Quella scorsa è stata un’altra settimana piuttosto difficile per l’euro, che ha perso nuovo terreno contro il dollaro statunitense, giungendo a un livello minimo pluriennale di 1,0777, e raggiungendo un ribasso che ha portato la lancetta del tempo all’aprile 2017, quando Macron vinse le elezioni presidenziali francesi. Il risk-off sembra esser stato protagonista, in uno scenario dominato dalle crescenti preoccupazioni sugli effetti del coronavirus sull’economia globale.

Gli obiettivi di crescita verranno mancati?

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Insomma, nelle prossime settimane tutto lascia pensare che l’epidemia terrà ancora banco, e che sempre più imprese e governi dovranno fare i conti con il mancato raggiungimento dei propri obiettivi.

Apple è stata la prima grande azienda a lanciare un avvertimento, segnalando che non raggiungerà gli obiettivi di vendita a causa delle interruzioni della produzione e della chiusura dei negozi in Cina. Diverse altre aziende si sono unite al treno del downgrade, mentre la diffusione del virus continua in Asia e interessa – purtroppo – anche il vecchio Continente in misura sempre più evidente (Italia in primis).

I dati macro non aiutano l’euro

Nel frattempo, i dati sulla fiducia sull’economia tedesca sono peggiorati a febbraio secondo lo ZEW. Le stime preliminari di Markit PMI per il mese di febbraio hanno fornito dati misti. L’indice manifatturiero tedesco è salito a 47,8, meglio del precedente 45,3, anche se la produzione di servizi è scesa a 53,3. Gli indici UE sono stati un po’ più incoraggianti, battendo le previsioni del mercato. Tuttavia, l’inflazione nell’Unione si è confermata all’1,4% a gennaio. I numeri riflettono dunque la fragilità dell’economia dell’UE, e pesano sull’euro.

Negli Stati Uniti, invece, i prezzi alla produzione sono aumentati più del previsto a gennaio, mentre gli indici regionali del settore manifatturiero sono saliti alle stelle. I dati sull’occupazione non sono stati particolarmente impressionanti, ma si sono mantenuti su buoni livelli. Al ribasso, le stime Markit del PMI preliminare di febbraio hanno mancato le aspettative del mercato. L’indice manifatturiero si è attestato a 50,8, mentre la produzione di servizi è scesa in territorio di contrazione, scendendo a 49,4 dal 53,4 al 49,4.

Gli appuntamenti dei prossimi giorni

La settimana che inizia oggi sarà caratterizzata per una serie di dati di revisione del PIL del quarto trimestre per la Germania e per gli Stati Uniti, che dovrebbero comunque coincidere le loro stime preliminari. Lunedì la Germania rilascerà l’indice IFO Business Climate per febbraio, previsto a 96 dal precedente 95,9. Un risultato deludente potrebbe peserà ulteriormente sulla moneta unica europea.

Il calendario macroeconomico statunitense includerà invece gli ordini di beni durevoli previsti per giovedì, con un calo del -1,5%, e l’indice dei prezzi di base di gennaio (la misura preferita dalla Fed per l’inflazione), in precedenza pari all’1,6%.

Analisi tecnica cambio EUR/USD

La coppia EUR/USD ha oscillato intorno al 1,0800 negli ultimi tre giorni di trading, anche se i deboli dati PMI statunitensi l’hanno aiutata a ridurre le perdite settimanali. Date le condizioni di ipervenduto, gli investitori stanno almeno considerando la possibilità di un movimento correttivo rialzista più ripido.

Per i prossimi giorni, sarà quella di 1,0900 la resistenza più immediata. Una volta superata, il cambio potrebbe continuare a salire fino a 1.1000. Di contro, è 1.0770 il supporto più immediato. Una volta sotto di esso, l’area 1.0700/20 sarà la successiva soglia rilevante da osservare, in rotta verso 1.0640/60.

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