Se hai letto i nostri approfondimenti settimanali, dovresti esserti reso conto di quanto sia stato grave l’effetto che la pandemia ha determinato sui mercati finanziari e sull’economia globale nel 2020. E, in questo scenario, una valuta su tutte sembra aver soffermato il passare dei mesi: il dollaro statunitense.

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La coppia EUR/USD ha di fatti raggiunto livelli visti l’ultima volta nel 2018, non lontano dal picco di quell’anno, a 1,2554. Ma, dopo quasi un anno di pessimismo, gli investitori sono tornati ad essere ottimisti, con il trading su Wall Street nuovamente ai massimi storici, e pochi mesi dopo che le principali economie hanno registrato le maggiori contrazioni economiche degli ultimi decenni.

Previsioni euro dollaro 2021

Un anno fa, di questi tempi, nessuno di noi avrebbe pensato di dover fare i conti con virus, immunità, vaccini anti-influenzali, anticorpi , & co.

Tuttavia, quanto accaduto negli ultimi mesi è stato eccezionalmente e drammaticamente utile per prendere coscienza di quanto possano  essere gravi i problemi sanitari per l’economia e la finanza globale.

Alla fine del 2019, un nuovo coronavirus che ha avuto origine in Cina era finito tiepidamente sotto i radar. Tre mesi dopo, nelle colpevolezze di molti, ha inondato il mondo, divenendo troppo tardi per fare qualcosa per contenerlo.  E il mondo si è fermato: i lockdown non sono riusciti a contenere la diffusione e sono stati appena sufficienti a controllare parzialmente il virus, determinando un serio danno alle economie. Il prodotto interno lordo globale è crollato nel secondo trimestre dell’anno, con alcune economie che hanno fatto meglio di altre.

Il panico non ha certamente aiutato il dollaro, probabilmente a causa di come il governo statunitense ha gestito la pandemia. Al di là delle severe restrizioni imposte all’inizio a New York, il presidente Trump si è rifiutato di mettere l’economia in stand-by, con la conseguenza che un modo non certo rigoroso di affrontare i contagi è costata oltre 18 milioni di persone infette e circa 325.000 morti. E, probabilmente, è costato a Trump anche il rinnovo del proprio incarico di inquilino della Casa Bianca, considerata la sconfitta alle recenti elezioni di novembre contro il rivale democratico Joe Biden.

Con la fine del 2020, diversi vaccini stanno ottenendo l’approvazione d’emergenza e diverse popolazioni nel mondo stanno iniziando a ricevere iniezioni anti-Covid19. Difficile però pensare che tutto torni alla normalità in breve tempo: il distanziamento sociale, le mascherine e il lavoro a distanza faranno parte della nuova normalità, che probabilmente continuerà fino al 2021, e oltre.

In questo scenario anche i consumi hanno subito un enorme cambiamento. Le misure restrittive hanno lasciato il mondo senza attività ricreative e il costo globale potrebbe essere valorizzato in diverse miliardi di dollari. Molte piccole imprese e multinazionali sono fallite, e questo anche dopo che le banche centrali hanno inondato i mercati con un massiccio allentamento monetario. È vero, le economie hanno avuto una ripresa nel terzo trimestre, ma il cammino verso i livelli pre-pandemici sarà lungo e doloroso, tra disuguaglianze di reddito e livelli di povertà estrema, soprattutto nel terzo mondo.

Il ruolo delle banche centrali

A marzo le banche centrali hanno avviato programmi di emergenza su larga scala per contrastare gli effetti negativi della pandemia sull’economia.

La Federal Reserve statunitense ha annunciato che nei prossimi mesi acquisterà almeno 700 miliardi di dollari di asset, senza limiti. Nella riunione di dicembre, la Fed ha mantenuto la sua politica accomodante e ha annunciato che la prolungherà fino a quando non si faranno sostanziali ulteriori progressi verso gli obiettivi di occupazione e inflazione. Nel frattempo, la banca centrale ha adottato un obiettivo di inflazione media, che le consentirà di mantenere i tassi di interesse anche se l’inflazione supererà l’obiettivo del 2%. Si prevede che i tassi rimarranno a un livello record per i prossimi due anni.

La Banca centrale europea dal canto suo ha annunciato un pacchetto iniziale di 120 miliardi di euro e, subito dopo, un nuovo programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP) di 750 miliardi di euro fino alla fine dell’anno. Il PEPP è stato ampliato a giugno a 1,35 trilioni di euro fino almeno alla fine dello stesso mese, nel 2021. Nella riunione di dicembre, i responsabili politici europei hanno nuovamente ampliato il loro programma di stimolo a 1,85 trilioni di euro, estendendo al minimo gli acquisti fino a marzo 2022.

Lo stimolo monetario rimarrà ancora a lungo sui mercati, almeno fino  a quando le economie saranno in lotta con il virus e le restrizioni.

Fiducia per la ripresa economica

Il Prodotto Interno Lordo USA è cresciuto del 33,1% a/a nel terzo trimestre dell’anno, dopo il crollo del 31,4% nel secondo trimestre. Nell’UE ha registrato una contrazione del 13,9% a/a e un rimbalzo dell’11,6% nel terzo trimestre.

Nell’UE, il numero degli occupati è diminuito del 2,8% nel secondo trimestre dell’anno ed è aumentato dello 0,3% nei tre mesi fino a settembre. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il Paese ha perso circa 22 milioni di posti di lavoro tra marzo e aprile ed è riuscito a recuperarne circa la metà tra maggio e novembre.

La seconda ondata di contagio ha colpito in egual misura le due economie dalla fine dell’estate, con conseguenti nuove restrizioni di diverso livello negli Stati Uniti e in Europa. Tuttavia, l’offerta di vaccini rischia di frenare la ripresa economica e l’occupazione. Goldman Sachs ha lanciato un rapporto che indica che una popolazione vaccinata al 50% “sembra realistica in aprile per gli Stati Uniti e il Regno Unito, maggio per il Canada, giugno per l’UE e l’Australia e luglio per il Giappone”.

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