Il caldo estremo che sta colpendo l’Europa non rappresenta soltanto un problema ambientale. Siccità, incendi e temperature eccezionalmente elevate stanno iniziando a lasciare conseguenze importanti anche sull’economia, con effetti che potrebbero proseguire ben oltre la fine dell’estate.

Italia tra le economie più esposte al caldo estremo

Uno degli effetti più importanti riguarda la produttività. Secondo le stime citate nell’analisi, superata la soglia dei 30 gradi, ogni grado aggiuntivo può determinare una perdita di circa il 3% della produzione per ogni ora lavorata se le temperature rimangono elevate per diversi giorni.

Tra le grandi economie europee, la Francia rischierebbe l’impatto maggiore, con una riduzione della crescita del PIL 2026 di circa 1,4 punti percentuali. Subito dietro troviamo l’Italia, con circa 1,1 punti percentuali, mentre per la Spagna la perdita potrebbe avvicinarsi a un punto.

Il problema non riguarda però soltanto i lavoratori. La siccità sta riducendo i raccolti, i livelli bassi dei fiumi stanno rendendo più costoso il trasporto delle merci e le alte temperature stanno creando difficoltà anche alla produzione di energia.

Industria, agricoltura ed energia tra i settori più colpiti

Tra i comparti maggiormente esposti troviamo agricoltura, industria chimica, materie prime, trasporti ed energia.

In Germania, i livelli particolarmente bassi del Reno hanno costretto le chiatte a ridurre i carichi trasportati, spingendo molte aziende verso alternative più costose come camion e ferrovia. Società come BASF, Covestro ed Evonik hanno già dovuto affrontare problemi logistici e maggiori costi operativi.

Anche l’agricoltura sta pagando un prezzo elevato. Le stime europee sulle rese di alcune colture sono state riviste al ribasso, mentre mais e girasole risultano particolarmente penalizzati dalla mancanza di precipitazioni e dall’umidità ridotta del terreno.

Sul fronte energetico, invece, il caldo limita sia la produzione idroelettrica sia quella nucleare. In Francia EDF ha dovuto ridurre la produzione in alcuni impianti per evitare un ulteriore surriscaldamento dei corsi d’acqua utilizzati per il raffreddamento.

Il rischio è che il problema arrivi fino all’inverno

Le conseguenze potrebbero diventare particolarmente rilevanti anche per l’inflazione. Le imprese che devono sostenere maggiori costi di trasporto, energia e produzione tenderanno infatti a trasferirne almeno una parte sui consumatori.

Il rischio aumenta considerando che gli stoccaggi europei di gas risultavano pieni solo per circa il 60,8% al 18 agosto, un livello inferiore rispetto agli anni precedenti. Una produzione idroelettrica e nucleare più bassa può inoltre aumentare la necessità di utilizzare gas per produrre elettricità.

Secondo le stime citate da Morningstar, una combinazione sfavorevole di siccità prolungata, maggiori costi energetici e inverno rigido potrebbe spingere l’inflazione europea oltre il 3,5% entro la fine del 2026 e mantenerla sopra il 3% anche nel 2027.

Non tutte le aziende sono destinate a perdere

Il caldo può però creare anche alcuni beneficiari. Nel breve periodo potrebbero crescere le vendite di prodotti stagionali, mentre nel lungo periodo potrebbero beneficiare soprattutto le aziende attive nella climatizzazione, edilizia e materiali da costruzione, grazie alla crescente necessità di adattare edifici e infrastrutture alle temperature più elevate.

Più delicata invece la situazione per compagnie aeree e turismo dell’Europa meridionale, soprattutto se una parte crescente dei viaggiatori dovesse preferire destinazioni più fresche durante i mesi estivi.

I mercati azionari, almeno per il momento, sembrano aver reagito in maniera relativamente contenuta. Il vero rischio è però che gli effetti del caldo inizino a emergere nei risultati societari dei prossimi trimestri, trasformando quella che oggi appare soprattutto come un’emergenza climatica in un problema sempre più evidente per crescita, inflazione e utili aziendali.

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