La settimana coincide con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca e, soprattutto, con la possibilità di rinvigorire quelle che sono le aspettative sul piano di spesa del Presidente eletto, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 1,9 trilioni di dollari, sostenuto da più debiti. Gli investitori hanno continuato ad allontanarsi dalle obbligazioni, spingendo così i rendimenti del Tesoro verso l’alto e sostenendo il dollaro. D’altra parte, la robusta domanda di titoli del Tesoro statunitense ha fermato il rally dei rendimenti e ha pesato sul biglietto verde.

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nche la valuta statunitense ha ricevuto un primo impulso dalla Federal Reserve. I funzionari hanno infatti negato l’intenzione di ridurre il loro schema di acquisto di obbligazioni – ma parlando semplicemente di previsioni più rosee hanno sostenuto i rendimenti e il biglietto verde. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, sembra aver messo fine alle speculazioni rifiutando qualsiasi inasprimento nel prossimo futuro.

Il cauto discorso di Powell è arrivato dopo i dati (deludenti) sul mercato del lavoro statunitense, con un balzo di 965.000 disoccupati, mostrando la necessità di un ulteriore sostegno. I rendimenti del Tesoro sono calati in risposta ad entrambi gli eventi.

Le vendite al dettaglio hanno fornito un’altra amara flessione, con un crollo dell’1,4% a dicembre – e in aggiunta alle revisioni al ribasso. In risposta, il dollaro è tornato al suo ruolo di safe haven ed è progredito.

Nel frattempo, il coronavirus ha continuato a imperversare su entrambe le sponde dell’Atlantico. Il numero giornaliero di morti negli Stati Uniti è progredito dopo aver superato la soglia dei 4.000, mentre la Germania ha esteso il proprio lockdown con un aumento della mortalità.

Tuttavia, mentre la malattia sta prendendo sempre più piede, le autorità non sembrano aver preso il giusto ritmo con le vaccinazioni. I Paesi europei hanno appena inoculato l’1% della popolazione, mentre l’America ha superato la soglia del 3% e sta accelerando il suo ritmo. Il divario crescente pesa anche sull’EUR/USD.

In settimana terrà banco anche la situazione italiana. L’euro non sta evidentemente ricevendo supporto dalla crisi politica, con l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha abbandonato il governo guidato da Giuseppe Conte, lasciandolo senza maggioranza assoluta. I mercati si stanno comunque rendendo conto che probabilmente l’evento delle nuove elezioni verrà evitato, considerato che da più parti crescono le valutazioni di chi sostiene di voler evitare il ritorno alle urne nel bel mezzo di una pandemia.

L’economia tedesca si è intanto ridotta di circa il 5% nel 2020, secondo le prime stime, e probabilmente si è fermata negli ultimi tre mesi dell’anno. Gli investitori sono preoccupati per una doppia recessione nel vecchio continente.

Da ora in poi, il calendario economico è più fitto rispetto alle settimane precedenti. Il sondaggio ZEW della Germania è destinato a mostrare che la situazione attuale rimane depressa, ma che gli investitori sono ottimisti sull’era post-pandemica.

L’evento principale della settimana è la riunione della Banca Centrale Europea di giovedì. L’istituzione con sede a Francoforte lascerà probabilmente invariata la sua politica dopo aver aumentato il ritmo degli acquisti di 500 miliardi di euro a dicembre.

Contrariamente alla logica pre-pandemica, la stampa di più denaro è considerata positiva per l’economia e, quindi, per la valuta. Se la BCE dovesse accennare a un’altra espansione, sarebbe dunque una leva propulsiva per la moneta comune. Tuttavia, se la soluzione della banca per contenere l’inflazione – i livelli di base si aggirano intorno allo zero – è un ulteriore taglio dei tassi, l’EUR/USD potrebbe diminuire.

La Presidente della BCE Christine Lagarde ha recentemente dichiarato che c’è meno incertezza dopo Brexit, le elezioni negli Stati Uniti e l’introduzione dei vaccini – e probabilmente rimarrà cautamente ottimista nella conferenza stampa. La banca pubblica nuove previsioni a marzo, quando potrebbe verificarsi un cambiamento di politica, se necessario.

Di contro, il calendario economico degli Stati Uniti è relativamente leggero. Le richieste di lavoro settimanali per la settimana che si concluderà il 15 gennaio potrebbero fornire un’anticipazione del rapporto Nonfarm Payrolls.

Complessivamente, in uno scenario che per il cambio euro dollaro vede gli orsi guadagnare terreno, il primo supporto attende a 1,2070. Se dovesse essere rotto, seguirebbe un test a 1.2060, che è stato un trampolino di lancio per la salita a metà dicembre. Più in basso, c’è il supporto a 1.2010 e, quindi, a quota 1.1920 e 1.1860.

Di contro, la resistenza aspetta a 1.2125, superata la quale i tori potrebbero spingere il cambio verso quota 1.2170, seguito da 1.2220, 1.2310 e 1.2350, il top del 2021.

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