i pochi positivi.

Perché FTSE MIB ha perso terreno

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Ma per quale motivo il FTSE MIB ha chiuso la settimana in perdita? Considerato che il segno meno non ha riguardato solamente Milano, ma tutte le principali piazze europee (con chi ha fatto peggio, come Francoforte – 3,11% e Parigi – 3,57%), giova rammentare come le determinanti che hanno creato tali scossoni siano prevalentemente esogene.

Un breve riepilogo potrà certamente giovare per cercare di capire quanto accaduto. Nella giornata di mercoledì la Federal Reserve ha annunciato – come da attese – il taglio dei tassi fed funds nella misura di 25pb. Il taglio era atteso, e non avrebbe dovuto dunque provocare smottamenti nei listini internazionali, ma il fatto che Powell non si sia volutamente sbilanciato sul futuro, e abbia parlato di un aggiustamento di metà ciclo, ha trasmesso sui mercati un segnale di maggiore prudenza circa i prossimi tassi. Di qui, una reazione negativa dei mercati, anche se giovedì la decisione è stata gradualmente digerita, ritrovando un equilibrio ben tollerato.

Il duro colpo ai listini è tuttavia arrivato a breve distanza, quando il presidente Donald Trump ha annunciato nuovi dazi nei confronti della Cina, mai così duri. Il presidente dell’amministrazione USA ha infatti annunciato l’imposizione di nuovi dazi del 10% sull’import di beni cinsi per un valore di 300 miliardi di dollari, con decorrenza dal primo settembre. Aggiungendo tali nuovi dazi ai 250 miliardi di import tariffati al 25%, significa considerare che tutto il commercio tra le due superpotenze internazionali finirebbe con il ricadere nelle maglie delle tariffe.

Evidentemente, una simile scelta non potrà che avere un impatto molto negativo sul prossimo summit di negoziato tra le parti, con la Cina che ha di fatto già reso noto che questa decisione di Trump genererà delle opportune contromisure. L’impatto sugli altri mercati finanziari, oltre che su quelli meramente azionari, è stato violento.

Bisogna credere a Trump?

La vera domanda che ora è lecito porsi è se sia o meno il caso di credere a Trump, o si tratti di un bluff, e nemmeno troppo ben orchestrato. Bloomberg ha ad esempio notato che le minacce di Trump sui nuovi dazi sono arrivate a sorpresa, e non certo a caso dopo la decisione della Fed, che ha commentato, forse in maniera poco avventata, che i tagli ai tassi sono giustificati dalle tensioni commerciali, in grado di pesare sull’economia.

Insomma, con questa premessa, Trump ha ben scelto di crearne altre, di tensioni, preparando così il terreno affinché la Banca centrali tagli ancora il costo del denaro, come Trump richiede da tempo.

Previsioni analisi tecnica FTSE MIB

Archiviate le riflessioni di cui sopra, cerchiamo di comprendere quali sono le previsioni FTSE MIB sulla base di alcune indicazioni di analisi tecnica.

In primo luogo, nella negativa giornata del 2 agosto, abbiamo assistito a un chiaro cedimento del principale indice della Borsa di Milano, che ha perso oltre 2,4 punti percentuali per i motivi che sopra abbiamo avuto modo brevemente ricordare.

Nella giornata di venerdì abbiamo così assistito a un avvio debole, con apertura a 21.155,5 punti, sotto i minimi della seduta precedente, con indebolimento poi persistente per tutta la giornata, e chiusura a 21.046,9 punti, in prossimità dei minimi della sessione. Cosa accadrà ora?

Considerato anche quanto accaduto nelle ore precedenti alla chiusura della scorsa settimana, il quadro tecnico del FTSE MIB sembra essere improntato ad un ampliamento della tendenza negativa. Il primo supporto che i trader potrebbero incrociare è ora posto a 20.826 punti, ma in caso di ulteriore ripiegamento, potrebbe essere posto nel mirino il secondo supporto a 20.600 punti.

Rimane invece inteso che il trend di più ampio respiro è rialzista, anche se difficilmente si incontreranno nel brevissimo termine le aree di resistenza: la prima è posta a 21.488 punti, la seconda, da verificarsi, a 22.150 punti.

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