La Banca Centrale Europea (BCE) ha deciso di alzare ancora una volta i tassi di interesse, il che avrà un impatto significativo sui mutui e sui prestiti degli italiani. La Federazione Autonoma Bancari Italiani (FABI) ha condotto uno studio per valutare gli effetti di questo nono rialzo dei tassi sulla popolazione, e il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, ha commentato i risultati.

palazzo sede della Bce a Francoforte

È ben noto che esiste una correlazione diretta tra i tassi di interesse su cui pesano le decisioni della BCE e il costo dei mutui e dei prestiti. Negli ultimi nove mesi, abbiamo assistito a un costante aumento delle rate dei mutui e dei prestiti, in particolare per quelli a tasso variabile, a causa dell’incremento dei tassi di interesse stabilito dalla BCE.

Partendo da questa premessa, la FABI ha elaborato una stima dettagliata degli effetti che il nono rialzo dei tassi, previsto per luglio, potrebbe avere sui mutui e sui prestiti. Attualmente, si stima che circa il 25% degli italiani, corrispondente a circa 6,8 milioni di famiglie, abbia mutui o prestiti attivi. Tra queste, si stima che circa 3 milioni di famiglie abbiano un mutuo per l’acquisto di una casa, ovvero circa il 12% delle famiglie italiane.

Questi numeri sono estremamente significativi, soprattutto considerando l’attuale situazione dei mutui e dei prestiti, che hanno visto un aumento progressivo dei costi negli ultimi 12 mesi a causa degli aumenti della BCE, che sono stati superiori al 4,25%.

In che modo l’aumento dei tassi si ripercuote sui mutui e sui prestiti

L’aumento dei tassi di interesse si riflette in modo esponenziale sulle rate dei mutui e dei prestiti, portando a un aumento del +70% per i mutui a tasso variabile. Ad esempio, se un anno fa un finanziamento aveva una rata di 600€, ora quella stessa rata si avvicina ai 900€.

Secondo le stime della FABI, le rate dei mutui a tasso fisso sono destinate ad aumentare nel corso del 2023, fino a raddoppiare in alcuni casi. Per i mutui a tasso variabile, si prevede un aumento compreso tra il 60% e il 70%.

Per fornire un esempio più preciso, consideriamo un mutuo a tasso fisso di 200.000€ da ripagare in 25 anni. Il tasso medio potrebbe superare il 6%, con una rata mensile di circa 1347€. Per un prestito di 100.000€ da ripagare in 25 anni, il tasso medio potrebbe essere del 5,6%, con una rata di circa 627€.

È importante sottolineare che gli effetti dei rialzi della BCE si applicano solo ai nuovi mutui a tasso fisso, mentre per quelli già esistenti non ci dovrebbero essere differenze significative. Tuttavia, per i mutui a tasso variabile, come abbiamo visto, sono state già registrate variazioni consistenti nell’ordine del 75% nel corso del 2022-2023.

Il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, ha commentato i dati sulla situazione dei mutui e dei rincari. Secondo lui, la decisione della BCE di aumentare ulteriormente i tassi di interesse è comprensibile, dato che l’inflazione non è diminuita come sperato. Tuttavia, ha criticato la maniera in cui viene attuato questo aumento, affermando che “si strangolano le famiglie e le imprese”.

Sileoni ha infatti spiegato: “si possono anche stabilire rialzi dei tassi, ma vanno spalmati in più anni. L’aspetto positivo è per le banche e noi questo aspetto lo faremo valere con il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, chiedendo importanti aumenti economici per i 280.000 lavoratori del settore bancario. Tuttavia, non possiamo ignorare il fatto che le famiglie saranno in difficoltà, le disuguaglianze sociali saranno più ampie e la povertà potrebbe aumentare. Chi voleva chiedere un mutuo per comprare una casa, il sogno di una vita, probabilmente dovrà rimandare il suo progetto. Serve maggiore incisività da parte del settore bancario italiano sul riconoscimento dei tassi attivi nei confronti dei correntisti.”

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