Il cambio euro dollaro si avvicina a quota 1,1050, in trend lievemente crescente. Il clima sembra essere più sereno intorno alla trade war, elemento che aveva influenzato pesantemente il cambio negli ultimi mesi. Il segretario al commercio americano Ross ha espresso ottimismo per raggiungere un accordo con la Cina, anche se le turbolenze indotte da Trump non sembrano certo essere messe definitivamente in archivio, né nei confronti del Paese asiatico, né nei confronti dell’Europa.

Analisi tecnica

Il cambio euro dollaro è salito al di sopra di 1,10, ma rimane al di sotto delle medie mobili semplici a 50, 100 e 200. L’euro gode finalmente di uno slancio al rialzo, e ora dovrà essere posto alla prova delle principali soglie di resistenza, la prima delle quali è posta a quota 1,1045, che all’inizio di questa settimana ha fissato un tetto massimo di euro/dollaro. La successiva resistenza sarà poi posta a quota 1,1070, che ha fornito sostegno due volte alla fine di ottobre e, ancora oltre, a quota 1.1125, che è servita come supporto quando due settimane fa. Nel caso in cui il cambio dovesse essere spinto al rialzo da buoni volumi, la soglia successiva sarà quella di 1.1180.

Di contro, nel caso in cui lo scenario dovesse essere ribassista, il primo supporto attende a quota 1.0990, il minimo di giovedì. È seguito poi da altri supporti a 1.0940 e 1.0905 e, infine, a 1.0879.

Analisi fondamentale

Gli Stati Uniti e la Cina sono davvero sul punto di firmare un accordo commerciale? L’ottimismo sta dilagando sui mercati finanziari, pesando sul dollaro USA, e permettendo al cambio EUR/USD di tenersi sopra quota 1,10. Tuttavia, queste speranze potrebbero essere ingiustificate, considerato che il clima potrebbe essere molto più incerto delle apparenze.

Per esempio, non sfugge come Larry Kudlow, direttore del Consiglio economico nazionale per il presidente Donald Trump, abbia già detto che un accordo non è affatto scontato, anche se vicino, pur considerando che – si leggeva dalle dichiarazioni di Kudlow –il presidente Trump ama giocare. Tuttavia, è essenziale notare che Kudlow è sempre stato ottimista, e che Trump ha spento più volte i fuochi dei facili entusiasmi in tal senso. Senza la conferma ufficiale di Trump, dunque, l’ottimismo sembra essere insperato.

Per quanto concerne ci che invece avviene nel vecchio Continente, a pesare saranno i dati macroeconomici. La Germania ha evitato di poco la recessione, crescendo nel terzo trimestre, e sfidando le aspettative per un secondo trimestre consecutivo di contrazione. Tuttavia, la “locomotiva” economica europea è cresciuta ad un ritmo pari allo 0,1% trimestrale – e sfuggire ad una recessione può essere dunque molto arduo nel medio termine.

La crescita lenta dell’eurozona, pari allo 0,2% trimestrale, contrasta con l’aumento dello 0,5% trimestrale della produzione americana. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono una “economia stellare” – e ha riaffermato la sua posizione positiva. Powell e quattro dei suoi colleghi della Fed hanno trasmesso un chiaro messaggio giovedì scorso: sono soddisfatti dell’attuale livello dei tassi di interesse e sono pronti a lasciare la politica invariata per il momento…

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